Mai banale, sia nelle scelte sia nelle dichiarazioni. Piero Ausilio, per il tifoso interista, è un po' come le Superga: o si odia, o si ama. Difficile rimanere indifferenti al lavoro svolto da un dirigente cresciuto praticamente in casa, con una breve parentesi formativa allo Spezia. Ventotto anni con la maglia nerazzurra addosso, in cui ha vissuto diverse ere adattandosi sempre, come un passero. E spesso si è ritrovato solitario nella gestione di autentiche emergenze finanziarie da cui ricavare rose competitive nel rispetto del blasone dell'Inter. Obiettivo non sempre raggiunto. 

Le giovanili

Ausilio inizia il suo percorso a Milano nel 1998 e deve occuparsi del settore giovanile. Durante la sua gestione, il club si ritrova in squadra giovani talenti come Obafemi Martins, Goran Pandev, Mario Balotelli, Leonardo Bonucci e Mattia Destro, che hanno detto la loro negli anni a venire nel calcio professionistico, chi più chi meno. Capacità di scouting e occhio per i ragazzi le chiavi di tante operazioni che hanno rafforzato il settore giovanile e hanno pagato dividendi anche economici successivamente. Dopo il biennio in Liguria, ecco il ritorno all'Inter dove progressivamente entra nello staff dirigenziale della prima squadra, partecipando alla costruzione di quella che nel 2010 conquisterà uno storico Triplete. Proprio dal dicembre di quell'anno si siede accanto al direttore dell'area tecnica Marco Branca, nelle vesti di direttore sportivo. Un ruolo che lo vedrà in solitaria dal 2014, dopo l'addio dello stesso DT. Piena responsabilità nel mercato.

Thohir e Suning

Qui inizia la sua capacità di adattamento: il passaggio da Massimo Moratti al businessman Erick Thohir, la necessità di sanare i conti, l'avvento del Fair Play Finanziario, le plusvalenze, le formule creative, la necessità di puntare forte sullo scouting. Pochi soldi da investire e Settlement Agreement che frena ogni volo pindarico. Ausilio cerca di inventarsi soluzioni, ma sul campo la squadra non riesce mai a raggiungere quel piazzamento Champions che sarebbe fondamentale per sistemare il bilancio e mettergli in mano un budget all'altezza delle ambizioni. In questa fase, che molti hanno definito Banter Era, il direttore sportivo è tra i più criticati pur dovendo muoversi in un percorso a ostacoli. Eppure in quel periodo porta a Milano giocatori come Mateo Kovacic, Marcelo Brozovic, Ivan Perisic, Juan Miranda, oltre a tanti altri che hanno disatteso le aspettative, come Hernanes Geoffrey Kondogbia. Poi, nel 2016, l'arrivo di Suning che promette un futuro roseo ma che, inizialmente, si affida al rapace Kia Joorabchian per prendere, a suon di milioni, Joao Mario e Gabriel Barbosa, nonostante il parere negativo della dirigenza nerazzurra. Due fallimenti annunciati, come il fallimento di una stagione iniziata con il dimissionario Roberto Mancini, proseguita con Frank de Boer (scelta presidenziale non avallata dalla dirigenza), quindi con Stefano Pioli e infine con Stefano Vecchi ad interim

La storia, in campo e sul mercato

Dopo essersi affidato, affiancato da Walter Sabatini, a Luciano Spalletti, il diesse mette a disposizione del tecnico una squadra più logica, quadrata, solida e il campo lo conferma: l'intuizione Milan Skriniar e gli arrivi di Borja Valero e Matias Vecino, per quanto non particolarmente eclatanti, permettono alla squadra di raggiungere il quarto posto all'ultima curva del campionato e di tornare a riveder le stelle, anche grazie agli innesti in prestito di Joao Cancelo e Rafinha. In pieno Settlement Agreement, la dirigenza opera bene sul mercato e la squadra torna in Champions League. La Banter Era è definitivamente alle spalle. All'inizio di quella stagione, oltre allo slovacco, Ausilio mette a segno un colpo la cui importanza non era ancora minimamente immaginabile: in uno scambio con l'Atalanta, investe ben 31 milioni per un 19enne di belle speranze di nome Alessandro Bastoni. Il resto è storia. Ma la vera storia arriva qualche mese dopo, quando il diesse si reca personalmente a Bahia Blanca per togliere dalle mani dell'Atletico Madrid un attaccante di 21 anni sul punto di esplodere: Lautaro Martinez. Il fiore all'occhiello di tutta la sua gestione del mercato nerazzurro, il colpo con la 'C' maiuscola anche per le condizioni economiche strappate al Racing. E nonostante l'arrivo poco fortunato e molto costoso di Radja Nainggolan, su richiesta di Spalletti, la squadra mantiene il posto nell'Europa che conta vincendo ancora all'ultima giornata. Al centro della difesa, in quella stagione, c'è Stefan de Vrij, che inaugurerà la strategia dei grandi parametri zero portati a Milano negli ultimi anni. Seguiranno infatti giocatori come Diego Godin, André Onana, Hakan Calhanoglu, Henrikh Mkhitaryan, Marcus Thuram, Piotr Zielinski e, ultimo, John Stones.

