Sono le 14,50 e, in perfetto orario, secondo quanto previsto nel cronoprogramma del ‘gruppo coreo’, un enorme striscione lungo quanto l’intera Curva Nord, viene srotolato. E’ il prologo all’ennesima, grande, impresa della Nord interista. Inter-Juve non può mai essere una partita come le altre. E su questo, ma solo su questo, siamo concordi con il tecnico juventino Antonio Conte. Il derby d’Italia è la Partita. E i nerazzurri lo sanno bene. In Curva su ogni seggiolino verde una bandierina e uno cartoncino. Il tutto accompagnato da un foglietto con spiegazione dettagliata del che fare.
Ancora una volta, come nel derby d’andata dell’anno passato, la Nord dimostra di saper stupire. Due coreografia in una. Ma la cosa più bella, il tutto in movimento. Alle 14.55 si alza il sipario. La Nord è ricoperta da un’enorme scritta ‘MAI STATI IN B’. Che in sequenza viene succeduta da una bellissima scenografia che rimanda allo storico Triplete: Tricolore, Coppa Italia e, ovviamente, la tanto rincorsa e poi conquistata, Champions League. E’ uno spettacolo unico. Che va avanti per almeno 5 minuti. Cartocino alzato in Curva dai ragazzi in transenna significa ‘fermi’, braccio alzato significa via al conto alla rovescia e allo 0 bandierine al vento. La Nord funziona come un orologio svizzero. I sincronismi, grazie alla collaborazione di tutti i ragazzi, ci sono eccome. Tanto che a “coreo” terminata ci si applaude perché il risultato, quanto meno, quello sugli spalti, è stato pienamente centrato.
La Nord si conferma la Curva più bella d’Italia a livello di creatività coreografica e non è un caso, che anche al festival di Berlino se ne siano accorti, con un cortometraggio che ha svelato i segreti e tutto quel che ci sta dietro per ottenere risultati di questo genere. Ora tocca al campo. Ed è lì che, purtroppo, iniziano subito i dolori. L’Inter pur offrendo una prestazione generosa è impotente davanti ad alcuni suoi limiti (cercasi prima punta), oltre che a quelli, meno giustificabili, legati all’ennesimo arbitraggio che non convince. Il gol di Quagliarella con leggero tocco di Samuel che spiazza Handanovic, potrebbe avere effetti ben più destabilizzanti sull’undici di Strama. Ma non è così. Nei primi venticinque di gara l’Inter mette più volte in difficoltà la Juventus. Buffon si trova addosso un colpo di testa di Palacio a colpo sicuro.
Il primo tempo si trascina via con un leggero calo dei nerazzurri nella seconda parte. Ma in Curva Nord il tifo continua incessante. La gara è di quelle che si deve giocare fino al 95’ anche sugli spalti. Ed è giusto così perché il secondo tempo è tutta un’altra musica.
L’innesto di Guarin al posto di un Alvarez spento e svogliato – a proposito, che novità!? – dà più convinzione alla fase d’attacco nerazzurra. Tanto che al 54’ Cassano pesca alla perfezione un inserimento di Palacio che arriva in porta. Un gol bellissimo. Il boato dello stadio e la carica dei 70 mila cuori nerazzurri galvanizza per qualche istante tutto l’ambiente.
Ma passano sei minuti e arriva la beffa. Il gol di Matri con la difesa nerazzurra che si ferma convinta che la palla sia uscita prima del cross dal fondo è la metafora di una stagione dove finora, malgrado l’impegno del collettivo, non si raccolgono risultati. C’è ancora mezzora. E in Curva come in campo si cerca di dare tutto. Cassano sfiora il pareggio. Quindi l’errore di Rizzoli che pesa come un macigno sull’esito finale dell’incontro. Ma che ancor di più ci fa chiedere a che cosa servano i “giudici d’area”. Chiellini stende Cassano che va in porta. Lo perde nel dribbling e così lo riprende con uno sgambetto… Penalty solare? No perché in campo c’è l’Inter. Ossia, la squadra a cui non viene fischiato un calcio di rigore dal 3 novembre 2012.
E’ il segnale di un’altra partita storta. Benché la compagine nerazzurra ci provi fino alla fine con anche Handanovic che prova a salire sui calci piazzati e fare come fece Toldo in un Inter Juventus 1 a 1 di oltre un decennio fa. Finisce 1 a 2. Fu così anche l’ultima volta che il derby d’Italia si giocò di pomeriggio. Allora meglio di sera, magari non con Rizzoli.
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