José Mourinho, dopo l'intervista al podcast di Ivan Zazzaroni, ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport in vista del ritorno in Italia in occasione della sfida di Champions League tra il suo Real Madrid e la Roma, allenata dal 2021 al 2024.

"Quando ho saputo che il Real mi voleva? Di solito si parte dal contatto e poi iniziano i rumours. Qualcuno si lascia sfuggire qualcosa da una parte, o dall’altra, la voce si alimenta di conseguenza. Nel mio caso è successo esattamente il contrario. I rumours hanno preceduto i contatti. Allenavo il Benfica, felice, è un club speciale per me. Ero a dieci minuti da casa, non mi succedeva da vent’anni. Il club aveva bisogno di fare un salto. Pensavo che sarei rimasto per tutta la durata del contratto. Tre anni. Ho pensato che fossero solo voci. Il Real Madrid aveva cambiato l’allenatore a metà stagione, era entrato Arbeloa. Le cose non andavano bene, però nessuno aveva parlato con me... Il mio rapporto con il Real è nato tredici anni fa. Siamo rimasti in contatto anche dopo che me ne sono andato. C’è amicizia, siamo legatissimi. Quando Carlo era qui, il nostro rapporto non autorizzava sospetti, Carlo sapeva che gli sono amico e del mio legame col presidente Florentino, non aveva niente da temere. Quando hanno iniziato a parlare del mio ritorno ho pensato che non ci fosse nulla di vero. Testa al Benfica, al suo futuro".

"Sono tornato a casa? Ho un rapporto molto, molto speciale con praticamente tutti i miei ex club. Quasi tutti. Il Tottenham è stato nel periodo del Covid, zero connessione umana, stadio quasi sempre vuoto. Abbiamo giocato due o tre partite con il pubblico, poi niente, non c’è stata interazione con la gente. Il Fenerbahce è una piazza speciale, una cultura molto particolare. Sono stato lì solo tredici, quattordici mesi. Con tutti gli altri, Inter, Roma, Chelsea, Manchester, Benfica, mi sono sempre sentito a casa, ogni esonero non è stato accompagnato da una mia parola negativa. Mai. Tu sai quanto mi ha fatto male al cuore dover lasciare la Roma. Non esiste una sola mia parola contro la Roma. Né contro la proprietà. Ho fatto un commento negativo su Tiago Pinto e in seguito mi sono scusato con lui. Quando esco da un club, esco pulito. A volte può sembrare che non sia così, però sono una persona educata e rispettosa. Esco con la consapevolezza che quel posto sarà sempre casa mia... Certo, tornare a Madrid è stato speciale perché erano stati tre anni del valore di trenta, un periodo significativo per più di una ragione".  

"I tifosi della Roma sono speciali loro con me. Lo ripeto sempre, il giorno che sono sceso dall’aereo c’erano mille persone ad attendermi. Ho pensato che non avevo ancora fatto niente, non avevo giocato una partita, preso un punto. Non meritavo quella accoglienza. Ma Roma è così, l’ho notato dopo. Loro hanno capito che non mi sono mai preoccupato di me stesso, della mia immagine, non ho mai curato la relazione con la proprietà, con la politica del calcio, con la stampa. Tu sai che è vero perché sei probabilmente uno dei due o tre giornalisti con i quali ho un rapporto. Sono stato in Italia tre anni più due e mezzo. Anzi, due più due e mezzo, quattro e mezzo. I romanisti hanno visto che per me esisteva solo una cosa ed era la Roma, erano loro. Ho lottato, ho dato tutto. È vero che abbiamo vinto una competizione che per un club che vince tanto ha un valore minore, però per uno non abituato a vincere ha un grandissimo significato. Al punto che l’altro giorno un procuratore amico mio è andato a Trigoria e ha fatto la foto dell’ingresso. C’è sempre quella coppa. Errori fatti? Ho perso delle partite, certamente ho sbagliato, però non mi sono mai risparmiato. Dopo la finale di Budapest, il punto massimo di questa connessione con i tifosi, siamo andati in vacanza e quando sono tornato ero già morto. Ucciso dall’Uefa che mi ha fatto pagare un incidente del quale non ero responsabile, quello che era successo all’aeroporto. Mia responsabilità erano gli insulti a Taylor nel garage e solo per quelli avrei dovuto pagare"

"Ritorno all'Olimpico? Non mi aspetto striscioni. Non mi aspetto niente, davvero. Solo rispetto. Non ho ancora cominciato a preparare quella partita. Né dal punto di vista dell’allenatore che deve giocare una gara importante, né da quello dell’ex che torna a casa. Mi devo difendere dalle emozioni. E prepararmi al meglio per fare bene il mio lavoro. Mi devo concentrare su questo, cercando di dimenticare dove sono e contro chi gioco. Non mi era mai capitato con la Roma, con l’Inter sì. Anche col Chelsea mi è successo tante volte. Però Roma è Roma. Percorrere il viale che porta allo stadio, entrare nella zona dei campi da tennis, è una cosa bellissima. Per la prima volta ci vado senza l’accompagnamento di una passione incredibile, quella del tifo. Devo anche preparare i miei giocatori perché conosceranno un modo diverso di vivere la partita, un amore totale e totalizzante. Ovviamente sono giocatori di altissimo livello, abituati a semifinali e finali del campionato del mondo, a finali di Champions. Voglio introdurli alla bellezza estrema di giocare all’Olimpico. Da avversari"

"Interisti gelosi? Non so se sarà dura per loro, so però che possono arrivare al triplete anche in questa stagione. Naturalmente spero di no. Hanno proprio tutto per riuscire - aggiunge -. Ancelotti tiferà per me? Carlo è un grande. Voleva parlare con i suoi giocatori. Voleva sentire Vinicius, sapere come stava Rodrigo, verificare i miglioramenti di Militao. In quei giorni anche Endrick era infortunato. Mi ha chiesto il permesso di venire al Centro. Ma tu sei matto, gli ho risposto. Carlo è così, è anche questo. Io sono stanco di te, gli ho detto, qui tutto mi parla di te, nei corridoi ci sono tue foto ovunque. Dovrebbe fare come Benitez alla Pinetina che fece togliere le mie? Come lo sai?"

Sezione: Rassegna / Data: Sab 10 ottobre 2026 alle 09:39
Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
vedi letture
Raffaele Caruso
autore
Giornalista pubblicista e social media. L'Inter è la mia passione, ma anche il mio lavoro. Scrivo e mi occupo dei social, dal lunedì al venerdì su YouTube e nel Salotto di FcInterNews.