Sempre nell'ambito della sua visita dei giorni scorsi presso l'Academy del Pyunik, Henrikh Mkhitaryan ha parlato anche ai microfoni dei canali ufficiali del club armeno che è stata la sua prima casa calcistica: "Cosa ho provato? Orgoglio. Perché partendo da qui ho fatto molta strada, raggiungendo l'Inter. Questo per me è motivo di grande orgoglio e posso dire che tornare al Pyunik è sempre bello".

La prima cosa che hai visto è stata la scuola calcio. Che ricordi hai?

"Tanti. Quello più vivo è legato al primo giorno, quando sono arrivato qui con mia madre. Ho visitato il luogo e mi hanno registrato come calciatore. Quello è stato uno dei momenti più piacevoli".

Cosa ti ha emozionato di più?

"Ogni momento è stato emozionante. Vedere il nome di mio padre sulla lapide commemorativa, incontrare i vecchi allenatori e vecchi amici, persone che hanno dato un grande contributo alla mia carriera calcistica. Poi lasciare le mie impronte a futura memoria".

Cosa significa per te il Pyunik personalmente?

"È il mio primo club, la squadra che mi ha dato ciò di cui avevo bisogno per creare il percorso che ho compiuto fino ad oggi permettendomi di iniziare a centrare degli obiettivi. Lo seguo ancora oggi, cerco di sapere sempre tutto. Ci sono anche dei miei amici che giocano qui, quindi posso dire che il Pyunik è tutto per me".

Cosa vorresti che i giovani imparassaero dal tuo percorso?

"Le difficoltà che ho affrontato per arrivare sin qui. Non solo i successi, ma anche le difficoltà perché è grazie alle difficoltà che puoi raggiungere il successo. La strada è difficile, per raggiungere i loro obiettivi devono lottare, credere in loro stessi, credere di potercela fare. Esistono due categorie: chi sogna un traguardo e chi vuole raggiungerlo. Chi sogna e basta non farà mai niente, ma chi lavora sodo e resiste alle difficoltà avrà successo".

Pensi sia più importante il talento o la disciplina?
"Non c'è talento senza disciplina, non c'è disciplina senza duro lavoro".

Ci sono stati momenti in cui hai dubitato di te stesso?

"Ho vissuto delle delusioni, ma sono durate solo poche ore. Dopodiché ho sempre trovato dentro di me una grande forza, mi sono convinto che quello che stesse succedendo fosse solo un attimo. Bisogna sempre fare in modo di trasformare le delusioni in un successo".

Ma come superi quei momenti?

"Con l'aiuto dei miei amici, della famiglia, dando e ricevendo consigli. Poi devo analizzare col mister il gioco sul campo e le varie situazioni, per trovare le soluzioni e andare avanti".

Cosa ti motiva a proseguire nella tua carriera?

"I giovani che mi seguono, mio figlio, mio padre, la famiglia. Dico questo perché non posso permettermi di lasciare finire tutto proprio sul più bello e lasciare incompleto quello che ho iniziato".

La tua definizione di successo è cambiata nel corso degli anni?

"No, perché per arrivare al successo c'è solo un modo: attraverso l'amore per se stessi e il duro lavoro. Il successo nasce dai fallimenti, dai fallimenti nascono le analisi e si avanza verso il successo".

Cosa motiva Mkhitaryan oggi?

"Il percorso fatto. Non voglio che la mia carriera finisca con un calcio di bassa qualità. Mi sveglio ogni mattina andando all'allenamento con entusiasmo e alle partite. Questo è ciò di cui ho bisogno".

Vuoi mandare un messaggio ai giovani calciatori?

"Voglio dire loro di cercare di lavorare su loro stessi ogni giorno, dentro e fuori dal campo. Usate di meno gli smartphone, perché sono solo un fastidio".

Sezione: Focus / Data: Lun 29 giugno 2026 alle 15:44
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
vedi letture
Christian Liotta
autore
Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.