L'avversario più temibile dell'Inter potrebbe chiamarsi Inter. È una insidia, una evenienza. Le fanfare sono già partite, la Nerazzurra è consacrata come 'nettamente superiore', il campionato sembra già chiuso e la sentenza già scritta. Attenzione, pericolo alle porte. La situazione può confluire nella presunzione, sfociare nel rilassamento. Sarebbe un clamoroso harakiri. È solo una ipotesi certo, forse remota, ma è un boomerang narrato spesso nella storia pallonara. Se gestita male dall'ambiente Inter (sin qui eccellente ed efficace), la commedia del buono bello e figo può dunque trasformarsi in un film horror.

Lo sa bene Cristian Chivu, che il pericolo lo conosceva già da calciatore, ed oggi se l'è appuntato nelle prime righe dell'agenda. Benché la forza della sua rosa comparata a quella degli avversari sia in effetti verosimile, rientri in una visione realistica e non campata per aria. Visto anche i recenti risultati e soprattutto un mercato interista di alto livello, a cui le rivali (eccetto il Como) non hanno risposto con altrettanta qualità. Esserne consapevoli rientra nell'ordine delle cose, sentirsi tali senza spremersi fino all'ultima goccia di sudore risulterebbe fatale. Il calcio è logica non scienza. Lo scarto tra essere i più forti e coccolarsi in questa probabile e non scontata certezza è notevole.

Su questo equilibrio mentale si gioca una fetta importante della stagione nerazzurra. La centralità del lavoro di Cristian Chivu. Più di ogni valore tecnico ed accorgimento tattico. Abbassare la guardia per eccesso di sicurezza potrebbe rivelarsi il peccato più grande. Qualsiasi evoluzione, riadattamento (Diouf laterale) o lavoro di inserimento dei nuovi arrivati, passa in secondo ordine rispetto alla tenuta comportamentale, al rinnovo degli stimoli. Questi ultimi certamente un po' provati dai tanti successi già ottenuti. Chivu dovrà quindi vestire spesso i panni dello psicologo. A livello di gruppo e di singolo. E quando annuncia che non ci sono titolari fissi, in qualche modo indica la strada giusta: quella della conquista di un posto e soprattutto di sé stessi all'interno di un obiettivo comune. Restano le gerarchie, che non saranno marmoree se i giocatori non sapranno confermarle.

L'allenatore rumeno, sino qui impeccabile, dovrà farsi aiutare dalla società, dagli uomini cardine dello spogliatoio. Ogni partita sarà contro un avversario e contro un ipotetico (non impossibile) calo di tensione. Partendo dalla non facile trasferta in Sardegna. Da un Cagliari super gasato dalla vittoria di Parma.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 30 agosto 2026 alle 00:00
Giulio Peroni / Twitter: @peroni_giulio
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Giulio Peroni
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Giornalista e opinionista sportivo. Canali TV Sportitalia e Telelombardia Top Calcio 24. Emittente radiofonica Giornale Radio FM