"Sono stato più di una volta vicino a venire qua, non nego che se non ci fossero state queste condizioni avrei rifiutato ancora una volta. È una sfida". Così si presenta Gennaro Gattuso al suo nuovo club, la Lazio, nella conferenza stampa di Formello. L'ex CT azzurro, nel corso del suo discorso, torna ovviamente anche sulla parentesi amara con la Nazionale: "Io posso solo ringraziare i ragazzi che ho allenato l'anno scorso, i giocatori hanno dato tutto. Da giocatore ho avuto culo, da allenatore ho preso delle mazzate sui denti, ma sto lavorando per ottenere i risultati. La ferita rimarrà per sempre perché la delusione è stata enorme, ma devo ringraziare tutti perché mi hanno dato il massimo. Rimani in dieci ed esci ai rigori, il calcio è così, nessuno si ricorda quanto di buono avevamo costruito. Il calcio però lo conosco e si va avanti, ma la mentalità e la voglia di non mollare mai non è cambiata. Ho ancora più veleno e rabbia".
Vietata la parola alibi
Gattuso viene anche interpellato sui possibili problemi legati all'assenza del pubblico: "In questo momento non lo abbiamo e lo pagheremo, ma da parte mia non sentirete mai alibi. Voglio entrare nella testa dei giocatori, se poi ci saranno problemi pazienza. La Lazio quando è arrivata alla vittoria ha sempre avuto questo spirito, potrei parlare di Maestrelli o di Simone Inzaghi. Dovremo creare questo ambiente, è quello che piace a me. Sono un romantico del calcio, credo ancora che si possa entrare nella testa dei giocatori. I calciatori di oggi hanno molte più conoscenze, forse non riescono a stare bene insieme come gruppo ma hanno conoscenze. Un allenatore deve entrare nella testa e migliorare questo aspetto".
La Lazio è in grossa difficoltà tecnica e progettuale. Cosa l'ha spinta ad accettare?
“La storia della Lazio. Penso anche al fatto di aver lavorato con qualche ragazzo in Nazionale o all’estero. Questo mi ha spinto. Venire in una società che so bene essere in grandissima difficoltà. La mia storia dice questo: dove c’è casino e non si attraversano buoni momenti io sono a mio agio. Devo fare il mio lavoro, creare una squadra con una mentalità tale da giocarsela. Poi si può perdere, ma dobbiamo giocarcela a viso aperto. Questo mi ha spinto ma so bene dove sono arrivato. Non ho vissuto alle Maldive negli ultimi 5-6 anni, non sono stato fuori dal mondo. Chi mi conosce sa che questo è il mio pane, potrei stare a casa perché ho il fuoco dentro. Mi piace e mi fa sentire vivo, sono le sfide quelle che a me piacciono”.
Ha vissuto un'esperienza in un Napoli che viaggiava sulla stessa lunghezza d'onda della Lazio, come si spiega le differenze odierne?
"Penso che andando indietro di 2-3 anni, se non sbaglio tre anni fa la Lazio ha comprato per oltre 100 milioni. Capisci che sono discorsi che non mi piacciono, poi devi vedere entrate e fatturati. Giocare la Champions League è come fare jackpot, se non giochi la Champions l'anno dopo ti accappotti perché è una competizione che porta tantissimi soldi anche a livello di sponsor. Maurizio Sarri va in Champions League tre anni fa, quando poi ti ritrovi fuori l'anno dopo a livello di bilancio è un disastro. Penso che questa sia la differenza".
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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