Non fa parlare di sè per pettinature di capelli stravaganti, azioni eclatanti fuori dal campo, gestacci ai tifosi avversari. Mateo Kovacic è un giocatore vero, di quelli che non tutte le generazioni possono vantare. Si è preso un numero pesante sulle spalle e lo regge con grande coraggio e talento, senza pensare al fatto di trovarsi in una delle squadre più sfortunate d'Europa. Prende il pallone, si infila come un furetto negli spazi concessi dagli avversari e illumina l'Inter nel black-out. Pazienza se i risultati non arrivano, lui riesce sempre a non sfigurare pur giocando solo e soltanto per la squadra, mai per se stesso.

Del suo talento se n'era accorto molto tempo fa anche il Milan. Circa 5-6 anni fa, quando Mateo aveva 14 anni, qualcuno tra gli osservatori rossoneri si accorse del suo talento. Si giocava Istria-Dinamo Zagabria, partita di campionati giovanili. Nonostante l'età giovanissima, Mateo stupì da subito per la sua abitudine a giocare con la testa alta, sempre attento ai movimenti dei compagni. "Questo è forte davvero", ha pensato qualcuno. Da lì, il Milan ha cominciato ad osservarlo da vicino con maggiore attenzione, con più frequenza. Fino ad arrivare all'estate del 2012: 7 milioni sul piatto. Troppo pochi per il club croato: Kovacic è già un crack a livello mondiale. La Dinamo ne chiede 15, il Milan non se la sente. Qualche mese dopo, come tutti sappiamo, lo prenderà l'Inter. Un investimento importante, un'operazione costosa: ma stavolta - c'è da metterci la mano sul fuoco - qualcuno risparmierà le critiche al Brancausilio, o luoghi comuni come "un altro sgarro dei cugini". Mateo Kovacic quei soldi li vale tutti: l'avvocato Beppe Bozzo ha fiutato l'affare prima di tutti e ha regalato all'Inter il regista (o l'interno?) del futuro.

 

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Sezione: Esclusive / Data: Gio 02 maggio 2013 alle 17:40
Autore: Mario Garau / Twitter: @MarioGarau
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