Chissà se nell'ormai famigerata indagine della Procura di Milano sulla frode sportiva emergerà che anche Maurizio Mariani, romano, sezione di Aprilia, classe 1982 e rappresentante dell'Italia ai prossimi Mondiali, rientra nella cerchia degli arbitri non graditi all'Inter. Se così fosse, non sarebbe affatto inaspettato. Inaspettato come, nella sua interpretazione, non è quel pallone che Duvan Zapata scaglia di testa verso il braccio destro di Carlos Augusto al 75' di Torino-Inter, su cui aveva giustamente fatto proseguire non ravvisando alcuna irregolarità. Esattamente come accaduto a Napoli il 25 ottobre 2025 (ultima direzione dei nerazzurri), quando non era intervenuto sul contatto tra Henrikh Mkhitaryan e Giovanni Di Lorenzo intorno alla mezz'ora. Niente di ravvisabile dal campo, azioni valutate in diretta com'è giusto che sia. Poi succede qualcosa: viene richiamato. Al Maradona dall'assistente Daniele Bindoni (presente anche ieri), all'Olimpico Grande Torino dal VAR Paolo Mazzoleni. E lì cambia decisione, anche se con modalità differenti. Contro il Napoli si fida dell'assistente, posizionato comunque peggio di lui rispetto all'episodio (che verrà considerato un errore, soprattutto nel protocollo, dai vertici AIA), con Valerio Marini che approva al VAR; contro il Torino riguarda le immagini per oltre un minuto e alla fine opta per la concessione del rigore. Ignorando la dinamica che inviterebbe a ben altra interpretazione, in linea con quella degli ultimi mesi. In entrambi i casi, due rigori concessi contro l'Inter, due decisioni errate. Basterebbe per essere 'non gradito' ai nerazzurri?
Posto che quanto accaduto a Napoli non solo è una valutazione sbagliata del contatto, ma è anche una clamorosa violazione del protocollo (Mariani non rivede mai l'azione al VAR ma l'ultima parola spetta a lui), vale la pena soffermarsi sulla decisione che ha permesso al Torino di agguantare il 2-2 dal dischetto con Nikola Vlasic. A parte qualche voce fuori dal coro, la maggior parte degli addetti ai lavori concordano sul fatto che il fallo di mano di Carlos Augusto, in base alle più recenti direttive, non può essere punito con un penalty per più di una ragione: il difensore è di spalle e si gira solo all'ultimo, quanto basta per considerarlo un pallone inaspettato; la posizione del braccio è più che naturale proprio per il motivo di cui sopra; il movimento del difensore è finalizzato soprattutto a proteggersi istintivamente dal contatto con Duvan Zapata, che sta per finirgli addosso. Limitarsi ad annunciare che è rigore solo perché il braccio non è in posizione naturale significa sconfessare tutti gli altri aspetti dell'episodio, che indicherebbero una decisione opposta.
In attesa di capire come verrà spiegato quanto accaduto a Open Var, sempre che vada in onda viste le recenti vicende giudiziarie, vale la pena ricordare come finora i vertici dell'AIA abbiano giudicato legittime le decisioni in Milan-Inter (fallo di mano di Samuele Ricci al 95' sull'1-0) e Fiorentina-Inter (fallo di mano di Marin Pongracic sullo 0-1), giustificando il mancato intervento del VAR con il concetto di pallone inaspettato o braccio posizionato in modo naturale (o dentro la sagoma). Eppure entrambi i concetti possono serenamente, persino con maggior vigore, associati al tocco di braccio di Carlos Augusto sul colpo di testa ravvicinatissimo di Zapata. Invece nella fattispecie Mariani, mal suggerito da Mazzoleni, cambia la decisione di campo lasciandosi influenzare. E che non sia particolarmente convinto lo si intuisce dal tempo che trascorre al monitor, perché non c'è un'immagine chiara che suggerisca l'evidente errore. Quindi la domanda è: qual è il metro arbitrale? Non c'è bisogno di lasciarsi andare al vittimismo, basta elencare gli episodi più recenti per sostenere che quando c'è di mezzo l'Inter le valutazioni non rispecchiano sempre il trend. E se a questo si aggiungono il rigore clamoroso non concesso ai nerazzurri contro l'Atalanta per fallo di Giorgio Scalvini su Davide Frattesi al minuto 85 e quello regalato al Como nel finale sul tiro di Nico Paz a cui si è opposto a distanza di sicurezza Ange Bonny, il quadro assume contorni sempre più preoccupanti. Perché se gli arbitri sbagliano, lo fanno tendenzialmente a danno dell'Inter e con tante prove più o meno evidenti il retropensiero nasce spontaneo.
Per questa ragione, sempre parlando per ipotesi, servirebbe uno sforzo di immaginazione per credere che la società abbia arbitri graditi visto l'andazzo generale di questi ultimi anni. Più plausibile non ce ne sia nessuno. Ma si scherza, ovviamente...
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