Siamo sempre lì: troppo complicato parlare di calcio, specie di calcio giocato che in realtà giocato non è, ma che anche lontano dai campi di gioco causa dibattiti anche accesi, dove il nuovo fronte di battaglia è diventato quello dei tagli degli stipendi, una strada che solo qualche giorno fa sembrava essere quella maestra per iniziare a porre le basi per una ricostruzione che appare lenta e sotto certi aspetti assai dolorosa e che invece è diventato un nuovo terreno di scontro verbalmente violento tra Lega Serie A e Aic, con la prima che annuncia l’accordo coi club su delle linee guida da seguire per la riduzione degli emolumenti e la seconda che urla allo scandalo e che non pare intendere accettare supinamente questa soluzione. Non si gioca ma si dibatte, ci si scontra in maniera arcigna quasi più fuori dal campo che dentro, e nel frattempo ancora non si sa se e come sarà conclusa questa stagione, se ci sarà questo maxi-ritiro in stile villaggio olimpico, se la prossima stagione ci sarà il calendario solare o quello classico, se guarderemo la finale di Champions League soffocati dalla calura agostana. Niente, tutto è ancora avvolto nelle nebbie più fitte.

Troppo complicato parlare di calcio, e allora, c’è chi come Mario Sconcerti gradirebbe che il focus venisse spostato altrove, ad esempio, più delle diatribe legate al movimento sportivo, far partire in anticipo (ma nemmeno troppo, viste ormai le abitudini odierne) il carrozzone del calciomercato, con le sue voci e la sua fiera dei sogni. Qualcosa che possa aiutare la gente a distrarsi, si dice, in un momento in cui la situazione sociale legata all’emergenza pandemia rimane preoccupante e dove si cerca di aggrapparsi a ogni fenomeno di intrattenimento possibile. Calciomercato che, almeno ufficialmente, non ha ancora una data e dove gli addetti ai lavori attendono quale sarà la nuova collocazione conseguente alle modifiche del calendario, con il rischio di vedere una maxi-sessione che duri magari per tutto l’ultimo quadrimestre dell’anno con tutte le conseguenze soprattutto negative che ciò potrebbe comportare sullo sviluppo della stagione. Ma che ormai è già in atto nel tam tam mediatico, vuoi per forza vista l’effettiva carenza di argomenti ulteriori vuoi per il fatto che comunque i club utilizzano questi giorni per cominciare a pensare, anche se non a pianificare vista la tremenda incertezza su quelli che potranno essere i mezzi economici a disposizione, all’anno che sarà.

E allora vediamola, questa prima bozza di calciomercato, che vede inevitabilmente protagonista anche l’Inter, alla quale si cominciano ad accostare i primi nomi. A volte anche in maniera un po’ faceta, come avvenuto ad esempio ieri con la vicenda, a volerla dire tutta un po’ grottesca, legata a Federico Chiesa e alle presunte dichiarazioni affibbiate all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che nel corso di una diretta Instagram con Enrico Mentana avrebbe rivelato informazioni a lui arrivate e legate futuro del figlio d’arte classe ’97, che stando agli insider da lui citati sarebbe destinato a essere tinto di nerazzurro. Salvo poi intervento dell’ufficio stampa dell’ex sindaco di Firenze che ha precisato come sarebbero andate le cose, bollando la prima ricostruzione con l’ormai tanto caro neologismo fake news, e ulteriore commento a stretto giro di posta del patron viola Rocco Commisso, che nella sostanza ha detto e non detto, di certo non usando il tono perentorio di qualche ora prima allorché ha tolto con decisione dal mercato sia Chiesa che l’altro talento gigliato Gaetano Castrovilli. Una valutazione di tutto questo è difficile da dare; di certo c’è che Chiesa è un nome che all’Inter e a Beppe Marotta piace da diverso tempo ormai, e adesso che le condizioni per la trattativa sono necessariamente destinate a mutare per ovvi motivi è altamente probabile che un tentativo sarà fatto, anche perché Antonio Conte vede in lui un elemento ideale per le sue convinzioni tattiche e, perché no, anche per preparare delle variazioni tattiche di rilievo.

Ma se il dossier Chiesa è comunque questione che si è aperta e per il momento è destinata a chiudersi qui, c’è un’altra vicenda che ormai tiene banco da tempo e che rischia di assumere i contorni di una vera e propria telenovela: quella legata al futuro di Lautaro Martinez. Telenovela essenzialmente ‘made in Catalunya’, se è vero come è vero che la stampa locale, da diversi giorni, approfittando del resto del terreno messo a maggese continua a seminare insistentemente voci su voci relativamente al possibile approdo in blaugrana del Toro di Bahia Blanca, parlando una volta di volontà assodata, un’altra di possibili pedine di scambio, un’altra di un consenso di base al trasferimento con l’Inter impossibilitata a pareggiare l’offerta. In tutto questo, però, da Viale della Liberazione non hanno battuto ciglio, non hanno avuto alcun tipo di segnale negativo dal suo gioiellino, prepara con calma le contromosse per resistere ai possibili assalti. Ma nel frattempo, c’è chi da Milano manda una sorta di contraerea privata in direzione Barcellona.

