Si chiama Elliot Anderson, ha 23 anni ed è un centrocampista in forza al Nottingham Forest, reduce da una stagione da 50 partite con 5 reti e 4 assist. Ebbene, i Tricky Trees hanno rifiutato un'offerta da 120 milioni di sterline da parte del Manchester City. Gran bel giocatore, fa parte della lista dei convocati al Mondiale in corso tra Canada, Messico e USA, ma 120 milioni di sterline... Per i comuni mortali non inglesi, sono 140 milioni di euro. Rifiutati. Dal Nottingham, che ha mostrato grande interesse per Davide Frattesi e probabilmente non andrebbe a investire per lui più di 25 milioni di euro. Cifra che l'Inter, sia chiaro, non rifiuterebbe. Certo, uno è reduce da una stagione molto positiva, l'altro praticamente non si è visto. Uno è un 2002, l'altro è un '99. Uno è sul mercato dichiaratamente, l'altro non è in vendita. Le differenze sostanziali ci sono. Ma 140 milioni per Andersen (rifiutati!) e 25 milioni per Frattesi è una differenza abissale, troppo elevata che va ben oltre la differenza tecnica e tattica tra i due. Si pensi solo che Frattesi ha deciso un quarto di finale e una semifinale di Champions League da subentrato. Andersen la Champions League l'ha vista solo in TV. Evidentemente questa non è una discriminante che pesa. 

Il discorso è il solito: la NBA del pallone resta la Premier League, dove gira così tanto denaro da potersi permettere di gettarlo via o di avanzare proposte senza senso per giocatori non ad oggi spostano gli equilibri fino a un certo punto. Tutti i club hanno così tanto potere economico da potersi permettere dei no pesantissimi anche di fronte a un mucchio di soldi. Non è una coincidenza se in Inghilterra vengano avanzate proposte che fuori dai confini non troverebbero conferma anche per calciatori più validi. Questo perché i ricavi derivanti soprattutto dai diritti televisivi permettono a questa ristretta cerchia di toccare picchi inarrivabili oltre confine, salvo pochi altri club blasonati. E l'Italia muta.

Tutto questo preambolo per ricordare alcune delle parole dette da Cristian Chivu durante l'intervista rilasciata a Ivan Zazzaroni: "Nessuno ti dà garanzie che i soldi ti portino la vittoria. Però aiutano a tenere alto il livello di competitività. Noi abbiamo giocatori bravi, poi è ovvio che c'è bisogno di inserirne di forti. Ce ne sono in giro, bisogna essere bravi a sceglierli, e noi lo siamo con i direttori sportivi e il reparto scouting. Manca qualcosa altro però... (ride, ndr)". Qualcuno ha intravisto una frecciata alla proprietà, magari in parte è così. Ma quando il discorso verte sulla Champions League e sulla possibilità di arrivare fino in fondo, è ovvio che la competizione sia impari. Si pensi alle ultime due finaliste: una inglese, l'altra francese, però parecchio ricca. Una constatazione che dovrebbe ulteriormente fare riflettere sull'impresa dell'Inter di arrivare due volte in finale nel giro di tre anni. Bilanci alla mano, un'assurdità. 

È vero che la chiave per vincere è la competenza, ma è altrettanto vero che grossi budget permettono anche di valorizzare questa competenza. Un bravo chef non può creare piatti gourmet se non ha tutti gli ingredienti necessari, ma il suo know how gli permette di preparare comunque ottime pietanze. Finora in casa Inter si è cucinato con ingredienti poco costosi, ma scelti in modo intelligente e perfettamente amalgamati tra loro. Poi, certo, pretendere di essere sempre alla pari di ristoranti stellati sarebbe pretestuoso. Così succede che persino un playoff con il Bodo/Glimt possa essere fatale a una squadra comunque di grande livello. Quindi ha ragione Chivu quando sostiene che per mantenersi a certi livelli e sperare di rientrare tra i candidati alla vittoria del trofeo, servono investimenti importanti. On parole più semplici: l'Atalanta chiede 50 milioni per Palestra? Eccoli. Ma non è la realtà nerazzurra né italiana. E finché in Premier League continueranno a offrire 140 milioni di euro per buoni giocatori ricevendo persino dei rifiuti, ci sarà poco da sperare. La NBA è un mondo a parte, anche nel calcio. Viva la competenza. 

PS, complimenti ai ragazzi di Simone Fautario che hanno conquistato lo Scudetto U18 battendo ai rigori il Bologna a Cesena. Non si riesce proprio a smettere di festeggiare in casa nerazzurra.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 14 giugno 2026 alle 00:00
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
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Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.