Settima vittoria consecutiva per un Inter che ha giocato contro il Genoa da grande squadra e ha vinto senza mai tirare la leva del freno.
In genere si parla di vittoria di squadra ma in questo caso Spalletti ha esaltato al massimo un lavoro fatto con ogni componente della rosa, ogni singolo giocatore si sente coinvolto ed entra al superlativo della convinzione, dando un contributo prezioso per ottenere quei punti che una squadra con poche variazioni può ottenere spendendo di più in termini di energie e durando dunque meno nel corso della stagione.
Cinque gol senza subirne uno, in pieno controllo del match dall’inizio alla fine e con il trionfo personale di Gagliardini, clamorosamente in gol due volte, Joao Mario vero trascinatore in grande spolvero e in campo tutti i 90 minuti, Dalbert finalmente centrato nel ruolo di esterno in grado di sbrogliare qualche pericolo e il solo Lautaro Martinez volitivo e generoso ma inefficace. 
La partita è stata presa in pugno fin dal principio, tanto che dopo 90 secondi è arrivata la prima clamorosa palla gol fallita da Lautaro, poi un tiro debole ma angolato di Joao Mario a sfiorare il palo. 
Al quarto d’ora il gol di Gagliardini, a seguito di un disimpegno sbagliato di Biraschi, tre rimpalli e la palla che arriva a Joao Mario, bravo a servire Gagliardini. Sembra fuorigioco ma il Var osserva attentamente e vede la deviazione decisiva dello stesso Biraschi, che mantiene in gioco il centrocampista e consente a Valeri di convalidare il gol.
Tre minuti più tardi arriva il raddoppio di Politano, innescato anche in questa occasione da Joao Mario che cerca la verticalizzazione per Lautaro Martinez, il quale però cade a terra e fa un velo per Politano, che anticipa Lazovic, taglia in mezzo e la mette nell'angolino con il sinistro.
Il primo tempo scivola via con una timida resistenza del Genoa e l’Inter che gestisce il possesso palla. 
Nel secondo tempo si parte subito con la terza rete ad opera di Gagliardini, in stato di grazia e la partita entra in una dimensione di festa prolungata, con la squadra che amministra e può permettersi di gestire le forze, a partire da Politano che esce tra gli applausi. Nel finale spazio anche per Borja Valero e Nainggolan ma il gol che infiamma San Siro è quello di Joao Mario, già osannato dallo spicchio del primo anello quando era andato a battere un calcio d’angolo. Il gol suggella una pace con sé stesso e con i tifosi, dopo un lungo periodo di astrazione dal mondo Inter e da un Italia che non aveva mai amato. Alla fine pure il gol di Nainggolan che chiude come un film di Frank Capra un pomeriggio meraviglioso. 
Interessante, oltre al lavoro straordinario del tecnico su ogni componente della rosa (manca solo Ranocchia),  anche il trio di centrocampisti che esaltato le qualità del portoghese e mostrato una certa duttilità tattica.
L’altra vera annotazione è riservata al pubblico nerazzurro. Non si tratta di un salamelecco ma di una considerazione che viene spontanea dopo più di 40 anni di frequentazione dello stadio. 
Quando si entra a San Siro c’è un’atmosfera diversa. I tifosi arrivano al Meazza con una disponibilità e un’organizzazione mai vista prima. In due stagioni il pubblico ha portato le presenze da una media di 50.000 a 60/65.000, connotando lo stadio con una personalità non più proveniente esclusivamente dalla curva ma da tutti i settori. La sciarpata prima dell’inizio della partita, gli applausi scroscianti, l’euforia simultanea di un tifo strutturato vengono certamente da una passione smodata ma anche da un formidabile lavoro dell’Inter, brava a lavorare sulla politica dei prezzi e della comunicazione ai tifosi che si recano allo stadio. La presenza massiccia dei tifosi ha una parte importante nella classifica attuale. 
Come già ricordato ora arriva il difficile, a partire dal match contro il Barcellona che deve portare almeno un punto per giocare più leggeri a Wembley, la trasferta a Bergamo contro l’Atalanta, il Frosinone in casa e poi in dieci giorni le trasferte difficilissime contro Tottenham, Roma e Juventus. L’Inter ora però ha una rosa che le permette di gestire le forze e un potenziale che sta esplorando ogni settimana. Non mancano i limiti ma la sensazione è che questa Inter non abbia ancora verificato fino in fondo quanto forte sia.
Amala.

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Sezione: Editoriale / Data: Dom 4 Novembre 2018 alle 00:00 / articolo letto 16484 volte
Autore: Lapo De Carlo / Twitter: @LapoDeCarlo1