Hanno tutti più o meno quell'età in cui scegliere se continuare a divertirsi nella squadra di sempre o disperdersi in qualche nuova avventura in giro per il mondo. Sono i giocatori-leader dell'Inter. La trave portante dei tre scudetti con tre allenatori diversi. Quei ragazzi ormai uomini per cui la Nerazzurra ha qualcosa in più delle altre. Un club che sa di famiglia. Dove produrre e consumare un'arte pedatoria, un entusiasmo collettivo. La Beneamata per loro. Un porto sicuro, un focolare dove esprimersi. Barella, Lautaro, Dimarco, Bastoni e Calhanoglu. Pezzi da novanta verso o sopra la trentina. Che al calcio hanno dato, ricevuto tanto. Che oggi chiedono (ancora) stimoli forti e luccicanti. Rinnovabili solo con l'intensità dei giorni più belli.

Qualcuno se n'è andato. Acerbi, Sommer & company. Le luci si spengono, gli amici se ne vanno. Qualcun altro si sentirà un po' più solo. Un pezzo dell'allegra comitiva si è sciolta, le notti di festa si avvinghiano nel ricordo. Il pericolo è la nostalgia. Se non è canaglia, è sibillina. Da scongiurare. Ma inevitabile se davanti non si crea un prospetto, non nasce un nuovo giorno. Sono ore febbrili per il mercato interista. Decisivo per chi arriva, molto per chi resta. Solo un ricreato fermento potrà ridare giovinezza ai (grandissimi) senatori. Solo la voglia matta di essere ancora più grandi farà lievitare il carisma che li contraddistingue.

Nei leader il potere mentale scavalla tutto, anche le doti pedatorie. Lo sanno loro, lo sanno i muri di viale Liberazione, lo percepiscono gli avversari. I ragazzi che giocano nell'Inter sono essi stessi l'Inter. Per come sono cresciuti nel club, per come lo hanno valorizzato. La maglia a strisce nerazzurre è diventata una seconda pelle. Roba rara, da coltivare fino all'ultima goccia di sudore. I dirigenti comprendono l'importanza, dovranno coltivarne l'essenza. A loro spetta il compito di rafforzare la rosa, ma in primis l'interismo dei presenti, la loro allegria. L'Inter 2026/2027 non potrà che confermarsi in una entusiasta comitiva che non deve sciogliersi, semmai aggiungere qualche elemento rafforzante, possibilmente sintonizzato sulle medesime corde. Se ci sarà voglia di festa, festa sarà ancora.

La organizzeranno Beppe Marotta e Piero Ausilio, massimi esponenti di un calcio un po' annaspante nei valori costituenti. Che in questi anni ad ostacoli sono miracolosamemte riusciti a salvaguardare e stimolare. Al netto del business e della ormai evangelica sostenibilità. Sarà compito loro allestire la location giusta, quella che nel tempo ha prodotto trionfi, competitivita' ital-europea ai massimi livelli. Ci riusciranno anche stavolta? La new Inter non può che ricominciare da sé stessa, dai suoi concetti. Dalla sua voglia di stare assieme e fare poesia. Disegnando un rinnovato domani, non un ciclo da chiudere o completare. I suoi uomini cardine la mattina dovranno ancora alzarsi con il sole negli occhi, non solo nei piedi. Armateli di gioioso interismo, non sia mai.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 11 luglio 2026 alle 00:00
Giulio Peroni / Twitter: @peroni_giulio
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Giulio Peroni
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Giornalista e opinionista sportivo. Canali TV Sportitalia e Telelombardia Top Calcio 24. Emittente radiofonica Giornale Radio FM