Per provare a predire che derby di Milano sarà tra dieci giorni serve leggere le più recenti dichiarazioni rilasciate da Cristian Chivu e Massimiliano Allegri in sede di analisi o preparazione delle ultime due partite giocate prima della sosta. A Parma, il Milan si è incartato ferendosi proprio con lo stesso coltello tattico con il quale taglia a fette gli avversari. Sopra di due gol, i rossoneri hanno pagato carissima una disattenzione difensiva che è arrivata al culmine di un atteggiamento fin troppo speculativo e rinunciatario, vista la forma e il valore dell’avversario. Adrian Bernabé ha messo ha nudo il difetto più grande dei rossoneri prima con il mancino, che ha incendiato la rimonta dei ducali, poi con quelle parole post-gara che, forse, rendono ancora più evidente su dove debba lavorare Massimiliano Allegri. "Oggi il Milan ci ha lasciato giocare di più rispetto ad altre squadre", ha detto lo spagnolo a Sky Sport. Rimarcando un tema che era già stato dibattuto nella conferenza della vigilia , quando il giornalista Carlo Pellegatti aveva fatto notare a Max che il Diavolo è ultimo in Serie A nella classifica del PPDA, il 'Passes Per Defensive Action', l’indicatore statistico che misura l'intensità del pressing di una squadra. "Io sono molto basico... Questi numeri PP, FFP faccio fatica a comprenderli, scusate la mia ignoranza”, ha risposto il tecnico livornese, probabilmente tenendo fede al personaggio che qualche anno fa, nella sua battaglia personale portata avanti per evitare di complicare il calcio, arrivò a dire che ‘a volte sembra che bisogna mandare i razzi sulla luna’ replicando a chi prova a rendere questo sport più scientifico. Dopo la risposta a forma di battuta, però, Allegri è tornato serio e ha offerto un punto di vista interessante: "Possiamo migliorare la fase di possesso nella metà campo avversaria perché a volte siamo troppo frettolosi, ma dipende anche dalle caratteristiche dei giocatori: abbiamo calciatori istintivi e veloci ad andare a chiudere l’azione”. Insomma, il calcio allegriano in purezza: non c’è per forza bisogno di essere aggressivi per avere la palla e, quando questa transita nei nostri piedi, dobbiamo utilizzarla al meglio. Non è un caso che il Milan, anche dopo aver vissuto i 20’ peggiori della sua stagione al Tardini, sul 2-2 ha avuto due mega occasioni per vincere la partita. Una con una combinazione centrale contro una difesa schierata, l’altra nel più classico dei contropiede. In questo senso, occhio ai ritorni in campo di Christian Pulisic e Adrien Rabiot.
Per contro, l’Inter è squadra che cerca di divorare il campo in avanti senza palla, come fatto intendere da Chivu dopo la gara con la Lazio, nella quale Lautaro e compagni hanno applicato in campo quasi perfettamente i principi di gioco del tecnico romeno: "E' una cosa sulla quale lavoriamo da inizio stagione, ovvero far fare uno switch mentale in fase di non possesso a una squadra forte che sapeva gestire i momenti con la fase di possesso. Ci sono stati momenti non all'altezza negli ultimi tre mesi perché poi abbiamo concesso qualcosa. Ma era una cosa più mentale che di organizzazione. Oggi abbiamo aggiunto qualcosina in più da questo punto di vista. L'approccio mi è piaciuto, siamo stati molto aggressivi, ho visto una squadra in fiducia", ha detto l’ex Parma. Una strategia che ha previsto una riaggressione feroce anche a costo di ‘sacrificare’ alcuni giocatori sull’altare delle sanzioni disciplinari: tre ammoniti in 52’ sono il prezzo da pagare quando giochi sempre al limite. Di fronte a questo scenario, Chivu ha dovuto semplicemente accelerare i cambi imitando il suo predecessore portando a casa i tre punti senza particolari patemi, se si eccettua l’occasione di Gila da palla inattiva. A Verona il rischio fu superiore con quell’intervento disperato di Yann Bisseck a fermare la ripartenza di Giovane, lanciato in 1 vs 1 con Yann Sommer. Questione di caratteristiche degli avversari, un monito per ricordarsi che la filosofia di calcio va sempre adattata al contesto. Guai, insomma, a pensare di verticalizzare l’azione con forzature contro i cugini, se i reparti non sono compatti. Da evitare anche il pressing furioso, se non coordinato perché al Milan basta uno spazio vuoto da occupare per fare danno agli avversari. Queste partite, inoltre, vengono orientate più di altre dagli episodi (le palle inattive e i tiri dalla distanza di Hakan Calhanoglu possono cambiare la storia del match in maniera imprevedibile); servirà, in ogni caso, la famosa lettura dei momenti tanto cara a Chivu. Con la Lazio, nella prestazione forse più completa in questo avvio di stagione, la squadra lo ha fatto bene. "Siamo riusciti a capire che bisognava essere più attendisti dopo sette gare in pochi giorni. Però mantenendo l'aggressività, quella voglia di mettere pressione sul portatore di palla rubandogliela magari un pelino più in basso. A parte l'occasione sul 2-0, abbiamo fatto le cose abbastanza bene”, ha detto Chivu. Probabilmente dando la chiave giusta della stracittadina: dovrà esserci equilibrio sia tattico che emozionale.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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