Dopo Giovanni Malagò, è toccato all'altro candidato alla presidenza della FIGC Giancarlo Abete lanciare la sua candidatura davanti all'assemblea elettiva di Roma. Partendo da una riflessione circa la candidatura del suo avversario: "Con Malagò c’è una dimensione di amicizia, nel senso più bello del termine, con storie diverse e passioni uguali. Voglio ricordare anche suo padre Vincenzo, a cui ero veramente affezionato. Dobbiamo crescere: è stato sbagliato il percorso che ha portato a questa elezione. È stato un percorso incomprensibile, in cui i nomi, anche di qualità come quello di Giovanni, servono a non parlare dei problemi. Sarebbe stato molto più serio andare a un tavolo e capire perché, con il 98,7% dei voti, non si fosse riusciti a costruire un progetto vincente, che desse una prospettiva. A quel punto, chi è che avrebbe potuto dire nulla a uno come Malagò? È stato sbagliato il metodo, e di fronte a questo fatto io ho dato la mia disponibilità a candidarmi, con sacrificio personale, perché ho fatto per anni il presidente, perché ho più di 75 anni e perché sono nel mondo che più riconosco, quello dei Dilettanti. È il mio mondo, come lo è la Serie C, in cui sono cresciuto".

Il calcio sta cambiando, la dimensione nazionale vacilla

Abete ha poi spostato il focus sulla questione dei diritti televisivi: "Dobbiamo cercare non di fare degli accordicchi, ma di capire cosa è successo negli anni. La politica ha dato uno schiaffo allo sport in termini di centralità. Con tutto il rispetto per il CONI e il rammarico di chi ne ha fatto parte, la sua centralità non c’è più. Oggi il centro è Sport e Salute, e quando si vincono delle medaglie è giusto appendersele al collo, ma le medaglie le vincono le Federazioni e i loro presidenti, che pagano quando non si vince. I diritti nazionali stanno scendendo, noi di LND lo sappiamo benissimo: siamo scesi da 13,4 milioni a 10,8 milioni di euro. Abbiamo perso diritti TV, in maniera significativa, mentre quelli internazionali stanno crescendo. Il calcio sta cambiando, verso una dimensione in cui i diritti TV nazionali vengono drenati dalle competizioni internazionali. Nel 2025 l’Inter, tra la finale di Champions League e il Mondiale per Club, ha incassato 164 milioni di euro tra UEFA e FIFA, e 80 dalla Serie A che ha vinto".

Sezione: News / Data: Lun 22 giugno 2026 alle 14:53 / Fonte: TMW
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.