Ospite al 'Festival di Trento', Christian Vieri è salito sul palco per ripercorrere le tappe più significative della sua carriera attraverso le domande di Andrea Elefante, giornalista della Gazzetta dello Sport. Ampia la parentesi aperta da Bobo sulla sua esperienza all'Inter: "Mi è dispiaciuto lasciare Lazio, ma volevo giocare con Ronaldo - l'ammissione di Vieri -. Mi chiamò il secondo di Lippi e dissi subito sì. Volevo andare a giocare a San Siro, con Ronie. E' stato bello, bello, bello, bello. I 90 miliardi del mio cartellino? Mica li ho presi io. Cosa me ne frega? Problemi loro. Avevo un pesetto sulle spalle perché voi giornalisti eravate cattivissimi. Ora sui social posso reagire, a quei tempi non potevi smentire, non avevi i mezzi. Mi sono detto che ero il giocatore più pagato e sentivo che dovevo segnare per evitare storie. Ho fatto 40 giorni di ritiro correndo come una belva. Pensavo solo a fare gol, per fortuna ne ho fatti tre (all'esordio col Verona, ndr). Dopo il primo gol ero leggerissimo". 

Sei rimasto sei anni all'Inter, la ferita più grande è aver giocato solo 667 minuti con Ronaldo?
"Potevamo fare qualunque cosa io e lui. Ma si è fatto male al ginocchio ed è stato fermo due anni, sono tanti. Ha avuto questo problema gravissimo, altrimenti non si sa cosa avremmo potuto fare. In quei pochi minuti insieme abbiamo fatto 18 gol". 

Cosa vi dicevate quando eravate nello spogliatoio? 
"Poverino, due anni è stata dura e non si sapeva a che livello avrebbe giocato al suo ritorno. Quando si è fatto male all'Olimpico, io ero a casa perché ero infortunato. Sono stato male per lui, essendo suo amico oltre che compagno. Siamo molto amici anche oggi, lui è un tipo simpatico". 

Il 5 maggio 2002 ti ha tolto uno scudetto che sembrava già vinto.
"Mi ha fatto male per l'addio di Ronaldo, oltre al fatto di aver perso lo scudetto all'ultima giornata. Siamo andati in vantaggio due volte... Brucia, ci tenevamo a vincere perché era tanto che l'Inter non vinceva. C'era tanta pressione, anche per la famiglia Moratti. Queste sono cose che fanno parte dello sport, ma all'ultima giornata ha fatto male. C'erano tutti gli ingredienti per vincere, compreso lo stadio tutto nerazzurro... A me non interessava essere un'icona dell'Inter, mi andava bene fare il secondo di Ronaldo. Se c'era lui, io ero felice". 

La corona da re regalata da Marco Materazzi al centesimo con la maglia dell'Inter. 
"Non mi aspettavo di riceverla, non ci pensavo neanche. Fu un bel gesto da parte di Materazzi, è il numero uno. Io re di San Siro? No, mi sentivo forte perché avevo confidenza in zona gol. Sapevo che quando stavo bene potevo segnare, avevo fame di gol e di vittorie". 

Sezione: Focus / Data: Ven 02 ottobre 2026 alle 15:27
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
autore
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.