"Hai giocato con grandi difensori: Bastoni, Akanji, Acerbi. Cosa hai imparato da loro e cosa hai imparato sulla difesa in Italia?": questa la domanda che, sul palco del Festival dello Sport di Trento, è stata posta a Yann Bisseck. Il tedesco ha risposto così: "Hai dimenticato Matteo Darmian. E' la persona da cui ho imparato di più, è una persona molto molto intelligente e gioca prima con il cervello".

Due gli spunti da questa frase. Il primo, sul quale non è necessario soffermarsi più di tanto ma che è giusto evidenziare, riguarda l'intelligenza di Bisseck, che ha evitato le solite, noiose, risposte pre-confezionate. Il secondo, che invece è decisamente più interessante anche in un'ottica più ampia, è l'importanza dei colpi "alla Darmian" nella costruzione di un sistema vincente.

Per capire la duttilità, la disciplina e il peso avuto da Darmian nella costruzione di questo ciclo dell'Inter non serve certo essere stati nello spogliatoio nerazzurro negli anni addietro. Il legnanese è arrivato alla Pinetina in punta di piedi, anche tra qualche mugugno, nel 2020, salutando nel 2026. In mezzo 218 presenze, 13 gol, tre Scudetti, tre Coppe Italia, tre Supercoppe, una sorta di seconda carriera che lo ha portato, nel 2023, a vestire la maglia della Nazionale quasi sei anni dopo l'ultima volta.

Al di là dei freddi numeri, che comunque sono ben esplicativi, Darmian, così come Acerbi, Mkhitaryan, De Vrij, fa parte di quel gruppetto di giocatori che ha contribuito, e non poco, ad alzare il livello della squadra nei primi due anni del ciclo di Inzaghi. Eccezion fatta per De Vrij, che però aveva vissuto un vistoso calo tra il 2021 e il 2022 e poi si è riscattato alla grande, gli altri sono stati accolti con scetticismo. Eppure, il loro ruolo è stato fondamentale per elevare lo status di un gruppo di giocatori sicuramente molto forti, ma ancora lontano dallo standard europeo mostrato raggiungendo due finali di Champions in tre anni.

Se oggi si parla di un'Inter che può raggiungere traguardi importanti a livello continentale, tanto passa dal senso del lavoro e dalla serietà trasmessa dai senatori. In senso teorico, il percorso del club milanese è un monito fondamentale per tutti: non basta comprare giocatori giovani a suon di milioni o mettere a segno acquisti sensazionalistici dall'estero. Per arrivare al top bisogna creare il giusto mix, dalla dirigenza alla rosa, di freschezza, esperienza, personalità e talento. Niente di rivoluzionario, per carità, ma sono sempre meno le società in grado di combinare gli ingredienti.

Non è una sorpresa dunque che, un po' per necessità legate agli infortuni e un po' per le difficoltà trovate in queste prime giornate, il Bologna abbia scelto di puntare su Darmian. Del resto, qualcosa di lui è rimasto anche in questa Inter, come ben dimostrano le parole di Bisseck da cui siamo partiti.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 00:00
Alessandro Savoldi
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Alessandro Savoldi
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Sin da piccolissimo appassionato di sport a 360°, di calcio in particolare. Dal 2025 segue l'Under23 e la Primavera dell'Inter per FcInterNews.it, sempre con passione, attenzione e cura dei dettagli.