C'è qualcosa di incredibile nel rapporto tra Inter e Como: i lariani sembrano trasformarsi quando si trovano davanti ai nerazzurri. Un po' come succede al Milan quando affronta l'Inter, soltanto a parti invertite. E anche a questo giro la squadra di Chivu ha dato una dimostrazione di forza impressionante, mettendo in campo probabilmente la migliore prestazione della stagione.

Una vittoria pazzesca, costruita attraverso tutti quegli ingredienti che spesso erano mancati nelle settimane precedenti: atteggiamento, mentalità, personalità, qualità e soprattutto un approccio alla partita da grande squadra. Il Como, reduce da prestazioni offensive importanti e capace di segnare nove gol in Champions League, è praticamente scomparso davanti alla solidità nerazzurra. Pochissimi rischi concessi, grande attenzione difensiva e una sensazione costante di controllo.

L'Inter ha risposto presente. Ha recuperato due punti sulla Lazio, ha mandato un segnale a Roma e Milan e ha allungato sul Como. Ma, al di là della classifica, è soprattutto il modo in cui è arrivata questa vittoria a lasciare sensazioni positive.

Thuram è stato devastante, ma sarebbe ingiusto fermarsi al francese. Bravissimi tutti, a partire da una difesa che sembra finalmente aver ritrovato gli equilibri: Bastoni centrale, Carlos Augusto braccetto e una prestazione di grande personalità da parte di tutto il reparto. Spence è stato decisivo, dimostrando che forse lo stiamo scoprendo soltanto adesso. E poi Pio Esposito, semplicemente meraviglioso per atteggiamento, qualità e personalità.

A centrocampo è andata in scena una vera e propria masterclass. Barella, Calhanoglu e Zielinski hanno dominato il reparto, garantendo filtro, intensità, geometrie ed equilibrio. Una mediana capace di recuperare palloni e, allo stesso tempo, di costruire calcio con una qualità impressionante. Peccato soltanto per Dimarco, che avrebbe meritato la gioia del gol: utilizzando il linguaggio fantacalcistico, gli manca per sbloccarsi definitivamente solo tornare a portare bonus con continuità.

Eppure, questa vittoria non deve far dimenticare le settimane difficili e le critiche che hanno accompagnato la squadra. Perché criticare non significa tifare contro. Le critiche, quando sono costruttive, servono a individuare gli errori, comprendere cosa non funziona e capire dove si può migliorare. Nessuno critica per il male dell'Inter. Anzi, spesso lo si fa proprio perché si vorrebbe vedere questa squadra esprimere tutto il suo potenziale.

Tra Feyenoord e Como, però, è arrivata una risposta importante. Due prestazioni che restituiscono fiducia e che fanno intravedere una squadra diversa, più equilibrata e consapevole dei propri mezzi.

La sensazione è che questa Inter non sia ancora arrivata al massimo delle proprie possibilità. Forse siamo soltanto al 60%. La difesa sembra aver sistemato diverse situazioni, il centrocampo è tornato a fare filtro e a garantire qualità, mentre davanti ci sono ancora margini enormi di crescita. Spence è tutto da scoprire, Dimarco deve ritrovare la continuità offensiva, e soprattutto c'è da recuperare Lautaro. Senza dimenticare Curtis Jones e Stones.

Insomma, c'è ancora tanto da fare, ma finalmente si intravede la direzione giusta. Questa Inter ha dimostrato di poter essere dominante, concreta e spettacolare. Adesso serve continuità, perché una grande vittoria non cancella tutto ciò che non ha funzionato, ma può rappresentare un punto di ripartenza. Le critiche sono servite, le risposte sono arrivate. E se questa è davvero soltanto un'Inter al 60%, allora c'è ancora parecchio da divertirsi.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 09 novembre 2026 alle 00:00
Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
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Raffaele Caruso
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Giornalista pubblicista e social media. L'Inter è la mia passione, ma anche il mio lavoro. Scrivo e mi occupo dei social, dal lunedì al venerdì su YouTube e nel Salotto di FcInterNews.