Gli esami non finiscono mai. Lo sa bene Cesc Fabregas che, alla vigilia di Inter-Como, tra l'orgoglioso e l'infastidito, ha sottolineato che ormai la stampa e i tifosi fanno la tara alla sua squadra a ogni partita, complice lo status da grande raggiunto in poco tempo e fortificato dal percorso europeo. Lo stesso discorso vale per i campioni d'Italia, 'pesati' per la tradizione e per il loro presente vincente, sempre da confermare, soprattutto se alcune certezze sono venute meno appena otto giorni fa, nel derby, in quello che, guardando la classifica, era uno scontro diretto. Sono tutte lì, come ricordato da Gian Piero Gasperini che ha parlato di gufi sul trespolo che aspettano un passo falso dei nerazzurri con la voglia di ambire a qualcosa più di un secondo posto, per cui non vale la pena firmare a inizio ottobre. Scaramanzie a parte, le due squadre tentano sin dal fischio d'inizio di cercare la propria fortuna con i mezzi più adatti alle loro caratteristiche: i padroni di casa con quella aggressività che era stata decisiva a Rotterdam, i lariani inizialmente lavorando sulle linee di passaggio degli avversari per poi risalire il campo velocemente. Da questo copione escono due azioni nei primi 8 minuti: un tiro alto senza pretese di Nico Paz dopo un contropiede e un retropassaggio di Jacobo Ramon che quasi beffa Robert Sanchez, oggi in campo al posto di Jean Butez. Due situazioni che anticipano il gol che sblocca la partita, al 12': gli ospiti gestiscono male una ripartenza in tre contro uno sulla fascia sulla sinistra per poi pagare l'errore sulla corsia opposta: Marcus Thuram dilata le maglia bianche con una scorribanda sulla destra, poi offre a Djed Spence che mette in mezzo per il gol da rapace dell'area di rigore di Francesco Pio Esposito. L'1-0 non fa scomporre Lautaro Martinez in tribuna e genera sicuramente qualche riflessione sulla panchina comasca. Una riflessione che diventa preoccupazione al terzo indizio che costituisce una prova: l'Inter sfonda con troppa facilità sulla destra, questa volta Nicolò Barella pennella per il colpo di testa appena strusciato di Thuram, dietro di lui Dimarco non riesce a ribadire in rete da pochi passi. Per il raddoppio basta aspettare qualche secondo: la fascia cavalcata dall'Inter, in questo caso, è quella sinistra: Esposito fa un grande lavoro di sponda facendo scattare Dimarco, che offre a Zielinski per il cross che genera il panico nell'area de Como. Alex Valle respinge in maniera maldestra sul piede forte di Thuram, che deve solo caricare nel sacco prima di alzare le braccia al cielo. Il 2-0 certifica una superiorità lampante, inaspettata vista le premesse recenti, scontata guardando lo score dei confronti diretti tra le due formazioni nelle ultime due stagioni. Il Como sembra sia tornato indietro di qualche mese, ripiombato sulla Terra dopo la scorpacciata di gol francese in Champions. La leggereza che si respirava in Francia mercoledì scorso è diventata, di colpo, una pressione che schiaccia anche i giocatori più tecnici, protagonisti di errori gratuiti e scelte incomprensibili. Di questo stato di sbandamento prova ad approfittare l'Inter che, sentendo l'odore del sangue, prova a infierire: Carlos Augusto usa la fionda da 30 metri costringendo il portiere a rifugiarsi in corner. Si resta così: 2-0 a fine primo tempo.

SECONDO TEMPO - 

La ripresa comincia, come prevedibile, con delle modifiche alla formazione apportate da Fabregas: Smolcic e Ricci per Baturina e Perrone sono le scelte del catalano per invertire un trend preoccupante durato 46'. La situazione non cambia, anzi: è l'Inter che va vicina al tris con due tiri di di Dimarco: sul primo Sanchez, non proprio in bello stile, respinge, sull'altro si muove solo l'esterno della rete dopo una deviazione. L'Inter, quando ha la palla, è incontenibile: il Como non trova mai le contromisure per fermare soprattutto Thuram, che al 56' va a tanto così dalla doppietta personale con un diagonale che fischia di poco vicino al palo.Il rischio grosso di incassare la terza rete in un'ora spaventa il Como, ma non Nico Paz, l'unico che quantomeno resta connesso alla partita. Come quando tenta un tiro-cross che fa guadagnare il voto in pagella a Pepo Martinez per la prima parata. Un fuoriprogramma neanche così sconvolgente, visto che poi è ancora la squadra di Chivu a rendersi minacciosa con il colpo di trivela di Barella. Non cambia il risultato, ma gli interpreti sì: l'Inter manda in campo Bonny e Mkhitaryan, il Como risponde con Liberali, Kaiki e Caqueret. In mezzo alla girandola di cambi due assalti aerei trascurabili di Ramon, l'ultimo a mollare tra gli ospiti. Chivu fa prendere la standing ovation anche ad Hakan Calhanoglu dopo l'ennesimo strappo di Thuram: passerella finale per Petar Sucic. Proprio quando si accende improvvisamente il Como: due recuperi alti portano a due chance interessanti per accorciare le distanze. Prima Nico Paz fallisce un passaggio elementare che avrebbe messo Douvikas a tu per tu con Martinez, poi calcia alto un rigore in movimento. Il Como è tutto qui, non all'altezza della prova del 9. Ampiamente superata da chi quel numero ce l'ha sulla maglia, Marcus Thuram, il vero valore aggiunto in una serata in cui l'Inter è stata squadra con la 's' maiuscola. L'Inter ha riportato sulla Terra quei marziani visti a Lens, quelli dei 9 gol storici segnati in Champions League.

Sezione: Focus / Data: Dom 08 novembre 2026 alle 19:59 / Fonte: dall'inviato a San Siro
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.