Tra vacanze, calciomercato, ritiri con le Nazionali, partite internazionali, amichevoli, giocatori in esubero, contratti in essere e sorrisi delle fidanzate dei vari atleti, in questo mese c’è davvero un po’ di tutto del mondo del pallone. Come una volta sostenne giustamente il Vate di Setúbal: “Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio”. Ed eccoci quindi ad affrontare un melting pot di temi per provare a sbrigliare una matassa comunque contorta e complicata. Io però partirei subito dal calcio giocato. O per meglio dire, dalle caratteristiche di alcuni giocatori.

In campo signore e signori non scende la carta d’identità. Ma l’atleta con le sue peculiarità. Ecco perché se ti chiami Inter – ma è un discorso che vale per qualsiasi grande società – devi puntare sempre e solo a top player di livello internazionale. Conta l’abilità dei tesserati insomma, non l’età. E vale sia per i talenti in erba, che per giocatori ultra trentenni. Se uno è più bravo degli altri ma è minorenne, chissenefrega! Deve giocare. Acquisirà malizia ed esperienza contro avversari più navigati di lui. E lo stesso discorso deve essere applicato ai 35 enni con un fisico di 10 anni in meno, che sul verde danno ancora lezioni di calcio ai colleghi. Certo, non puoi, per evidenti motivi, costruire una squadra di soli giovanissimi o di calciatori esperti. Serve quel giusto mix che garantisca qualità e quantità. Quindi quando vedrete Kolarov con la casacca nerazzurra – scrivo il nome del serbo perché è l’acquisto più imminente del Biscione - non soffermatevi troppo su quanto sia stato pagato (giusto per dire Cambiasso arrivò gratis, mentre Zanetti e Maicon furono pagati quattro spiccioli) o su quanti anni abbia. Domandatevi solo se è integro e se è forte.

Stesso discorso per un futuro giovanotto sconosciuto con la sguardo sognante e un po’ smarrito che posa tronfio nella sede di Viale della Liberazione. Se si azzeccano tutti gli acquisti, i titoli arrivano. E così i tifosi possono fare festa. Qualcosina, è evidente, all’Inter l’hanno sbagliata – anche perché altrimenti non ci sarebbe qualche esubero di troppo ad Appiano Gentile (a proposito, di questi non vi frega nulla dell’età, vero?) - ma altresì molti ingaggi sono stati fruttuosi, altrimenti non si spiegherebbero secondo posto e finale di Europa League. Resto convinto che Lukaku e compagni avrebbero dovuto vincere contro il Siviglia. Ma credo anche che da quella sconfitta si possano trarre preziosi insegnamenti.

E voglio sottolineare una cosa. In questi giorni tutti gli interisti intervistati – da Eriksen a Skriniar, passando per Bastoni – che fossero titolari fissi o panchinari di lusso hanno esplicitato la volontà di restare a Milano e di lottare per un posto in squadra. Intanto Lautaro Martinez posta il gol siglato contro il Barcellona e i giornali catalani sono passati dal sicuro trasferimento dell’argentino in blaugrana (loro eh, perché noi vi abbiamo sempre raccontato un’altra verità) alla paura di rischiare di perdere Messi. Forse non è così malaccio giocare per l'Inter di questi tempi, anzi. D’altra parte presidenti, giocatori e allenatori passano. La storia resta. E quella immediata dell’Inter sembra essere più che promettente.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 04 settembre 2020 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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