La scottatura che il tifoso dell'Inter ha sentito bruciare sulla sua pelle la sera del 23 giugno, dopo aver appreso la notizia del mancato arrivo di Marco Palestra, impone una riflessione su come vivere il calciomercato in generale.

Se proprio non si può fare a meno dell’aggiornamento 24/7 sulla propria squadra del cuore nei tre mesi estivi e nel mese invernale, è bene prendere delle precauzioni: bisogna, per esempio, diffidare da chi parla di volontà di un determinato giocatore di andare nella tale squadra e solo in quella. Questa sua facoltà è facilmente influenzabile da numerosi fattori, tra cui il diverso potere d’acquisto dei club che, a parte rare eccezioni (vedi PSG), dipende direttamente dal campionato di appartenenza. Non scopriamo niente dicendo che sono i soldi a muovere il pallone. Una parte cruciale in questa storia la recitano i procuratori che devono fare gli interessi dei propri assistiti ma anche quelli personali. E, quindi, non appare strano che un giocatore italiano in ascesa, con gran parte del potenziale ancora tutto da mettere in mostra, decida di andare in un Chelsea senza coppe, ma che gioca la Premier League, anziché scegliere la comfort zone nerazzurra per restare nel campionato che già conosce. Per qualcuno la scelta dell’ex Cagliari è insensata dal punto di vista tecnico, ma quest’ultimo aspetto è impossibile da scindere da quello economico. Quindi, fatta la somma, senza contare poi che chi lo cede, l’Atalanta, ci guadagna di più, l’epilogo è perlomeno plausibile. Non scontato, come si è affrettato a dire qualcuno per denigrare la Serie A che risulta sempre perdente rispetto al campionato inglese sul piano del fascino da troppi anni a questa parte.

La differenza rispetto ai precedenti Tonali-Newcastle, Leoni-Liverpool e Calafiori-Arsenal sta nel fatto che l’Inter, intesa come società, in questo caso, aveva dato l’illusione di potersi assicurare uno dei talenti nostrani più interessanti sul mercato spingendosi fino a quota 45 milioni di euro più 5 mln di bonus. Quota ritenuta medicaticamente come un’assicurazione sulla vita per l’ingaggio del giocatore. Una conclusione a cui si può giungere solo se non si considerano i parametri folli che governano il mercato mondiale. E, infatti, ai Blues è ‘bastato’ prima triplicare lo stipendio garantito dalla Beneamata al giocatore, per poi andare dalla famiglia Percassi con l’assegnone da 60 milioni di euro più una percentuale sulla futura rivendita. Un blitz con cui i londinesi hanno ribaltato il tavolo in poche ore. Altro che telenovela, qui è andato in onda un cortometraggio dal finale amaro per il mondo nerazzurro e, al contempo, esaltante per i tifosi del Chelsea. Un modo agli antipodi di vivere il calciomercato. Da una parte i sognatori d’oltremanica, dall’altra i ragionieri italiani con la calcolatrice in mano.

E quale è la cura, allora, per i tifosi che non vogliono avvelenarsi la vita da qui ai prossimi due mesi e rotti? In un certo senso, l’ha trovata, forse inconsapevolmente, Manuel Akanji. Sì, perché, lontano migliaia di chilometri da Milano per via del Mondiale, che attualmente occupa al 100% i suoi pensieri, è riuscito a isolarsi talmente bene dalle fake news e dal rumore che genera il mercato che non aveva saputo nemmeno dell’ufficialità del rinnovo di Cristian Chivu. L’unica notizia degna dell’estate per il tifoso interista, assieme a quella del ritorno alla base di Aleksandar Stankovic. 

“Chivu ha rinnovato? Davvero? Non avevo visto. Fino a quando?”, ha chiesto al giornalista della Gazzetta dello Sport il difensore, ignaro di tutto, dopo la il match vinto dalla Svizzera contro la Bosnia, nelle ore successive all’annuncio dell’estensione del matrimonio tra l’Inter e il tecnico del doblete. La risposta di chi si tappa le orecchie e chiude gli occhi nella speranza di risvegliarsi il 2 settembre.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 25 giugno 2026 alle 00:00
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.