La vicenda Palestra, il mercato ai box, l'andamento lento che sgasa un po' i frizzanti cuori. E ora c'e' pure Nico Paz che non arriva. Allegria poca, dunque. E via libera ai mugugni. Che però a mente fredda sarebbe saggio declinare in (misurate) riflessioni. Non in affrettati consuntivi. Meglio evitare, quindi, inopportune ed intempestive conclusioni. Nella percezione nerazzurra di una notte di fine giugno, l'azione più sapiente resta un tuffo a piedi uniti nel sano realismo. Che non fa rima con pessimismo. Sia chiaro: all'Inter non esistono colpe e colpevoli. In una situazione fin troppo chiara ed inevitabile. Ci sono indirizzi precisi, il vento che cambia, robusti perimetri da rispettare.
Questo è quanto. È finito il tempo in cui ogni forma del puzzle, denaro incluso, convergeva nella ricerca della gloria e dei trionfi. La vittoria era il fine, non il mezzo. Oggi l'ordine è capovolto. E così il prospetto essenzialmente ludico è un lusso di pochi, non più della Beneamata. Le cui ambizioni (non certo declassate) si auto-vietano senza un empirico atterraggio nel profitto. Si sapeva, va sottolineato. A scanso di equivoci ed illusioni. Del resto la regola di ogni attore nel nuovo sistema pedatorio è quella del reciproco tornaconto. Non del sodalizio. Vale quasi per tutti, calciatori-vecchio stampo e proprietà-tifose a parte. Vale naturalmente per il giovane Marco Palestra da Buccinasco, che all'ultimo ha scelto Londra, non la sua Milano. Un ragazzo dei tempi moderni, che ha optato ad occhi chiusi e tasche aperte per il doppio assegno di una squadra decima in classifica e senza coppe. Lontana parente di quella sfarzosa e vincente di Roman Abramovic. Il Chelsea è rimasto spendacciono, il giusto per convincere il Nostro che i milioni, tanti e subito, valgono più dei percorsi e dei romantici progetti. Una persuasione facile facile. Non ha colpe il giocatore se nessuno gli ha spiegato, amici e procuratore, che il sole abbronza e fa bene, ma esagerando può scottare e fare male. E sia chiaro ha ancora meno colpe, ma solo linee guida da perseguire, la pluridecorata dirigenza interista.
Matrice di tre scudetti e due finali Champions. Saldamente al vertice della squadra più prolifica e razionale del campionato. Una guida a cinque stelle che vorrebbe vincere il mondo, puntare a Nico Paz e similari, ma che fa i conti con le priorità di una company che ha pensieri correlati e differenti. Oaktree è un colosso americano fondato innanzitutto sul controllo di gestione. Come tutte le multinazionali, soprattutto anglosassoni. Che al marketing e ai sogni epici preferiscono la finanza ed i suoi processi. Società che hanno dipendenti che si presentano dai clienti in quattro o cinque affinché nessuno assuma autonomamente importanti decisioni. Anche il minimo dettaglio ha un prezzo, una doverosa supervisione. Nelle multinazionali e nei fondi persino un rotolo di carta è un costo da analizzare, una call plenaria da indire. Quindi non hanno colpe Marotta ed Ausilio se ogni azione da loro ideata e proposta diventa ferrea scienza di calcolo, non solo talento e visione. Va da sé che ogni trattativa sia rallentata, studiata alla moviola e da vari uffici. Sempre un po' 'venduta' con straordinaria voglia di calcio dai dirigenti nerazzurri ai loro superiori. Non serve criticare la natura di questo quadro, è polemica pura che non porta a nulla. Sarebbe invece da complimentarsi con chi opera in questa complessità gestionale con pazienza ed immutato entusiasmo.
Oaktree dal canto suo è finanziariamente ed organizzativamente impeccabile. Ha confermato un team di calciofili ai posti di comando. Ha rimesso i conti dell'Inter a posto. Si appresta a sostituire i costi con i ricavi. Questa è la strada. Non alterabile. Ma sono comprensibili e reagiscono da innamorati quei milioni di tifosi nerazzurri che sognavano il laterale di destra del futuro o magari il giovane trequartista alla Beccalossi. Quelli che osservano con preoccupazione le puntuali timidezze in ogni trattativa. Gli amanti del Biscione si mettano il cuore in pace, ma non smettano di essere ottimisti. Ciò che serve per migliorare la rosa arriva sempre. Anche nella stagione dei file excel, dei fogli di calcolo, degli algoritmi a regnare su ogni operazione. Sarà probabilmente così per sempre. Il titolo di eccellente ragioniere non scalda il cuore di chi accarezza goal e poesia. Ma la ragione è ormai più forte del resto. Anche se qualche volta ha torto.
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