“Aundi (o unni) ti metti, u mari è salatu”. La formula cambia a seconda che ci si trovi sulle sponde calabresi o siciliane, ma la sostanza della traduzione quella no, resta inalterata: “Dove ti metti, il mare è salato”. Dicesi in tale forma di saggezza popolare situazione per la quale qualunque cosa tu decida di provare, qualunque situazione vai ad affrontare, qualunque strada tu voglia intraprendere alla fine ti ritrovi sempre a dover affrontare delle ostilità. È il gioco amaro e cinico della vita, ed è sostanzialmente quello che stanno vivendo, in maniera anche accentuata, in questi giorni Beppe Marotta e Piero Ausilio, di origini messinesi il primo e calabresi il secondo e che quindi con molta probabilità avranno avuto modo di sentire questo modo di dire. Prima che si ritrovassero dentro con tutte le scarpe.
La storia è nota a tutti: l’Inter, chiamata a rimpiazzare il partente Denzel Dumfries, da subito va con decisione su Marco Palestra, sembra aver definito tutto il quadro dell’operazione e conta anche sul sì del giocatore esplicitato anche all’ex DS cagliaritano Guido Angelozzi, ma proprio mentre le due parti stanno per tendersi la mano e stringersela in segno di affare fatto qualcuno fa un fischio in direzione Londra e sveglia il Chelsea, che ha seguito il giocatore per tutta la stagione al Cagliari e aspettava solo il segnale per presentarsi davanti all’Atalanta, mettere sul piatto cifre più alte rispetto a quelle nerazzurre e portarsi in quel di Stamford Bridge il giocatore con un bel fiocco blu sulla testa, lasciando l’Inter a bocca aperta e asciutta allo stesso tempo. Il ‘due di picche’ (cit. Ausilio) che testimonia ancora una volta un concetto: contro vento si può andare, ma contro la Premier League oggi non c'è modo...
Esaurito il flirt con il ragazzo di Buccinasco, bisogna chiaramente correre ai ripari e cercare un nome nuovo per un ruolo a dir poco strategico per le gerarchie di Cristian Chivu. Scova qui, monitora lì, analizza da un’altra parte, alla fine il percorso tracciato porta ad un nome, quello di Anan Khalaili: classe 2004, nazionale israeliano, visto tra l’altro all’opera contro i nerazzurri nell’ultima Champions League con la maglia dell’Union Saint-Gilloise, dallo scatto bruciante e dall’intelligenza calcistica sopraffina specie considerata l’età. La trattativa nasce, va avanti tra qualche difficoltà anche se qualcuno comincia a sbilanciarsi sul fatto che sia fatta, ma poi a metà settimana arriva la svolta: intesa trovata e giocatore convocato a Milano per le visite mediche. Sbarco, approdo in Italia, primi e secondi test e poi ad aspettare l’annuncio ufficiale. Questa la prassi in situazioni normali…
Ma siccome quest’estate sembra essersi ripresentato, sotto altre forme, il sortilegio che per anni ha attanagliato chiunque arrivasse per poter essere schierato nel ruolo di terzino sinistro dopo lo sciagurato addio di Roberto Carlos, ecco che questo esterno destro pare proprio che in un modo o nell’altro non s’ha da fare, almeno in modo sereno. E allora, ecco arrivare la comunicazione da parte del CONI della necessità di effettuare ulteriori esami prima di concedere l’idoneità sportiva al giocatore. Intendiamoci: la questione riguarda il rispetto dei severissimi parametri da rispettare per ottenere il via libera a scendere in campo vigenti in Italia, e a nessuno è dato ufficialmente pensare quale sia l’effettiva necessità rilevata in Via Piranesi. Peccato che sin dai primi minuti successivi alla diffusione della notizia, è immediatamente partito il tornado di analisi, dubbi, diagnosi magari ‘made in ChatGPT’, vaticini, sentenze, dilani, perfino accuse che hanno dell’incredibile e che non fanno altro che confortare la bontà del famoso assioma di Umberto Eco… Quando l’unica cosa che bisogna fare in questi casi è avere pazienza e aspettare che questo ecocardiogramma (questo è quanto ha riferito Sport5, emittente israeliana che detiene i diritti della Champions League quindi non esattamente gli ultimi della lista, presumibilmente interpellando l’entourage del giocatore) venga svolto e dissipi ogni dubbio su una situazione che, giocoforza, al momento lascia tutto in bilico.
