Sembra strano, ha un che di ironico. Ma in fondo questo è il ciclo della vita ed è facile credere che questo discorso riguardi anche gli stadi. Proprio nel momento in cui ha praticamente imboccato le ultime curve della sua esperienza ultracentenaria e si avvia al lungo cammino verso il tramonto e la demolizione, lo stadio di San Siro torna in qualche modo ad essere il fulcro del dibattito calcistico e del calcio giocato contemporaneamente. Lo fa partendo da stasera, visto che, aspettando quella che sarà la scelta della FIGC per il playoff di marzo, il vecchio Meazza ospiterà l’atto finale del girone di qualificazione ai Mondiali del 2026 tra l’Italia di Rino Gattuso e la Norvegia, che al termine della serata prenderà definitivamente il biglietto per il Nord America.
Parlare di rivincita per gli Azzurri dopo la pessima figura di Oslo, quando praticamente tutte le ambizioni di poter accedere direttamente alla fase finale dei Mondiali come non avviene ormai da otto anni sono saltate per aria, e vista la situazione ormai cristallizzata di classifica, appare alquanto fuori luogo perché poi nel complesso la formazione scandinava ha mostrato di aver trovato la quadratura del cerchio intorno alla propria macchina da gol Erling Braut Haaland prendendosi a raffiche di gol l’agognata kermesse iridata che mancava loro dall’ormai lontano 1998 quando la corsa in Francia si fermò agli ottavi proprio contro l’Italia. Che questa sera dovrà necessariamente accontentarsi delle briciole, possibilmente cercando una vittoria dal valore di un toccasana anche per dimenticare un po’ anche la polemica legata al sistema di qualificazione ritenuto fin troppo penalizzante (anche se non derivano solamente da questo dettaglio i mali della Nazionale.
E chissà che questa sia anche la volta buona per riuscire a vedere Francesco Pio Esposito segnare in quella che è ormai diventata a pieno titolo la sua ‘casa’, dopo che nei suoi primi tentativi con l’Inter l’attaccante di Castellammare di Stabia, che ha avuto il merito di mettere il sigillo definitivo nella partita invero più grigia del palazzo che sovrasta lo stadio di Chisinau contro la Moldova, non ha avuto particolare fortuna, a volte anche per qualche errore personale. Pio Esposito che è stato al centro delle dichiarazioni della vigilia, tra un Gattuso che lo ha invitato semplicemente a “fare il Pio”, un Federico Dimarco che ha lanciato un nuovo invito alla pazienza nei suoi confronti promettendo che tutti lo aiuteranno quando arriverà qualche inciampo, e un Haaland che interpellato in conferenza stampa proprio su Esposito se ne è candidamente uscito con un: “Onestamente non so molto di lui”. Nulla di mortificante o malizioso nelle parole della stella del Manchester City, ci mancherebbe; del resto, probabilmente molti si sarebbero trovati nella stessa situazione e avrebbero biascicato una risposta simile davanti ad una domanda sull’imberbe Haaland che solo pochi anni fa cominciava a mietere gol a raffica quando militava al Salisburgo…
Quella di questa sera sarà una delle ultime vetrine internazionali delle quali godrà, come detto, lo stadio di San Siro, destinato fra qualche anno a finire nell’album dei ricordi di tantissime persone. Perché ormai il dado è tratto e non sembra esserci alcuna paura di eventuali ricorsi dei soliti irriducibili del fronte del no: la strada è quella del nuovo, tanto atteso, avveniristico impianto al momento nelle mani e nella mente di Norman Foster e Manica Architecture. E negli ultimi giorni in tanti si sono presi la briga di ribadirlo, a partire da Beppe Marotta che ha rimarcato come l’abbattimento del Meazza è ormai un atto obbligato per fare strada al domani e ad un impianto fruibile sette giorni su sette; ha proseguito il presidente del Milan Paolo Scaroni, prima guida del progetto, sciorinando dati su dati legati all’indotto economico e alla potenziale crescita dei ricavi e sottolineando la fattiva collaborazione dell’Inter, nello specifico nella persona di Katherine Ralph. Ha chiuso la carrellata l’assessora allo Sport Martina Riva che ha dato virtualmente mandato ai realizzatori di creare uno stadio capace di fare sognare tutti come ha fatto il Meazza lungo questi cento anni.
Il nuovo stadio sarà operativo, nelle intenzioni dei club, a partire dal 2030, in tempo per gli Europei del 2032 che tutte le componenti hanno capito essere praticamente l’ultimo treno per poter dotare finalmente le città italiane di stadi moderni e colmare un gap ormai diventato atavico nei confronti della stragrande maggioranza dei Paesi europei. Anzi, forse per cogliere l’occasione fino in fondo allinearsi alle tendenze ormai comuni in materia di impiantistica sportiva può essere una soluzione solo parziale, perché potrebbe comunque non cancellare un distacco accumulatosi per anni e porterebbe ad avere stadi nuovi ma sostanzialmente già visti. Semmai, questa deve essere l’opportunità per scrivere una nuova pagina della materia, aprire una nuova era nella storia dell’impiantistica sportiva inventandosi soluzioni sempre più innovative a vantaggio di pubblico e protagonisti sul campo. L’Italia può diventare apripista di questo nuovo capitolo come non le riuscì di fare in occasione del famigerato Mondiale del 1990, quando il momento era buono per realizzare stadi innovativi e pioneristici facendo del nostro Paese il vero motore anche su questo fronte come già lo era all’epoca sul campo; ma alla fine, tra una stortura e l’altra, quella grande occasione fu gettata malamente alle ortiche con le conseguenze a tutti note.
Esaurite le parole e gli slanci verso un futuro più vicino di quanto possa sembrare, adesso la parola passa al San Siro di oggi e al campo: in serata con l’Italia, ma soprattutto domenica prossima, quando la Serie A vivrà il suo momento clou del weekend con il nuovo capitolo dell’eterna disputa rossonerazzurra, il derby tra Inter e Milan. Una partita che più attesa forse non si può, dove da un lato c’è l’Inter capolista del torneo in compagnia della Roma, che avrà sicuramente una motivazione ulteriore rivedendo il magrissimo bottino dell’ultima stagione in tema di stracittadine, con appena due pareggi colti e tre dolorosissime sconfitte incassate, due di queste costate una la vittoria in Supercoppa l’altra la finale di Coppa Italia; dall’altro, c’è invece un Milan che dopo aver vissuto in quei derby vinti due delle poche soddisfazioni di un’annata amarissima vuole rilanciare la sua candidatura per i piani alti della classifica dimenticando in fretta l’improvviso mezzo stop di Parma.
Insomma, parafrasando un po’ la battuta fatta da Alberto Sordi nelle vesti del marchese Onofrio Del Grillo nel liquidare l’ebanista Aronne Piperno dando il la alla crudele beffa nei suoi confronti, architettata nella sceneggiatura allo scopo di mettere a nudo malcostume e corruzione dello Stato pontificio, si può dire: avete lavorato bene, belle le dichiarazioni, bello lo stadio, bella la sintonia tra club, bello tutto… Ma domenica c’è il derby, e quindi è cosa buona giusta tornare alla sana rivalità che scorre nelle vene di una città intera al di là di interessi economici e visione strategica futura, che poi ai tifosi interessa il giusto perché si entra nella settimana dove l’unica cosa che conterà sarà prevalere sul malcapitato cugino. E per lo stadio nuovo, davvero, ci saranno tanti domani.
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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