Fate i bravi se potete, anzi i cattivi. E fatelo per bene, come a Rotterdam. Sennò rischiate di affogare nell'insuccesso, in uno strano oblio, nel guado nerazzurro di chi ha già dato e sul futuro ragiona ad intermittenza. Fiato all'ottimismo, dunque. E così sia. Le condizioni ci sono tutte, emerse con forza martedi in Champions. I Chivu boys hanno la chance di portare a Milano il vento olandese e (ri)partire con il medesimo spirito. E sarà sufficiente per trarre il meglio di sé. Lo scudetto va voluto, non pensato. Come la ricerca di chilometri anche in Europa. Attenzione, quindi. Un po' di (capibile) sazietà sarebbe l'ostacolo più grande in un percorso di gloria, anche solo di competitività.

Lo Special Como di Fabregas in arrivo a San Siro è per i nerazzurri come la strega di Biancaneve davanti allo specchio: sarà una immagine sbiadita o quella di più bella del reame? Favola oppure horror, non sono previste vie di mezzo. Dell'Inter sappiamo che ha un carico di successi alle spalle, un collettivo rodato, la rosa più completa d'Italia, il dirigente più capace (Beppe Marotta), un allenatore connesso all'ambiente, ma pratica un calcio efficace solo quando i suoi attori decidono di mandarlo in onda, fino all'ultima goccia di sudore.

Dell'Inter abbiamo compreso che i film più belli nascono appunto dalla cattiveria agonistica, quando Barella ha tre polmoni, Dimarco e Bastoni quadricipiti d'acciaio, Thuram e Pio Esposito ispirazione sotto porta e magari c'è Lautaro capitano in campo, che capitano è di nome e di fatto. Abbiamo capito che questo gruppo non può fare a meno del sacro fuoco, del qualcosa in più che se diventa in meno produce partite in salita o autentici disastri. Il derby insegna. Ci sono squadre che suppliscono alla mancanza di forma mentale con il ricorso alla tecnica, con la benedizione di una meccanica corale che nasconde ogni falla.

L'Inter di oggi non figura tra queste. Non può permettersi cali di tensione, giramenti di testa. Deve avere sempre il coltello tra i denti, la bava alla bocca, la voglia di comprimere l'avversario con un'aggressione di massa. La Nerazzurra non può adagiarsi in un ritmo blando, tantomeno con saccenza in canna. Non ha un'alternativa nell'imprevedibilità se ormai ti conoscono, ma nemmeno (e lo abbiamo visto) nella risoluzione di chi prima o poi, anche tardi, fa sempre a tempo ad aggiustare un destino.

L'Inter deve ingranare da subito, cercando immediatamente una linea di cattiveria: nella tattica e nella tecnica. Senza perdere tempo. Come nello straripante 0-3 con il Feyenoord. Come tante volte lo scorso anno. Come tutte le volte che i giocatori si sono parlati e si sono scambiati concetti di gruppo. Comprendendo che nel calcio si può vincere o partecipare, essere o non essere: ed è proprio questo il problema. Lo ha detto Shakespeare, lo penserà anche Chivu. Lo sanno soprattutto loro, i calciatori.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 08 novembre 2026 alle 00:00
Giulio Peroni / Twitter: @peroni_giulio
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Giulio Peroni
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Giornalista e opinionista sportivo. Canali TV Sportitalia e Telelombardia Top Calcio 24. Emittente radiofonica Giornale Radio FM