E alla settima giornata, l'Inter si riposò. Sembra l'inizio di un testo sacro, e sacro per certi versi lo è visto che si parla di Derby d'Italia. Perché i nerazzurri, dopo aver vinto 6 partite su 6, cadono al settimo ostacolo, quello più alto: la Juventus. I bianconeri sono decisamente ancora poco sarriani, però mantengono sempre dentro qualità umane ancor prima che tecniche per sfangarla. Dopo un avvio di campionato incerto, la Juventus è arrivata a San Siro con 'soltanto' due punti in meno di un'Inter invece lanciatissima a punteggio pieno. Il pari di Firenze doveva essere una sconfitta e alcune vittorie sarebbero dovute essere dei pareggi. Invece Ronaldo e compagni non solo restano in scia dei nerazzurri, ma li sorpassano proprio nel confronto diretto a San Siro. Delitto perfetto, perché in un colpo solo ristabiliscono il loro status di primi della classe e sottraggono convinzione ai rivali.

Ma è davvero tutto oro quello che luccica? A guardare bene, anche nell'1-2 di domenica sera, Antonio Conte può scorgere indicazioni più che positive. L'Inter gioca a testa alta, guarda negli occhi i dominatori degli ultimi anni entro i confini nazionali e se la gioca alla pari. È un duello avvincente, con botta e risposta. Alla lunga, però, viene fuori quello che già si sapeva, ed è lo stesso particolare emerso pure al Camp Nou: le alternative, nel calcio moderno, fanno tutta la differenza del mondo. Quando le energie calano, viene fuori la qualità. E se chi subentra non è al livello di chi esce c'è un problema. Vidal e Higuain entrano e indirizzano la partita come invece non riescono a fare, ad esempio, Politano e Vecino. I forfait registrati negli ospiti sono stati ammortizzati molto meglio rispetto a quelli incassati dai nerazzurri (Sanchez squalificato e poi Sensi a gara in corso). That's it. Ma non è una sorpresa. Ha ragione l'allenatore nerazzurro: rientra tutto nel percorso di crescita. Dove Conte sbaglia, però, è nel dire che l'Inter sta partendo adesso. Falso. L'Inter è ripartita già due anni fa con il lavoro di Luciano Spalletti: la base è quella, adesso siamo già al secondo livello di struttura. Che poi i cambiamenti in questa stagione ci siano stati e siano stati pure tanti, è vero. Ma è un altro discorso.

Ed è giusto togliere pressione a un gruppo non ancora maturo per sopportarne di così elevate, tanto in Champions quanto in campionato. Per cui, le parole di Conte non sono per nulla casuali. Ma guai ad assuefarsi alla mediocrità, e il tecnico leccese lo sa benissimo. Un ko che può essere salutare e didattico se digerito nella giusta maniera. Perché, alla fine della fiera, la Juventus ha vinto per un dettaglio e non dopo un dominio acclarato o dopo una superiorità evidente. Lo scontro diretto è passato e pesa tre punti. Anche nelle gestioni precedenti, pur senza quasi mai vincere, l'Inter raramente aveva sfigurato al cospetto della Juventus. La maratona Serie A è ancora lunga e ci sono ampi margini di crescita. Siamo solo all'inizio.

VIDEO - AMARCORD INTER - 07/10/2012: SAMUEL E TANTO CUORE, IL DERBY E' NERAZZURRO

Sezione: Editoriale / Data: Mar 08 ottobre 2019 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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