La stagione sta volgendo ad un cupio dissolvi, la squadra ha già in testa altro e non lotta già più. Fragile e debole, l’Inter si è presentata in campo contro il Crotone dando l’ennesima replica del peggio di sé, affrontando i calabresi con la solita approssimazione mentale, imbastendo una personale battaglia contro la propria immaturità. Orrida e pallida, emaciata da angosce esistenziali, la squadra di Spalletti ha ripreso da dove aveva finito la scorsa stagione.
Nel primo tempo l’Inter schiera a sorpresa Dalbert a sinistra e D’Ambrosio a destra, rinunciando alla classe di Cancelo.
Serve equilibrio ma l’Inter gioca la stessa identica partita delle ultime disputate in casa. Soffre il pressing, subisce raddoppi in ogni zona del campo, pensa troppo, non gioca mai ad un tocco e nemmeno a due, ogni giocatore tiene palla almeno uno o due secondi di troppo e la manovra è stanca mentalmente. Arriva il gol su calcio d’angolo, con Eder che anticipa il suo marcatore e pensi che finalmente la squadra può togliersi i ceppi dalle caviglie. Invece la partita resta uguale e il Crotone manovra liberamente fino alla tre quarti e sbatte contro il muro nerazzurro.
Nella seconda parte l’impaccio dei giocatori aumenta, quasi che in vantaggio fossero i calabresi e ci si rende conto facilmente che tutti prendono il pallone come se la partita non li riguardasse, non c’è spartito e i difensori non sanno come uscire dal pressing perché Brozovic, Borja Valero e Vecino non garantiscono un appoggio sicuro. Alla squadra di Zenga basta un po' di corsa, la testa sgombra e la giusta convinzione per mettere in imbarazzo l’Inter, al punto che in 18 minuti non si esce dalla propria metà campo più di tre volte. Col Crotone. In casa.
Il pareggio arriva, puntualmente, con un’azione tutt’altro che irresistibile, gelando un san Siro già gelido. I tifosi si indignano e iniziano a urlare. Escono Candreva, Brozovic e Dalbert per fare posto a Rafinha, Cancelo e Karamoh. Il brasiliano entra bene e gioca palloni interessanti mostrando un tasso tecnico superiore ma la partita diventa ignorante e si gioca più con personalismi che con lucidità. Il forcing produce tre occasioni importanti ma anche rischi clamorosi in difesa e così termina in parità.
La stagione, esattamente come le precedenti, sta filando via collezionando brutte figure e perdendo punti contro avversarie modeste. C’è da essere inquietati dal silenzio cinese e dal burlesco atteggiamento di Spalletti, spazientito in generale da una situazione per la quale preferisce prendersela con i giornalisti che con lo stato delle cose.
Icardi usa il social per questioni personali in modo pubblico. Lo fa con il gusto dell’ambiguità, trasmettendo un messaggio infantile in cui parla di una relazione che, una volta terminata, fa crescere. Non si capisce a chi fosse diretto ma il capitano dell’Inter, non l’ultimo arrivato, si è ben guardato dal chiarire l’oggetto della missiva.
Ausilio e Antonello hanno parlato di trattativa inesistente per Pastore. Curioso che lo abbiano espresso tanto convintamente solo a fine mercato. La società intanto non si capisce come stia lavorando. I dirigenti italiani sembrano orfani di un progetto ambizioso e lavorano a colpi di prestiti, intavolando trattative disperate senza il becco di un quattrino, con il paravento del fair play finanziario.
La proprietà cinese è più muta che mai: non si esprime, non spiega, non comunica, non parla, non considera nemmeno di farlo. L’Inter e i suoi tifosi sono un prodotto, come un elettrodomestico particolarmente costoso ma non ritiene di trattarlo diversamente. Infatti nessuno parla con la propria lavastoviglie, perché Zhang dovrebbe farlo con noi? Siamo anche tanto tanto lontani.
La buona notizia sembra essere Rafinha, che fa il paio con Skriniar. Il fatto è che senza senza la Champions il suo riscatto e quello di Cancelo e Lisandro Lopez, appaiono proibitivi. E’ tutto debole all’Inter, come dichiara anche Spalletti: dal carattere dei giocatori ai quali del nerazzurro interessa relativamente, alla società che è composta da uomini senza troppo potere, sotto la guida di un apparato.
La maglia è nerazzurra ma l’anima degli uomini che la vestono e la governano è maledettamente grigia.
Autore: Lapo De Carlo / Twitter: @LapoDeCarlo1
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