Certo, non era proprio questa, in casa Inter, la vigilia che si auguravano prima di dare il via alla nuova stagione, quella da Defending Champions, che scatterà a livello sportivo coi primi test atletici prima della partenza per il ritiro di Donaueschingen, nel cuore della Foresta Nera, ma soprattutto a livello istituzionale con la conferenza stampa di inizio dei lavori che vedrà coinvolti Beppe Marotta e Cristian Chivu. Arriveranno quindi le dichiarazioni tanto attese, che saranno analizzate, sviscerate, oggetto di interpretazioni ed oroscopi sui destini della squadra, dell’allenatore e del presidente; quelle che poi puntualmente a maggio saranno rinfacciate o dimenticate a seconda dell’esito della stagione o delle idiosincrasie personali. Ovviamente il fremito c’è, anche e soprattutto per capire come, all’interno delle segrete stanze di Viale della Liberazione, stanno affrontando questa situazione, per così dire, particolare. E soprattutto, se possibile, capire quali sono, al di là delle voci e dei nomi accostati a decine che ancora probabilmente l’ultimo campionato doveva ancora finire, le idee per sistemare la rosa.
Perché la situazione è sotto gli occhi di tutti: la gratitudine al gruppo che lo scorso anno ha centrato il double Scudetto-Coppa Italia sarà eterna ma adesso è il momento di sistemare la rosa, soprattutto in un reparto come quello difensivo che deve fare i conti con ben tre defezioni importanti come quelle di Matteo Darmian, Stefan de Vrij e Francesco Acerbi, tra chi ha già raggiunto la sua nuova meta come il neerlandese e chi ancora deve capire quale sarà il suo futuro ma con tutta l’intenzione di voler ancora dire la propria in campo. L’Inter che sta per nascere deve risistemare la seconda fila della propria difesa e non sa ancora se potrà contare sulla sua nuova gamba destra perché quella designata è ancora ferma ai box, con la possibilità che anche quella, purtroppo non per colpa di qualcuno, debba essere accantonata e che quindi bisognerà ripartire dalla casella zero e affrontare l’ennesimo gioco dell’oca per un giocatore che dovrà anche lottare contro l’etichetta sempre scomoda di ‘alternativa dell’alternativa’.
La dirigenza nerazzurra, negli anni, ci ha abituati a compiere grandi acrobazie in fase di campagna acquisti ottenendo spesso grandissimi risultati, ed è giusto anche predicare calma visto e considerato che l’affare buono può arrivare all’improvviso e anche all’ultimo secondo. Però, al di là di come Chivu affronterà la ‘Summer League’ precampionato dove le indicazioni tecniche saranno necessariamente da prendere con le pinze, è anche giusto pensare che il tecnico non debba affrontare la prima estate di preparazione piena, senza impicci da Mondiale per Club, arrabattandosi nei ruoli chiave con delle alchimie che risulteranno per forza fragili. Il compito è difficile, vero, anche perché ormai la Serie A non è più, salvo fresche eccezioni comunque tutte da verificare, terreno di grandi esborsi e soprattutto calamita per i grandi nomi. Ma è difficile anche poter pensare ad elementi di prospettiva, magari potenziali campioni come quel Luka Sucic pescato clamorosamente, trovandosi costretti ad agire nella ‘zona 25’, intesa come zona speciale a traffico limitato dei 25 milioni di budget massimo per gli acquisti imposta dalla proprietà di Oaktree, più limitativa e spesso meno tollerata delle zone 30 presenti in alcune città italiane. Un oggetto di ironie, ma anche di irritazione per alcuni.
Si dice che chi va piano va sano e va lontano, e l’Inter ha dimostrato sin qui di poterlo fare; ma alla lunga il piacere di guidare a bassa velocità rischia di venire meno, specie quando potresti essere al volante di un’auto di lusso.
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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