Leonardo Bonucci si racconta a cuore aperto nel corso del podcast Il Fienile condotto dal presidente del Consiglio della Regione Veneto Luca Zaia. Nel corso del suo intervento, l'ex difensore di Juve e Milan ritorna anche sulla sua esperienza nelle giovanili dell'Inter, nata anche grazie all'intuizione di un suo allenatore alla Viterbese: "Mister Carlo Perrone è quello che ha spostato, per me, l’ago della bilancia. Perché fu la sua intuizione a portarmi da centrocampista a difensore. Una volta mi prese da parte e mi disse prima di un allenamento: ‘Tu devi assumerti delle responsabilità maggiori e penso che cambiando ruolo diventerai un grande calciatore. Tu devi andare a fare il difensore centrale’. Dopo otto partite da difensore centrale con la Viterbese sono andato a fare il provino con l’Inter. Quindi ho passato una Pasqua ad Abu Dhabi per fare questo provino. Gli amici mi hanno accompagnato a Termini e ci siamo salutati. Quando l’anno dopo è stata confermata la mia presenza nel settore giovanile dell’Inter in casa erano tutti felicissimi perché mio padre e mio fratello sono interisti". Con la maglia dell'Inter arrivò anche il suo debutto in Serie A grazie a Roberto Mancini: "Lui è stato il punto cardine di tante svolte e di tanti obiettivi centrati della mia carriera. Lui mi faceva allenare con la prima squadra nonostante non giocassi con la Primavera perché avevo due più grandi davanti a me. Poi ho fatto la centesima partita in Nazionale con Mancini ct e ora sto facendo il percorso da allenatore con l’Italia con lui".

Non feci casino a Cardiff, la Juve però non intervenne

Bonucci torna anche sul passaggio, che all'epoca fece scalpore, dai bianconeri ai rossoneri: "Beh, lì è stata una cazzata innanzitutto. A livello sportivo io ero nel mio apice e sono sicuro che con la Juventus avremmo avuto tante soddisfazioni anche in quell'anno, però a livello umano no. A livello umano, per me è stato un anno molto importante quello, che mi ha dato un’ulteriore conoscenza di me e dei miei difetti, ma anche della mia forza. E successe quello che ormai tutti sanno con Massimilano Allegri, che poi alla fine se non ci fossero state due telecamere a riprendere una mia corsa, forse rimaneva tutto dentro lo spogliatoio, non sarebbe mai successo nulla. Però poi c'è stata la finale di Cardiff, dove è stato inventato che io ho fatto casino in spogliatoio, cosa assolutamente non vera; la Juventus che non è voluta intervenire su questa cosa… Quindi c’è stato un insieme di cose che mi portarono a prendere una scelta che era quella di non rimanere alla Juventus. Inizialmente nessuna grande squadra ci credeva, perché nessuno credeva che io potessi lasciare la Juventus, tanto juventino ero in campo e nelle dichiarazioni. E questo mi portò a parlare con il Milan, che voleva ricominciare un percorso da Milan facendo una grande campagna acquisti, portando me, Lucas Biglia, altri due-tre giocatori di livello internazionale. Però poi dopo si è rivelato un errore dal quale prendere insegnamento, quello sicuro. Cosa dire ad Allegri che non gli ho mai detto? Col mister abbiamo sempre avuto un rapporto molto sincero e diretto, e ci siamo sempre confrontati. A me l'unica parte, l'unico momento che non mi è piaciuto è quello, che magari affronteremo dopo, in cui mi ha messo fuori rosa e non l'ha affrontata in prima persona".

Sezione: Copertina / Data: Sab 31 ottobre 2026 alle 14:02 / Fonte: Tuttosport.com
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.