All'Inter c'è chi sogna, chi spera tenendo i piedi per terra, chi fa i conti con processi standard e realtà marmoree. Sono tutti funzionali in viale Liberazione. Soprattutto nei giorni d'estate. Quando sul mercato ci si deve fare più belli. Stando attenti a scottature ed improvvisi colpi di sole. Proprietà, staff tecnico e top management. Tre soggetti. Ognuno con una prospettiva, ognuno una priorità differente. Da allineare. Raggruppare in una unica direzione. La voglia matta di Cristian Chivu è chiara e lucente. Basta solo illuminarla. Il tecnico pensava in grande da junior, figuriamoci adesso. Per il futuro vorrebbe una squadra un po' diversa, ma nemmeno troppo. Nel segno della continuità, certo. Possibilmente più plasmata sui suoi credo.
L'allenatore del doblete sta provando a diffondere il verbo, forte di un carisma crescente. Efficace ed ormai distinguibile: il primo obiettivo è convincere Marotta & Ausilio che il gruppo può fare un salto in avanti. Non deve fermarsi proprio adesso. Cristian ha affascinato i suoi interlocutori e ha già colto nel segno. I dirigenti si sono messi subito al lavoro per alzare l'asticella e per accontentare una idea ambiziosa, che sta diventando anche la loro. Con la doverosa sostenibilità come sottofondo. E così il presidente sta cercando di coinvolgere nel progetto di crescita (sportiva) anche la proprietà Oaktree.
Oaktree che ha idee finanziarie tassative. Sempre maiuscole, sottolineate in grassetto. Le indicazioni padronali (per ora) hanno perimetri scolpiti nella pietra: non scavallare 50 milioni in negativo nel saldo delle compravendite. Poco o tanto che sia, è questo il parametro. Se per Oaktree il consolidamento del profitto è prioritario rispetto a qualsiasi altro concetto, come si sposerà con il vento caldo di una Pinetina ancora assetata di successo? Qui sta la chiave nodale di tutto, il punto di equilibrio nel rapporto tecnico-dirigenza-proprietà. Per la verità fin qui eccelso. I tre punti cardinali dell'Inter da tempo operano in modo complementare. Che non significa sempre idealmente convergente; ma modalità e strategie confluiscono (non da ieri) in qualcosa di unitario e fortificante. A dispetto di una concorrenza oggi non più efficiente in questo gioco interno. Le divergenze nerazzurre sono più fisiologiche che gerarchiche. Si scompongono nei ruoli, nella pluralità di esigenze che lavorano in combinazione. Non in antitesi.
È questa la formula interista che nel tempo ha accresciuto leadership e trofei. Che fa sognare Chivu sul mercato, nello sviluppo delle sue idee. Ecco perché l'ansia da trattativa suona ad oggi illogica, certamente eccessiva. Come ogni pensiero negativo. E quindi vissero tutti felici e contenti? Non ancora. Il tecnico rumeno ha in mente una squadra similare a quella del doblete. Stesso quoziente umano, medesima personalità, qualche piede diverso. Chi lo conosce, conosce il personale sogno nel cassetto. Un segreto non spendibile al vento. Il condottiero dello scudetto vede un'Inter con tre braccetti in difesa, possibilmente più multitasking. Sogna una mediana a quattro, con due mastini al centro. Anche a costo di rinunciare al playmaker, se le ali volano e disciplinano.
Chivu gongola all'idea di disporre di un trequartista di arte, muscoli e fantasia dietro a due punte. In un sistema 3-4-1-2 che non destrutturerebbe l'attuale impianto, che ne verticalizzerebbe ulteriormente il modo di stare in campo. Cristian è mediatore saggio e pragmatico. Sa che per realizzare i sogni, la virtù più efficace è quella del solare realismo. Non punterà i piedi per la propria filosofia, che sta provando a rendere istituzionale con la complicità degli uomini della scuderia di Beppe Marotta. Gente di successo, per il successo. Che sta lavorando per rinforzare un progetto, non per confermarlo. È la strategia naturale di chi nasce con il calcio. E dei suoi principi si nutre. Per questo i piani alti puntano ad un mercato più che bello, forse impossibile. Cercano campioni svelati. Non potenzialità o punti di domanda. Marotta vuole il meglio, non può che partire da questo concetto. Chiede Palestra, Solet e Curtis Jones; ma in queste tre trattative ballano una decina di milioni per arrivare alla meta. C'è pure Provedel, la cui forbice tra richiesta ed offerta è di tre milioni. Manca ancora un pezzo per chiudere, per portare a casa molto o forse tutto. Un gap non esagerato, sostanziale. È il solco tra sogno mirato e condiviso da Chivu-dirigenza e ciò che rientra nel budget e nei parametri ferrei di Oaktree. Per il quale un eccesso di valutazione ha sembianze di un guizzo folle.
Ognuno coltiva la propria immaginazione. Tutti hanno la necessità di capire quella dell'altro. Talvolta di assecondarla. La sensazione è che le tre componenti, come in un grande sodalizio che si rispetti, finiranno per corteggiarsi fino allo sfinimento. Si manderanno fiori tutta estate. Fino a quando non scatterà la seduzione finale, la pendenza che metterà tutti d'accordo. È il gioco delle parti. Costruttivo, inevitabile. Quando prevale l'amore in comune e la pazza voglia di arrivare.
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