Portare a casa le note positive, ma soprattutto quelle negative. Questa la mission di Cristian Chivu per la seconda amichevole pre-stagionale, martedì a Monza, e sarà così anche il 16 agosto a Bari contro l'Olympiacos. In questa fase di grande lavoro fisico e gambe pesanti, conta soprattutto capire l'approccio dei giocatori, la loro capacità di mantenere le giuste distanze, di rispettare le richieste dell'allenatore e di proseguire senza intoppi con il rodaggio. I risultati servono soprattutto per il morale e per i tifosi che sentono il bisogno di vincere anche partite che valgono poco o nulla. Allo U-Power Stadium le indicazioni positive non sono mancate, considerando l'assenza dall'undici titolari di molti 'pesi massimi'. I volti nuovi si stanno integrando ottimamente ed è un aspetto significativo perché l'allenatore vuole coinvolgere tutti i propri calciatori fin dall'inizio. Offensivamente la squadra si è espressa bene anche in Brianza, soprattutto nella ripresa in cui ha lasciato agli avversari solo le briciole nel finale, dopo essere stata letteralmente stravolta dalle sostituzioni e dall'inserimento di alcuni U23. Poi c'è la questione difensiva, che è la questione più delicata in questa fase di costruzione della nuova stagione.
MECCANISMI DA SISTEMARE - Per l'ennesima volta l'Inter di Chivu si è trovata sotto nel punteggio. Tra Mondiale per Club e prime amichevoli estive è già successo sei volte in sette occasioni. E al netto della capacità di riprendere il risultato se non addirittura di ribaltarlo il campanello d'allarme può essere l'approccio non sempre ideale dal punto di vista difensivo. Martedì sera la squadra ha subito un gol a difesa schierata, con Federico Dimarco che è rimasto in mezzo a chiudere su un avversario, lasciando libero Patrick Ciurria nella sua zona di competenza. Colpa soprattutto dei centrocampisti che non sono accorsi rapidamente per riempire l'area e assegnarsi un avversario da marcare. Contro il Monaco gli scompensi sono arrivati soprattutto in transizione difensiva, troppo alto il baricentro per non invitare a nozze i monegaschi, imprecisi per fortuna al momento di concludere o rifinire. Se gli svarioni a difesa schierata sono soprattutto frutto di disattenzioni personali, Chivu dovrà lavorare molto sugli equilibri quando l'Inter perde il pallone. La sua idea di aggredire alti gli avversari per provare a recuperare subito il possesso e di tenere su anche i centrocampisti, magari con tre punte in campo contemporaneamente, rischia di rivelarsi un boomerang per l'assetto generale. Adesso è una fase di preparazione e di gambe pesanti, di banchi di scuola tattici, di prove d'intesa, quindi non ha senso fasciarsi la testa. Ma ragionando in prospettiva, anche sulla carta, forse sarebbe più consigliabile un atteggiamento più cauto per evitare che i reparti si scollino favorendo i contropiede avversari.
L'ESEMPIO DI CONTE - Il concetto che a questa squadra servano un difensore più giovane e veloce e un centrocampista di rottura rappresenta la naturale conseguenza delle idee tattiche dell'allenatore: per giocare in un certo modo, servono certi giocatori. Ma alla luce delle difficoltà che la dirigenza sta incontrando sul mercato forse la soluzione ideale è continuare a lavorare sulla mentalità della squadra, fare in modo che chiunque in campo, pur agevolando un approccio offensivo, sia sempre pronto a guardarsi le spalle e a mantenere le distanze tra i reparti in transizione difensiva e offensiva. Sostenere che i giocatori nella rosa siano ormai consumati e non disposti al sacrificio è offensivo nei loro confronti, tutti hanno solo il dovere di capire prima possibile il nuovo allenatore e occupare il rettangolo di gioco come da programma. Questa è la base di partenza. Poi, come accaduto spesso nella storia del calcio, certi moduli o atteggiamenti possono non funzionare e richiederanno dei correttivi in corsa. Lo stesso Antonio Conte, nell'anno dello Scudetto dell'Inter, iniziò con Christian Eriksen dietro le punte e, a causa degli scompensi difensivi, abbassò il danese e iniziò a giocare con il doppio playmaker. Sappiamo tutti com'è finita quella stagione. Giusto pertanto che Chivu lavori sulle sue convinzioni con i giocatori che ha a disposizione, la speranza è che se certi meccanismi non producessero risultati intervenga prima possibile per aggiustarli. Poi, se sul mercato ricevesse altri regali che alimentino la sua idea di calcio, ancora meglio.
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