Sogno, obiettivo, status, responsabilità e ambizione sono le parole che hanno circoscritto l'approccio alla Champions League 2026-27 dell'Inter prima dell'esordio casalingo nella competizione contro il Club Brugge. Il ko di Madrid è un lontano ricordo, ma nella mente è ancora vivo il film della partita del Bernabeu. Uno spartito che diventa attuale anche a San Siro, di fronte a una squadra che mostra il suo biglietto da visita già nel primo minuto di gioco, per poi andare fuori giri fino al 20'. In nemmeno cinque minuti, sono due le occasioni create dai nerazzurri: prima è l'ex Yann Sommer a sbarrare la strada sul più bello a Andy Diouf, poi è Marcus Thuram a calciare in diagonale a un soffio dal palo. Il 3-5-2 roteante dei ragazzi di Cristian Chivu è di difficile lettura per Ivan Leko, tecnico dei belgi, che alla vigilia ha ammesso di essere tra i più grandi estimatori dell'interpretazione che l'Inter fa di questo modulo. Le contromisure tattiche tardano ad arrivare, quindi l'Inter continua a macinare gioco producendo un'altra chance: questa volta, è Lautaro Martinez a costruirsi il tiro separandosi dal suo marcatore prima di calciare a salve verso Sommer. I padroni di casa, più passa il tempo, e più sono difficilmente leggibili: a un certo punto, Diouf si fa trovare smarcato a sinistro, sul lato opposto a quello di sua competenza, per dare energia all'ennesima azione offensiva dei suoi. Alla faccia del posto fisso. La partita non si sblocca a livello di punteggio e per poco non è il Brugge a cancellare uno 0 dal tabellino con un''azione nata dal bel lavoro fatto dagli esterni d'attacco, abili a dilatare le distanze tra i tre difensori giocando praticamente con i piedi sulla linea. Dopo una percussione dalla destra di Carlos Forbs, si innesca una carambola in area che favorisce Hans Vanaken, la cui conclusione viene murata da Yann Bisseck. Sempre da una serie di rimpalli negli ultimi 16 metri di campo davanti a Pepo Martinez, nasce la seconda chance in pochi minuti per il Bruges: Nicolò Tresoldi calcia a colpo sicuro e fa tremare la traversa. Passata la paura, l'Inter si ripropone forte con una situazione molto favorevole per Piotr Zielinski che, lanciato da solo verso Sommer, si fa rimontare da un difendente. La scena si ripropone ma dalla parte opposta: dopo un corner, Forbs mette il turbo anche perché ha un'autostrada da percorrere davanti a sé. Di fronte, l'unico ostacolo è Hakan Calhanoglu che lo abbatte in area. Penalty netto, che il milanista Tresoldi trasforma sotto la Curva Nord indovinando il sette. L'Inter non ci sta e reagisce con veemenza proprio con Calha che spacca la traversa con un destro che Sommer può solo ammirare. Il tema della gara ormai è delineato: l'Inter con baricentro praticamente a centrocampo che spinge e Bruges pronto a ripartire. Ne esce un tiro a giro di Jan Virgili che finisce contro i tabelloni pubblicitari e un gol annullato a Lautaro per offside. L'Inter è come un equilibrista che rischia di cadere non appena perde un pallone a centrocampo: Akanji deve abbattere Tresoldi per evitarrne la ripartenza, mentre uno svarione di Bisseck quasi costa il 2-0. Quando la bilancia dei costi/benefici sembra pendere dalla parte sbagliata per l'Inter, ecco il guizzo in area di rigore del capitano, che usa tutta l'esperienza del caso per avere la meglio sul diretto avversario e girare in porta il pallone dell'1-1. Il risultato con cui si chiude il primo tempo.

SECONDO TEMPO -
La ripresa parte piano, anzi si ferma proprio dopo 4' per via di un colpo subito da Brandon Mechele per il quale serve l'ingresso dello staff medico. In 11 contro 10 per 1', l'Inter guadagna un corner che porta Akanji a sporcare i guantoni dell'amico Sommer. L'abbrivio resta dei nerazurri, che hanno la più grande delle occasioni con Lautaro che, dopo aver fatto sedere Sommer, lo grazia con un tiretto che lo svizzero respinge con il piede. Al 61', appena dopo il pit stop di 60 secondi, Dimarco entra e quasi firma il 2-1. Tiro alto. Il Bruges può finalmente tornare in 11 cambiando l'infortunato Jorne Spileers con Han-beom Lee. Contemporaneamente dentro anche Felix Lemarechal per Hugo Vetlesen. Ristabilita la parità numerica, il Bruges scatta all'improvviso sul 2-1 approfittando di un'uscita senza senso di Martinez. Gabbato da un tunnel del solito Forbs a 40 metri dalla porta e poi punito da Tresoldi, a cui non sembra vero di poter segnare a porta libera. Due a uno e un trend negativo che non può continuare: Chivu pesca dalla panchina Francesco Pio Esposito e Petar Sucic dichiarando finita la partita di Calhanoglu e Thuram. Lo scenario non è che cambi in meglio per l'Inter, anzi: è il Brugge a costruire le possibilità concrete del tris: il palo interno di Virgili e il riflesso di Martinez su Potts mantengono intatto il risultato. Per poco perché la fortuna prima o poi finisce: mancato l'aggancio con Pio Esposito (tiro in bocca a Sommer), la squadra di Chivu va sul -2 sul tap-in di Tresoldi che si porta a casa il pallone con un hat trick da sogno. Chivu si gioca il tutto per tutto passando al 3-4-3 inserendo Djed Spence e Ange-Yoan Bonny. Ottenendo in cambio il gol che accorcia le distanze di Lautaro, bravo a ribattere a rete la respinta di Sommer sul tiro di Sucic. Dal settore ospiti, da cui poco prima erano partiti addirittura gli 'olé' di scherno all'Inter dopo ogni passaggio di Vanaken e compagni, la paura di non riuscire nell'impresa è palpabile. Il timore svanisce all'88', sul pallonetto con cui Vermant, il sostituto di Tresoldi, beffa Martinez in uscita punendo un'Inter, ora sì comprensibilmente sfilacciata. Finita? Macché, ci pensa Bonny a mettere pepe a una partita già piccantissima. Ma la sostanza non cambia: il 4-3 finale è il sogno del Brugge e di Tresoldi, l'Inter si guarda in tasca e conta zero punti dopo due giornate di Champions. 

Sezione: Focus / Data: Mar 13 ottobre 2026 alle 22:57 / Fonte: dall'inviato a San Siro
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.