La pubblicazione del bilancio 2025/2026 chiude la stagione andata in archivio, sportivamente parlando, il 30 giugno. Alle vittorie in campo, con un bel double Serie A-Coppa Italia, si aggiungono i dati più che incoraggianti fuori dal campo. I nerazzurri hanno infatti raggiunto un risultato utile per un totale di 22,7 milioni di euro, tornando ad avere patrimonio netto positivo dopo la grande difficoltà che l'industria calcio ha vissuto nel periodo Covid, in cui l'Inter aveva faticato particolarmente.

Senza addentrarsi troppo nei cavilli tecnici del bilancio, e limitandosi a sottolineare l'ovvio, ovvero che chiudere in utile è qualcosa di buono, la dirigenza di Viale della Liberazione riesce a mettere un segno 'più' alla fine del resoconto economico stagionale per la seconda volta consecutiva. Se la prima, stagione 2024/2025, vedeva arrivare dal Mondiale per Club il più classico dei ricavi occasionali, questo è un traguardo storico. Senza un percorso degno di nota in Champions League, come invece era accaduto in passato, senza cessioni particolarmente onerose, investendo su strutture, rosa e sviluppo del brand: è un'Inter che vince e convince dentro e fuori dal campo.

Il costo rosa dell'Inter, la somma delle spese per il parco giocatori, è uno dei punti di forza sul piano gestionale, oltre che uno degli elementi più facili da analizzare per chi non redige e controlla documenti economici nella quotidianità. Il costo finanziario annuo di un giocatore si ottiene sommando l'ingaggio lordo e il costo del cartellino diviso per gli anni di contratto, l'ammortamento. Per esempio, se un calciatore pagato 10 milioni di euro firma un contratto di cinque anni, il club spenderà, a bilancio, due milioni l'anno. In caso di rinnovo poi, quanto rimasto da ammortizzare viene nuovamente diviso per gli anni di contratto previsti dal nuovo accordo. 

I nerazzurri, pur avendo la squadra più forte e più completa del campionato, spendono all'anno circa 10 milioni meno del Milan, quasi 50 meno della Juve e solo 3 più del Napoli. Come è possibile? Partiamo dal caso specifico prima di spiegare la regola: in attacco Lautaro Martinez costa alla società, annualmente, poco più di 17 milioni di euro, tra ammortamento del prezzo di acquisto del cartellino, quasi nullo, e ingaggio lordo. Lo stesso valore di Kolo Muani, restando agli attaccanti, 7 milioni in meno di Goncalo Ramos. Analogo il discorso, chiaramente, anche per Barella, Bastoni e Dimarco, da anni all'Inter e il cui costo è quindi quasi completamente ammortizzato.

Di conseguenza, al club non resta che pagare gli stipendi, spesso più alti rispetto a quelli messi sul piatto dalle concorrenti. E tutti sono felici: l'Inter può offrire qualcosa in più perché ha fatto buone operazioni in passato e risparmia sugli ammortamenti, i giocatori guadagnano cifre più alte di quanto invece prenderebbero altrove. Questo consente al club di vivere uno dei migliori periodi della sua storia a livello di risultati, mantenendo un blocco di giocatori competitivi che è alla base di questo ciclo e, al contempo, di crescere parecchio a livello finanziario senza sacrificare la possibilità di vincere.

Il prossimo passo a livello di gestione del parco giocatori, e visti gli investimenti che sta facendo e che farà Oaktree non ci sono dubbi che anche la proprietà la veda così, è riuscire a inserire con continuità in Prima Squadra elementi utili dal settore giovanile, che hanno zero costi al di là dello stipendio e che possono diventare fonti di plusvalenza in caso di cessione. La seconda squadra, l'idea di acquisire un nuovo club satellite, gli ottimi risultati delle Under: tutti elementi che spingono verso quella direzione. E che possono far ben sperare i tifosi dell'Inter.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 26 settembre 2026 alle 00:00
Alessandro Savoldi
vedi letture
Alessandro Savoldi
autore
Sin da piccolissimo appassionato di sport a 360°, di calcio in particolare. Dal 2025 segue l'Under23 e la Primavera dell'Inter per FcInterNews.it, sempre con passione, attenzione e cura dei dettagli.