Gli anni d'oro

L'arrivo di Beppe Marotta come AD dell'area sportiva è un prezioso supporto per Ausilio, che cavalcando l'ambizione di Antonio Conte gli compra Nicolò Barella, Stefano Sensi, Christian Eriksen (a gennaio) e soprattutto, l'acquisto più costoso della storia nerazzurra, Romelu Lukaku. Finalmente il club non bada a spese (preziosa in tal senso la complicatissima cessione al PSG di Mauro Icardi) per puntare a vincere il campionato. Obiettivo mancato in un contesto in cui il COVID inizia a influenzare pesantemente le finanze al punto che Suning si smarca dalla gestione dell'Inter lasciando Steven Zhang alla guida. Si torna a ragionare sugli euro spesi, perché per mandare avanti la baracca il figlio di Jindong (che nel frattempo fa fallire il Jangsu) deve indebitarsi, fidandosi ciecamente dei suoi collaboratori nella costruzione delle rose. In estate arrivano a basso costo Aleksander Kolarov, Matteo Darmian, Arturo Vidal e Alexis Sanchez, ma soprattutto Achraf Hakimi (blitz straordinario nel totale silenzio) che con il ritorno di Perisic spingono la squadra fino alla conquista del 19esimo Scudetto che interrompe il regno della Juventus: il lascito di Conte prima di salutare per "mancanza di ambizione". Senza la pressione dalla panchina, il duo Marotta-Ausilio lavora più serenamente: cede Hakimi e Lukaku per dare ossigeno alle casse societarie, dà fiducia all'emergente Simone Inzaghi e gli mette a disposizione Denzel Dumfries, il rientrante Federico Dimarco, Edin Dzeko e Calhanoglu, che sostituisce lo sfortunato Eriksen. Tutti giocatori che faranno le fortune del club anche negli anni successivi e che rendono meno dolorosi gli investimenti per Joaquin Correa e, successivamente, Robin Gosens, non certo due acquisti fortunati. Nei quattro anni con Inzaghi arrivano uno Scudetto (quello della seconda stella), 2 coppe Italia, 3 Supercoppe, 2 impreventivabili finali di Champions League, ma soprattutto un saldo attivo di 114 milioni sul mercato. E' l'epoca più vincente per il club dalla conquista del Triplete e arriva grazie a spese contenute e ingaggi/acquisti azzeccati, ipervalutati sul campo dall'allenatore. Ausilio, perso malamente a zero Skriniar per eccesso di fiducia, spende qualcosa in più per i vari Benjamin Pavard e Davide Frattesi, sostituisce Onana (venduto per oltre 50 milioni un anno dopo l'arrivo a parametro zero: capolavoro) con l'esperto Yann Sommer, soffia il suo pallino Thuram al Milan per consolarsi dell'inganno di Lukaku e dà corda a Inzaghi quando gli indica Francesco Acerbi come uomo fidato. Chiaro, non tutte le scelte ripagano la fiducia: Tajon Buchanan, Kristjan Asllani, Marko Arnautovic, Tomas Palacios e Mehdi Taremi non lasciano traccia, ma i sottovalutati Yann Bisseck e Carlos Augusto sottolineano grandi capacità di scouting

Continuità con Chivu

Nel mentre, arriva il quarto cambio di proprietà nell'era Ausilio: Oaktree riscuote l'Inter in pegno da Zhang e inizia a gestirla da classico fondo statunitense, che mira soprattutto a sistemare le finanze. I percorsi in Champions League sono un toccasana in tal senso e gli uomini mercato possono gestire un budget discreto per sistemare la squadra, rimasta orfana dopo l'addio di Inzaghi in seguito alla debacle di Monaco di Baviera. La dirigenza, per proseguire il progetto, dà ancora fiducia a un giovane allenatore emergente, un amico di famiglia come Cristian Chivu. Gli mette a disposizone cinque volti nuovi che rispecchiano le richieste della nuova proprietà: Ange Bonny, Petar Sucic, Luis Henrique, Andy Diouf e Manuel Akanji, arrivato sul gong del mercato per sostituire Pavard e rivelatosi un super colpo ad appena 15 milioni di euro. Una campagna acquisti che allunga la panchina e mira ad abbassare l'età media, che Chivu sfrutta alla grande portando l'Inter a conquistare il Double.

L'ultima grande operazione

Nel frattempo, se a Marotta viene regalato il 2% del club oltre alla poltrona presidenziale, sul rinnovo del contratto di Ausilio permane il silenzio. Il direttore sportivo opera per tutta questa estate con la sensazione che sarà l'ultima in Viale della Liberazione (anche alla luce anche del rifiuto alla proposta di luglio), ma nonostante diversi ostacoli riscontrati riesce a soddisfare gran parte delle richieste di Chivu, sostituendo i giocatori in età avanzata e un Dumfries arrivato come scommessa a 13 milioni più bonus e partito come campione alla volta di Madrid, con altri pronti all'uso e vogliosi di far parte del progetto nerazzurro. L'acquisto, complesso, di Curtis Jones dal Liverpool è l'ultima grande operazione che porta la firma di Piero Ausilio, che dal 2014, oltre a superare le onde della Banter Era, ha arricchito la bacheca dell'Inter con 3 Scudetti, 3 coppe Italia e 3 Supercoppe italiane, senza dimenticare 3 finali europee purtroppo andate male. E, al netto di parecchie valutazioni rivelatesi errate, non va dimenticato che gli attuali successi della squadra poggiano sulle spalle di giocatori che lui stesso ha portato a Milano negli anni precedenti. Quando saluterà, il direttore sportivo dell'Inter si porterà dietro un pezzo significativo di storia nerazzurra. E indipendentemente da questo, sarà come non vedere più in casa un membro della famiglia.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 03 settembre 2026 alle 15:30
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
vedi letture
Fabio Costantino
autore
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.