In occasione del lancio ufficiale del nuovo programma di Inter TV chiamato "Uno di noi", Marco Materazzi si è raccontato ai canali ufficiali nerazzurri ripercorrendo il proprio percorso con la maglia dell'Inter.
Materazzi ripercorre la propria carriera in nerazzurro
Tutto inizia al Perugia, occasione in cui ti mettesti in mostra per i tanti gol. Ti ricordi quando sei stato chiamato dall'Inter?
"Certamente, me lo ricordo bene. Mi ricordo che c'erano altre squadre su di me, ma io firmai a gennaio perché ero convinto che i nerazzurri sarebbero tornati a vincere dopo un periodo un po' storto e decisi che sarei dovuto essere lì in quel momento. Così è stato e firmai in inverno affrontando l'Inter di lì a poco e segnai anche. Incontrai Facchetti (allora vice-presidente dell'Inter, n.d.r.) che disse di calmarmi perché con quella rete raggiunsi il record di marcature per un difensore in una singola stagione di Serie A che spettava proprio a lui (ride, n.d.r.)".
Ci racconti il primo anno all'Inter?
"Non pensavo andasse così perché il primo anno fu davvero un campionato incredibile dove avevamo quattro attaccanti fortissimi, di cui due erano Vieri e Ronaldo. In quell'annata Bobo segnò tantissimo, mentre Ronie decideva quasi tutte le partite decisive. Pensavamo davvero di poter accarezzare il sogno di vincere lo Scudetto dopo essere ripartiti da zero e dopo aver comprato tanti giocatori nuovi oltreché il nuovo allenatore (Hector Cuper, n.d.r.), che a malapena sapeva che facce avessimo. Qualcuno gli disse che io avevo il record di gol per un difensore, lui mi chiese conferma. Lì capii che tutti partivano da zero e che sarebbe stata una cavalcata dove probabilmente avremmo meritato di vincere. Dico sempre che il Triplete è stata la ciliegina sulla torta perché ci permetteva di chiudere un cerchio con quelli che avevano sofferto le pene del 5 maggio 2002".
Ti piaceva il soprannome Matrix?
"Mi piace tuttora perché è stato il mio nickname per tutta la mia storia calcistica".
Perché sei diventato così un idolo per i nostri tifosi?
"Probabilmente perché hanno visto in me delle caratteristiche che rispecchiavano i loro valori, ovvero quella di lottare contro tutti e tutto. In quegli anni non era facile subire gli sfottò degli avversari. Il Milan vinceva tutto e vedere i tuoi concittadini vincere coppe e Scudetti era dura. Non ringrazierò mai abbastanza i nostri tifosi perché mi hanno davvero fatto sentire uno di loro".
Il Milan era l'avversario contro cui provavi più gusto a vincere?
"No, per me era la Juventus".
Ti dava fastidio essere catalogato come il difensore cattivo?
"Qualche volta ho esagerato e me ne sono vergognato. Innanzitutto, ribadisco che chiunque abbia giocato contro Materazzi non ha mai saltato la partita successiva. Ho fatto errori come tutti, ma se devo dire la verità anche oggi se gioco la gamba non la tiro indietro perché non mi piace perdere (ride, n.d.r.)".
Torniamo alla stagione 2006-2007, ovvero la tua migliore stagione. Ci racconti un momento di quell'annata?
"La doppietta contro il Siena dopo la sconfitta contro la Roma. Volevamo fortemente vincere sul campo quello Scudetto e riportarlo a San Siro dopo tantissimi anni. Mi ricordo quando partii da casa con il trolley e i miei figli mi guardarono stupefatti. Fui fortunato perché segnai una doppietta e e riportai quel benedetto Scudetto a Milano".
Dei tanti gol che hai realizzato, quale ricordi con maggior affetto?
"Per importanza quello nel derby perché ha avuto un sapore speciale in quanto mio unico gol nella stracittadina. Per quanto riguarda la bellezza tecnica direi la rovesciata contro il Messina perché ci furono tanti grandi passaggi prima della mia conclusione. In quel gol c'era tanto calcio".
Finisce l'era Mancini e inizia quella con Mourinho. È stato il tuo miglior allenatore?
"Sì, sicuramente. Non giocavo tanto, ma lui mi fece rimanere. Mi ricordo che quando venimmo eliminati dall'Europeo 2008 (dalla Spagna ai rigori, n.d.r.), lui mi scrisse un SMS e ancora non lo conoscevo: il messaggio recitava 'preparati perché il calcio è questo. Ci vediamo in ritiro". Uno che ti scrive una cosa così vuol dire che era già mentalmente avanti e che aveva fiducia in me. Io rientrai prima dalle vacanze perché avevo voglia di rituffarmi nell'ambiente calcistico. L'anno successivo mi chiamò mentre stavo facendo la spesa e mi disse che, anche senza essere titolare, puntava su di me. In quell'occasione mi disse che, se me lo fossi meritato ma senza promettere nulla, avrei potuto giocare tot partite e che se fossi rimasto ne sarebbe stato contento. Io buttai giù la chiamata e lo richiamai subito dopo per dirgli che accettavo di restare. Rinunciare sarebbe stato come dire di no agli U2 alla richiesta di andare in tour con loro. Era giusto rimanere in quell'ambiente che percepivo come una famiglia e giocai tutte le partite di Coppa Italia. Tanto è vero che, dopo la partita contro la Lazio, mi chiese se volessi giocare la finale di Coppa Italia contro la Roma. Io ovviamente dissi 'certo'. Noi vincemmo la finale e poi giocai la partita finale di campionato contro il Siena perché Lucio non stava benissimo. Non c'è manifestazione di fiducia più grande perché una non vittoria ci avrebbe tolto lo Scudetto. In finale di Champions League a Madrid sapevo che sarei entrato perché Josè, durante la semifinale di ritorno contro il Barcellona, mi disse che in finale saremmo stati sullo 0-2 verso il termine della partita per contrastare Gomez e Klose che erano due giocatori molto alti. Poi giocai 30 secondi, ma è per farvi capire il rapporto che avevo con lui".
Che ci racconti del Mondiale per Club vinto nel 2011?
"Lo abbiamo vinto anche per merito mio perché, quando andammo ad Abu Dhabi, io, Chivu e Stankovic concordammo che avremmo dovuto trovare un modo per vincere a tutti i costi quel trofeo. Dissi qualcosa del tipo 'se vinci è normale, se non vinci poi te lo ricordi'. E poi abbiamo vinto".
Cosa fa oggi Materazzi?
"Oggi mi godo i figli e la moglie anche se spesso ognuno di noi è in giro per il mondo. Ma è quello che sognavamo perché viaggiare ti apre la mente. Sono anche nonno di due bimbi, di cui uno nato il 9 marzo (anniversario della fondazione dell'Inter, n.d.r.). Lavoro poi a contatto con la FIFA e rivedo tanti compagni e tanti ex compagni".
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