"Stiamo attraversando gli anni più difficili della storia del campionato italiano dal dopoguerra. Il calcio sta rischiando il disastro economico-finanziario". Questo l'allarme lanciato da Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A, nella lunga intervista ai microfoni del Corriere della Sera.
Nemmeno nei peggiori incubi avrebbe potuto immaginare un tale annus horribilis quando ha accettato di candidarsi per la guida della Lega...
"È stato un 2020 contraddistinto da eventi straordinari che hanno coinvolto tutti. Quanto alla Lega, chi fa il mio mestiere è abituato a gestire le emergenze. Con buon senso e idee abbiamo portato a termine la stagione scorsa, e così ci muoviamo anche per le sfide attuali".
La più stringente è l’appello al Governo a cui ha chiesto misure di ristoro per il sistema calcio?
"Ho scritto al premier Conte usando un tono diretto. Chi banalizza il mondo del pallone non conosce la sua importanza, il calcio è innanzitutto un’industria primaria dell’entertainment, un prodotto che compete a livello globale. Un fenomeno attorno a cui si coagula l’interesse di 30 milioni di persone. Il calcio non è solo star, campioni, ingaggi milionari, ma un movimento che coinvolge 300 mila lavoratori complessivi. La demagogia, il populismo e la superficialità di giudizi vanno messi da parte. Il calcio ha un linguaggio universale, perciò chiedo al Governo che si possa ragionare di sistema: lavoriamo insieme, non contro".
Quali soluzioni suggerisce?
"Ne indico tre: la prima sono i ristori per i danni sofferti dal calcio a causa delle misure restrittive imposte dal Governo. La seconda la richiesta ai ministri interessati affinché si lavori insieme. Sulla riforma dello Sport non siamo stati nemmeno consultati, parliamoci per cortesia. Condividiamo tavoli di lavoro. La terza è l’attenzione al valore che il calcio possiede e che la politica non immagina neppure: in Italia per la dimensione sociale che ha, all’estero come veicolo di comunicazione".
È fiducioso che il suo grido d’allarme venga ascoltato?
"Nella lettera che ho inviato all’Esecutivo ho ricordato che questa industria registra un fatturato di 4,7 miliardi, di cui 3 prodotti dalla serie A. Versa contributi fiscali di 1,2 miliardi, è la locomotiva di tutto lo sport italiano e ha un ruolo sociale rilevante. Il Governo ha destinato forme di ristoro a settori produttivi: perché non viene considerato il calcio che denuncia perdite per 600 milioni, dopo che per un anno viene impedito l’accesso del pubblico negli stadi?".
Ammetterà che non è semplice sensibilizzare Conte su forme di aiuto a un mondo popolato da sportivi che guadagnano milioni di euro, insomma dei privilegiati.
"Attenzione, noi non chiediamo aiuti, ma ristori a seguito di misure restrittive, per esempio gli stadi chiusi, introdotte dal Governo che ci hanno colpito, creandoci dei danni. Questo è un momento di grande crisi di liquidità".
D’accordo. E cominciare a ridurre gli ingaggi milionari dei protagonisti del calcio?
"Il discorso deve restare all’interno del perimetro sportivo, considerando pure che il valore del giocatore si deve assestare su scala internazionale. Sarebbe controproducente se in Italia facessimo i virtuosi e gli altri Paesi, le altre Leghe, no: verrebbe depauperato il patrimonio tecnico del nostro campionato. Ecco perché ha fatto bene il presidente della Figc, Gabriele Gravina, a scrivere alla Uefa affinché a livello europeo avvenga un allineamento sul tema dei salari".
Con Gravina presidente della Figc c’è dialogo, insieme si cerca di concludere la stagione, ma se non fosse possibile allo studio ci sono i piani alternativi. Quanto è reale il pericolo che corrono molti club di non poter pagare gli stipendi?
"Siamo molto vicini al disastro economico-finanziario. Da un lato lavoriamo con la Figc per misure sul ritardo dei pagamenti o l’introduzione di un salary cap. Dall’altro, se non avremo respiro attraverso ristori e dall’entrata in scena dei fondi nella media company della Lega, il rischio che il sistema si fermi è molto alto".
L’ingresso dei fondi nella gestione della serie A può essere la soluzione?
"A febbraio sono stato contattato da Cvc, ho portato la proposta in assemblea e dopo mesi siamo arrivati all’ipotesi di cedere il 10% della Lega per la costituzione della media company. Il 13 ottobre abbiamo concesso l’esclusiva di un mese al consorzio Cvc, Advent, Fsi con cui sta negoziando il comitato formato da De Siervo e cinque club. Abbiamo ottenuto tre risultati".
Quali?
"Il primo è stato la condivisione di un percorso strategico, il secondo la consapevolezza che la Lega di A ha un valore sul mercato di 16 miliardi, l’ultimo l’identificazione di un modello di business».
Con la curva epidemiologica in aumento, i playoff sono una possibilità concreta?
"Parlo tutti i giorni con Gabriele Gravina. Abbiamo più simulazioni sul tavolo: spero che il campionato si possa concludere regolarmente, se invece intervenissero altri fattori e una sospensione del torneo fosse necessaria, l’assemblea si esprimerà sul cambio di format".
Il suo futuro sarà in Lega?
"Mi auguro si completi il percorso virtuoso intrapreso e che il Governo comprenda il ruolo dell’industria del pallone fornendo impulso al settore. Il mio futuro è poco rilevante, ma di una cosa sono certo: il nostro campionato tornerà a essere il più bello del mondo e io sarò felice spettatore".
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