Io rispetto le opinioni di tutti. Anche se non condivido certe idee, credo che ognuna meriti un’attenta analisi. Nessuno è infallibile, me compreso. E per crescere – sia come persona che nel mestiere che si svolge – credo sia utile esaminare ogni tipo di pensiero. Anzi, forse è proprio questo il segreto per poter capire – o quantomeno intendere – se si è sulla strada giusta o meno.
Poi tanto nel calcio contano i risultati. I fatti. Quello che succede sul verde. Chi vince esulta e chi perde spiega. Non mi piace però – e questo l’ho scritto più volte, ma purtroppo spesso e volentieri qualcuno ricade negli stessi errori – quando c’è un trattamento diverso. Vale per i singoli giocatori, per le squadre, per la vita di tutti i giorni.
E non sopporto chi sostiene una determinata tesi e poi se la rimangia a convenienza. Cambiare idea è da intelligenti, fingere di farlo, o ritrattare il proprio pensiero perché non si regge il confronto, una sorta di comportamento furbescamente codardo. Così si perde in reputazione e fiducia. Nella vita reale determina problemi sociali e litigate violente anche con gli amici. Nel mestiere del giornalista apprezzamenti e considerazione da parte di chi ti legge, vede e ascolta, a seconda del media che si rappresenta.
Quando l’Inter andava male – anzi quando l’Inter andava così così – non ho risparmiato le critiche. Si deve essere oggettivi e non aver paura di esporre la propria verità. Adesso però che i nerazzurri sono primi mi sembra abbastanza evidente che meritino più di un plauso.
E invece cosa emerge dopo Napoli? Che la squadra di Gattuso sia ormai facilmente battibile al San Paolo e che gli Azzurri abbiano quasi mollato mentalmente. Non voglio entrare nelle specifiche polemiche delle parole di Capello, un mister che stimo tantissimo per vittorie e curriculum. Mi permetto solo di sostenere che sia piuttosto lampante che chi parla solo di contropiede – e qui faccio un discorso generale, senza esplicito riferimento al navigato allenatore – non consideri le transizioni offensive, la squadra corta, il possesso palla prolungato quando serve o il correre gli uni per gli altri - con grinta e anche da stravolti - che contraddistinguono questa Inter. Sostenere che i nerazzurri abbiano vinto a Napoli solo perché gli avversari hanno sbagliato è limitato e limitante.
Chi parla solo di contropiede fa intendere un’accezione negativa del termine. Come se la compagine meneghina si schierasse sempre con tutti i suoi effettivi dietro a riccio. Come se valesse il motto: “Speriamo che quei due là davanti combinino qualcosa”.
Ecco, a parte che se anche fosse così, e arrivassero i risultati, non ci sarebbe nulla di male, né di criticabile. Ma basta vedere le partite per capire che non è così e c’è molto di più. Dal punto di vista del gioco, della parte atletica, emotiva e tattica.
E quando Conte sbotta con quel: “Lukaku è una pippa” di fatto esplicita tutto il pensiero che ho appena esposto. Facile esaltare ora Big Rom. Ma perché chi lo aveva criticato non fa titoli cubitali o non dedica intere trasmissioni a De Ligt che oggi è un panchinaro della Juve? Attenzione: per me l’olandese può diventare fortissimo, ma è oggettivo oggi dire che i suoi primi mesi in Italia siano stati un flop. Invece no, si esalta Demiral e si critica Godin, dimenticandosi di un Bastoni da Nazionale.
E che dire del nuovo Messi, quel Dybala che la Juve avrebbe voluto scambiare con Lukaku? Per l’ex Palermo io stravedo, è spettacolare, lo vorrei sempre nella rosa della mia squadra. Così come Lautaro, che nella percezione italiana vale meno – è meno forte o più scarso, come preferite – della punta bianconera. Nonostante Martinez abbia segnato di più in stagione e sia lui il titolare in Argentina.
Esempi simili ce ne sono a bizzeffe. Vedi il come si vincono le partite. Il fatto che i nerazzurri abbiano passeggiato a Torino o dopo quasi 23 anni abbia sfatato il tabà San Paolo non viene esaltato dai più. Piuttosto si tende a sminuire la prestazione di granata e campani. Mentre la Juve, nonostante abbia preso Sarri per giocare un calcio spumeggiante è pragmatica, cinica, un top club senza sbavature. Non vi sembra un tantino esagerato? E da lecchini di chi domina in A da anni?
Ah, quasi dimenticavo. Nell’immaginario collettivo di chi non si informava i cinesi del Milan erano quelli buoni, non come Suning che per molti voleva solo speculare sui nerazzurri.
Pensate con la vostra testa e informatevi. Solo così potrete ridere di gusto a teorie bislacche tacciate come verità assolute.
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