Samir Handanovic, ex portiere dell'Inter, ha rilasciato un'intervista a La Repubblica in vista del derby in programma questa sera a San Siro. "Il mio derby preferito? Era il 7 ottobre 2012. Samuel segnò all’inizio della partita, finì 1-0. Per me era tutto nuovo: le coreografie, l'atmosfera, San Siro che impazzisce. Il derby del Covid? Fu strano, nello stadio vuoto. Ma i derby normali non esistono. Capita di tutto, compreso che la squadra più in difficoltà vinca e ribalti un campionato. Come nella stagione successiva, con le due reti di Giroud. Se potessi rigiocare un derby, sarebbe quello".

"Maignan e Martinez? Mike è una certezza, Pepo ha tutto da dimostrare. Ha tanti occhi puntati su di lui e un'eredità pesante da gestire. In porta ogni errore finisce sotto la lente d'ingrandimento. La differenza la fa il carattere. La concorrenza con Provedel? È sana. Chivu li ha gestiti benissimo, con grande sensibilità, dando fiducia a Martinez anche nei momenti complicati e concedendo a Provedel la sua occasione al momento giusto. Se avessi potuto, ogni cinque o sei gare, mi avrebbe fatto bene staccare, per recuperare mentalmente. In un grande club, con più di cinquanta partite a stagione, anche il secondo portiere deve essere davvero parte del gruppo. Come allenatore, la penso così".

"Chi mi ha insegnato di più? Adriano Bonaiuti. Mi ha seguito per undici anni, non l’ho mai messo in discussione. Ogni portiere deve trovare una filosofia di gioco e seguirla. Io ho seguito la sua e lo ringrazio per tutto quello che ha fatto per me. Tra gli allenatori? Spalletti e Conte. Il primo mi chiedeva di essere l'uomo in più nella costruzione. Ero già pronto, sapevo giocare con i piedi. Da Conte ho imparato la mentalità vincente, che coinvolge tutto il club. L’asticella si alza per tutti. Chivu? È bello che l'Inter abbia dato questa opportunità a un allenatore cresciuto nel club, che si è dimostrato all'altezza. Cristian conosce il calcio, viene dalla scuola dell'Ajax, ha giocato anche nella Roma. Sta facendo bene, i risultati lo dimostrano".

"Io capitano? Rimasi la stessa persona, ma aumentarono le responsabilità. La fascia toglie energie al campo. Devi essere un esempio e conta tutto: come ti presenti, come ti alleni, il comportamento, persino i vestiti. Devi essere giusto con i compagni, e fare da tramite con allenatore e società. Lautaro capitano come è? Possono dirlo solo i suoi compagni. Quello che dicono gli altri sono chiacchiere".

"Il ritiro? Quando perdi il fuoco dentro. Vai allo stadio e non senti più il brivido. Per me non è stato faticoso smettere, sapevo già cosa volevo fare. Ho sostituito il campo da calcio con quello di padel. Durante un anno da osservatore per l’Inter, ho studiato da tecnico. Poi per due ho allenato le giovanili. Con De Zerbi ho parlato della possibilità di raggiungerlo al Brighton. Mi sarebbe piaciuto vederlo lavorare da vicino, anche come secondo portiere. Ci furono contatti con la Fiorentina di Italiano, ma non si concluse niente. A Udine, invece, mi piacerebbe tornare come allenatore"

"Allenatore delle giovanili dell'Inter? Ho dato ai ragazzi tante cose e ho imparato molto da loro, anche a livello emotivo. Devi essere educatore e psicologo. I giovani sono spugne. Non è solo calcio e i soldi c'entrano ancora poco. L'addio all'Inter? Dovevo prendere la Primavera, ma non ci siamo trovati d'accordo su alcune cose, compreso il rapporto con l'Under 23, e ci siamo lasciati, senza polemiche. Voglio seguire la mia strada, incidere e decidere. Ora sono pronto per una prima squadra. Il mio sogno da allenatore? Guidare l'Inter. Ma una cosa alla volta. Intanto studio i club che mi piacciono: il Como di Fabregas, il Barcellona. Mi piace raggiungere i risultati attraverso il gioco. Amo il 4-3-3 e le sue varianti, ma so che i moduli non contano, contano le idee. Allenare all'estero? Sono aperto a tutto. Vorrei che il primo vero lavoro cominciasse con un ritiro, per avere il tempo di trasmettere i miei concetti ai giocatori. Se mi chiedessero di prendere una squadra in corsa, comunque, ci penserei. Tra 10 anni mi vedo allenatore su una panchina importante, prendendomi le mie responsabilità e senza rinunciare alla mia integrità morale".

"Se sarò a San Siro? Non credo, davanti alla tv mi concentro di più. Certo, allo stadio le emozioni sono diverse. Ero in tribuna alla semifinale di Champions col Barcellona, ma sono uscito prima. Cosa mi sono perso …", conclude.

Sezione: Copertina / Data: Sab 31 ottobre 2026 alle 08:57
Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
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Raffaele Caruso
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Giornalista pubblicista e social media. L'Inter è la mia passione, ma anche il mio lavoro. Scrivo e mi occupo dei social, dal lunedì al venerdì su YouTube e nel Salotto di FcInterNews.