La Gazzetta dello Sport propone oggi un'intervista a Renato Buso, che racconta di non essere riuscito a coronare uno dei sogni calcistici della sua vita, riguardante proprio l'Inter.

Buso, quando aveva 16 anni tutti gli occhi dell’Italia del pallone erano su di lei. Come l’ha vissuta? 
“È stato tutto molto veloce. Ero un ragazzino. Alla prima, contro la Fiorentina, gioco con il dieci di Platini e alla seconda segno contro l’Ascoli. Giocavo in coppia con Michel. Per me, che avevo 16 anni, sembrava di giocare alla PlayStation”.   

Eppure, dopo l’Europeo U21 del '92 tutta l’Italia parlava di lei…
“Eh, forse è stato un male, non so. Adesso non ci penso. Non ero né il nuovo Baggio, né simile a Vialli. Penso, però, di essere stato una buona spalla per entrambi. Sull’Europeo posso dire che è stato fantastico, anche se ovviamente ha alzato le aspettative. Mi sarebbe piaciuto esordire in Nazionale maggiore, quello sì, e forse me lo sarei pure meritato”.

Menzionava lei Baggio. Se lo ritrovò compagno d’attacco a Firenze.
“Eravamo anche in stanza insieme. Robi si svegliava un’ora prima per pregare. Si chiudeva in bagno e meditava. Era un ragazzo d’oro, un buono. Cantavamo le canzoni di Zucchero e giocavamo a briscola. E intratteneva lo spogliatoio con le sue barzellette”.

Ha un rimpianto? 
“La Nazionale. E poi forse non essere andato all’Inter quando c’era Ronaldo… sfumò tutto all’ultimo. Il mio procuratore era Branchini, lo stesso che aveva portato il Fenomeno in nerazzurro. Io avevo già un accordo, ero in viaggio per Milano, ma l’affare saltò. Peccato, mi sarebbe piaciuto chiudere lì”.

Sezione: Rassegna / Data: Mar 14 luglio 2026 alle 10:46
Autore: Antonio Di Chiara
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