Hanno fatto indubbiamente rumore le parole di Massimo Moratti di lunedì mattina, quando in maniera candida e perentoria ha rilanciato all’improvviso il nome di quello che ha rappresentato probabilmente uno dei suoi sogni preferiti, vale a dire quello di Lionel Messi: “Credo che questo sogno non sia per niente proibito, non lo era prima di questa disgrazia. Messi è a fine contratto e penso che sia certamente uno sforzo da parte della società per pensare di portarlo a casa. Non so se la situazione attuale cambi in positivo o in negativo questo obiettivo, ma adesso le carte sono state sparigliate”, le parole dell’ex patron nerazzurro ai microfoni di Radio Uno Rai. Apriti cielo: all’ombra della Sagrada Familia, dove Moratti evidentemente gode ancora di tantissimo credito, sono suonati fortissimi campanelli d’allarme, la stampa locale si è immediatamente premurata di contattare l’ex presidente che ha dovuto precisare di parlare esclusivamente a titolo di tifoso e di non aver mai avuto contatti con l’attuale dirigenza di Suning. Ma tutto ciò non è bastato ad evitare che la bomba scoppiasse, che si iniziasse a parlare di Messi sogno possibile e anche a disegnare scenari nei quali l’Inter gioca al contrattacco invitando il Barça a usare Messi come grimaldello per arrivare eventualmente all’oggetto dei desideri Lautaro Martinez. E le parole serali ancora di Moratti valgono come una sorta di ulteriore rilancio di questa suggestione.

Da quanti anni l’Italia, e l’Inter in particolare, sognano Lionel Messi? Tanti, forse troppi. Ma mai forse come questa volta, il nome della Pulga potrebbe rivelarsi così maledettamente vicino al nostro campionato, che potrebbe accogliere contemporaneamente i due calciatori più forti degli ultimi decenni potendo davvero coltivare l’illusione di potersi nuovamente fregiare del titolo di campionato più bello del mondo, come avveniva negli anni ’80 quando però i campioni arrivavano nel pieno della loro carriera agonistica e non nell’ultima fase. Messi nome che fa brillare gli occhi a tutti più della superluna apparsa ieri in cielo, che fa sognare anche gli ex interisti concordi nel dire che arrivare all’asso rosarino non è poi così impossibile. E il fatto che mai come questa volta se ne parli senza dover dire: ‘Eh, magari…’ certifica il fatto che comunque il nome di Messi è probabilmente sceso dal piano delle utopie, unito anche alle parole di Javier Tebas che fa capire che comunque la Liga spagnola se lo è già goduto abbastanza e non piangerebbe troppo.

Ma bisogna comunque dire che ad oggi, quello di Messi rimane sostanzialmente un nome da sogno: che si dica che per Suning l’impresa non sia più impossibile è un motivo di vanto, cosi come pensare che si possano incontrare condizioni vantaggiose come non mai, forse anche più clamorose di quelle che portarono Cristiano Ronaldo alla Juventus, per il suo approdo da sogno nel nostro Paese stuzzica l’appetito. E provare a usare Messi, figlio della Masia, come eventuale carta per liberare il Toro sarebbe, qualora si verificasse questa circostanza, un’ulteriore testimonianza della forza raggiunta dalla nuova Inter. Ma i tempi sono quelli che sono e per il momento queste cose vanno comunque prese per quelle che sono, ovverosia delle semplici suggestioni, delle ipotesi, delle fantasie che devono ancora superare parecchi esami empirici prima di concretizzarsi. CR7 è arrivato in una Juventus dominante sul piano dei risultati sportivi in ambito nazionale e su quello economico, di certo con un appeal ben consolidato per ricostruire il quale l’Inter comunque ha intrapreso la giusta strada, anche se di cammino da fare ce n’è ancora parecchio; poi, bisogna capire quanto sarà grande la voglia di Messi di lasciare sostanzialmente quella che è casa sua e rimettersi in gioco, a 33 anni, in un contesto completamente nuovo.

Messi, insomma, assomiglia tanto a quei sogni proibiti che coltivi e poi finisci sempre col mettere nel cassetto. Un cassetto che però sai bene dove è e chissà, magari ti vien voglia di aprire di nuovo…

Sezione: Editoriale / Data: Mer 08 aprile 2020 alle 00:00
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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