Quarta vittoria consecutiva, percorso netto in Champions League come da programma e fieno in cascina in vista dell'inverno europeo. L'Inter rispetta le attese e regola con un eloquente 3-0 lo Slavia Praga, avversario che riporta alla mente le prodezze della LuLa durante la gestione di Antonio Conte. Oggi la LuLa è un lontanissimo ricordo e al Meazza, che da ieri ha una data di scadenza, continua a esibirsi la ThuLa. Nuovamente titolare, la coppia offensiva che ha saputo guadagnarsi un acronimo ha raccolto due reti (firmate da Lautaro) e un assist e mezzo (très bien, Thuram). E poteva piovere molto di più sulle teste dei cechi, che hanno lanciato sul tavolo ben poche fiches per sperare nel jackpot. Al punto da farsi notare meno rispetto ai loro rumorosi sostenitori al terzo anello blu. Ma è Champions League e le altre corrono, la classifica si muove e le differenze reti si ampliano a macchia d'olio, ergo non bisogna lasciare nulla al caso, esattamente come i nerazzurri che hanno interpretato ottimamente l'impegno infrasettimanale.
Cristian Chivu aveva avvisato alla vigilia tutto l'ambiente sulla difficoltà di una partita che in troppi davano per scontata fuori dalle mura di Appiano: "Una gara difficile perché ogni partita in Champions lo è, noi rispettiamo lo Slavia, il suo coach, quello che stanno costruendo. Sono una squadra davvero forte e sono sicuro che faranno una grande gara a San Siro domani", ha detto senza troppi giri di parole il tecnico romeno in conferenza stampa lunedì pomeriggio. Volontà ferrea di tenere tutti sull'attenti, non solo i propri giocatori, perché staccare la spina rischierebbe di avere effetti nefasti sulla costruzione del buonumore nerazzurro. Anche per questo l'eroe del Triplete ha optato per quella che considerava la miglior versione possibile dell'Inter, chiamando in causa per la prima volta Yann Bisseck, 'oscurato' dall'impatto sfavillante di Manuel Akanji ma sempre lì sul trampolino pronto a tuffarsi in campo. Dal tedesco al polacco, Piotr Zielinski per la prima volta titolare al fianco di quell'Hakan Calhanoglu di cui, sulla carta, potrebbe essere l'alternativa davanti alla difesa. Considerato per tutta l'estate sul piede di partenza, il polacco pare essere nelle grazie del proprio allenatore che pur avendo spesso abbondanza di scelta dalla panchina gli si è spesso rivolto a gara in corso, anche in situazioni scottanti come a Torino.
Scelte ripagate da un'altra prestazione di gruppo che Chivu definirebbe 'dominante', come piace a lui. Lo Slavia ha confermato di essere tatticamente ben lucchettato e per mezz'ora a costo di non superare la metà campo ha negato ogni possibile pertugio ai nerazzurri. Per sbloccarla, insomma, sarebbe stato necessario l'episodio fuori dagli schemi. Ed ecco il capitano che, dopo l'ennesimo tentativo di intercettare il passaggio in uscita di Stanek (l'esperienza contro il Torino è servita, eccome), lo costringe alla leggerezza fatale. Chi la dura, la vince. La rete del vantaggio, pur essendo un'iniziativa isolata di chi ci crede sempre, rientra in un contesto di aggressività marcata per favorire l'immediato recupero del pallone. Strategia che sta migliorando di gara in gara e che ha costretto i cechi a guardare per gran parte della partita. Stappata la bottiglia, la strada è diventata più liscia per i nerazzurri e anche se il 2-0 lo firma Dumfries e l'assist è di Thuram, menzione speciale la merita Francesco Acerbi che recupera il pallone, parte in dribbling e come Forrest Gump (la barba semplifica il paragone) si lascia tutti alle spalle e manda in porta i boys. Si dirà: vabbè, con questi avversari. Certo, ma a 37 anni e in Champions League non è per tutti.
Nel secondo tempo il terreno di gioco è vero e proprio velluto per i padroni di casa, che prima della rivoluzione dalla panchina di Chivu confezionano un gol di inzaghiana memoria, senza che qualcuno si offenda: taconazo di Thuram, Bastoni arriva come un treno e serve Lautaro tutto solo in area. Geometria purissima applicata al calcio in velocità e pubblico pagante (un po' meno del solito...) soddisfatto. L'unico rammarico, oltre alla preoccupante fasciatura di Thuram dopo la sostituzione (pare sia solo un crampo), è forse non aver timbrato il cartellino altre volte, perché in questo mega torneo conta la classifica ma conta anche segnare parecchio, e alcune nobili d'Europa stanno eseguendo. Ma non è il momento di cercare il pelo nell'uovo. L'Inter cresce a vista d'occhio e un po' alla volta tutti stanno comprendendo cosa Chivu intenda quando parla di squadra 'dominante'.
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