Per il mio modo di intendere il calcio, Davide Frattesi è un ottimo centrocampista. Tra i più forti al mondo nel sapersi inserire, riesce così, seppure in parte, a colpare il gap tecnico, con garra, cuore, polmoni e quel suo inconfondibile sbucare tra le linee che gli conferisce la capacità di andare in rete. Spesso e volentieri con gol decisivi. Certo, sempre per la mia concezione della linea mediana, preferisco uno che dia del tu al pallone e che metta la palla in cassaforte – cioè Calhanoglu, Barella e Mkhitaryan sono oggettivamente un’altra categoria -, ma cosa vuoi o puoi dire a Frattesi in questi anni di Inter? Niente.

La scorsa stagione è stata non negativa, di più. Iniziata col recupero del precedente infortunio, non è mai riuscito a lasciare il segno. Ma credo sia giusto ricordarlo soprattutto per quanto fatto in precedenza con la maglia nerazzurra. Ha subito segnato nel derby, in un 5-1 al Milan che non è passato alla storia solo per la manifesta superiorità dei ragazzi Inzaghi, che di fatto ha reso le ultime due vittorie rossonere nella stracittadina, quelle della stagione in cui Chivu è diventato campione d’Italia e ha vinto pure la coppa nazionale, il classico trionfo della piccola sulla grande, di chi si accontenta di 180’ di gloria perché non è possibile farlo per titoli e percorsi emozionanti. Frattesi è anche quello delle marcature all’ultimo secondo col Verona, nello Scudetto della seconda stella, o di quella della sicurezza Tricolore contro l’Udinese. Ma è soprattutto il match winner di Monaco di Baviera – no, non la finale persa per 5-0, che deve essere ricordata sì, ma lo stesso vale per le gare precedenti – o per il 4-3 definitivo sul Barcellona, in una delle partite più emozionanti della storia del calcio italiano in Europa.

Probabilmente il ragazzo finirà alla Lazio, quel che è certo è che il romano andrà via. Non so quanto fosse da Inter, sicuramente lo è stato eccome, ovviamente non poteva essere un titolare indiscutibile visti gli altri protagonisti del centrocampo nerazzurro. Ma quel sorriso, quelle urla, quella incontenibile voglia di superare gli ostacoli, di regalare e regalarsi emozioni indelebili sono sicuramente arrivati in modo più che contagioso. Probabilmente esaltarlo più del dovuto gli ha fatto male. Nel senso che Frattesi è sicuramente uno forte, ma è oggettivo che siano centrocampisti più forti di lui. In ogni caso, pur avallando in toto la sua cessione – che a mio parere sarebbe dovuta avvenire prima, proprio per guadagnarci di più e per lasciare al ragazzo la possibilità di essere importante da un’altra parte -, c’è un velo di tristezza nel mondo nerazzurro per il suo più che plausibile addio.

In ogni caso in bocca al lupo. E che, parte fondamentale che uno non dovrebbe nemmeno scrivere ma carta canta, che il ricavato dalla sua partenza venga investito sul mercato. Su, come dice Chivu, qualcuno che alzi davvero il livello della squadra. Perché alla fine servono sempre i campioni per alzare i trofei. E nell’allestimento di una rosa non contano simpatie o antipatie. Ma solo la risposta del verde. 

Sezione: Editoriale / Data: Mer 12 agosto 2026 alle 00:00
Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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Simone Togna
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