All'Olimpico, con il risultato da inseguire, Cristian Chivu si è affidato a lui dalla panchina per dare maggiore imprevedibilità alla costruzione offensiva. Pur non essendo in alto nelle gerarchie, Luis Henrique continua a essere una risorsa per l'Inter. Il brasiliano ha rilasciato un'intervista a Folha de S. Paulo in cui ha parlato della sua transizione da attaccante ad ala, che, a suo dire, è stata un'esperienza formativa. "Non si tratta solo di correre, c'è tutto un aspetto tattico da considerare".

Nel modulo 3-5-2 dell'Inter hai giocato come esterno destro a tutta fascia. Com'è stata quest'esperienza?
"Ottima esperienza, un grande apprendimento. È un ruolo che richiede molto sia fisicamente che in termini di concentrazione, perché devo dare una mano in fase difensiva, senza però perdere le mie caratteristiche offensive. Mi piace avere la libertà di attaccare, sfruttare la mia velocità, cercare le situazioni di uno contro uno e avvicinarmi all'area. Sono sempre stato un giocatore più offensivo, quindi mi piace essere coinvolto nelle azioni d'attacco. Sto comprendendo sempre meglio il ruolo dell'esterno e credo che questo mi stia aiutando a crescere come giocatore".

Cosa deve imparare un giocatore per passare da una posizione offensiva a un ruolo che richiede una responsabilità difensiva significativamente maggiore?
"La cosa più importante è essere disposti a imparare. Quando si cambia ruolo, bisogna capire che non si tratta solo di correre di più o di marcare con grande intensità. C'è un intero aspetto tattico, che riguarda il posizionamento, la copertura e la lettura del gioco. Bisogna sapere quando pressare, quando chiudere in area e quando si può passare all'attacco. Per me, è stato fondamentale ascoltare gli allenatori e i compagni di squadra e capire di cosa la squadra ha bisogno da me".

Cos'ha insegnato il calcio italiano che il calcio brasiliano e quello francese non le hanno insegnato?
"Ogni paese mi ha insegnato cose diverse. In Brasile ho imparato molto sulla creatività, l'improvvisazione e un modo di giocare più naturale. In Francia ho sperimentato uno stile di calcio molto intenso, fisico e veloce. In Italia sto imparando molto sulla tattica. Qui c'è una grande attenzione al posizionamento, allo spazio e alla lettura di ogni momento della partita. È uno stile di calcio in cui il giocatore deve essere sempre concentrato e capire molto bene cosa succede in campo. Questa esperienza mi sta aiutando a vedere il gioco in modo più completo".

Non sei mai stato convocato nella Nazionale brasiliana. Punti essere convocato in futuro? 
"La Nazionale è un obiettivo. Ogni giocatore brasiliano che raggiunge questo livello sogna di indossare la maglia della nazionale. Seguo i giocatori di questo gruppo e so che c'è molta qualità. Nell'ultima convocazione sono stati chiamati Wesley e Matheuzinho e so che sono grandi giocatori. Ogni giocatore ha le sue caratteristiche, e io devo concentrarmi sullo sviluppo delle mie. Ho la mia velocità, la mia forza negli uno contro uno, la mia capacità di attaccare gli spazi, e ora sto lavorando molto anche su questo aspetto del recupero difensivo e sul giocare in un ruolo più completo. Se riesco a essere costante e ad aiutare l'Inter, credo che l'opportunità possa arrivare".

Perché per i brasiliani è così difficile brillare in Europa come facevano 20 o 30 anni fa?
"C'è molta competizione tra i grandi club europei e i giocatori di molti paesi arrivano sempre più preparati. Ma i brasiliani continuano ad avere molta qualità e sono giocatori chiave nei grandi club. Non intendo giocare in Europa per essere un giocatore di supporto. Ho ambizione e voglio guadagnarmi il mio posto. Credo nelle mie capacità e nel mio potenziale. Voglio diventare sempre più importante per l'Inter".

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 24 settembre 2026 alle 14:08
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
vedi letture
Fabio Costantino
autore
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.