Sushi di manzo all'italiana.

Risotto di carciofi, parmigiano e chips di topinambur.

Aletta di vitello, spuma di patate e tartufo nero.

Buffet di dolci.

Questo è stato il menù consumato la sera di martedì da giocatori, dirigenti e convitati tutti alla grande festa di Natale dell’Inter nell’area di Porta Nuova, ormai diventata un vero e proprio feudo nerazzurro se è vero come è vero che per raggiungere il luogo dell’evento è bastato semplicemente recarsi sul marciapiede parallelo a quello del quartier generale di Viale della Liberazione, attraversando per un breve tratto la strada. Un menù raffinato, sicuramente di altissimo livello, anche se, senza mancare di rispetto alcuno ai cuochi che hanno preparato cotante pietanze, è stato forse un menù un po’ troppo da palati fini, anche se chi vi parla non nasconde di essere uno più col fisico da ‘Camionisti in Trattoria’ e quindi avvezzo a ben altre portate di ben altra struttura.

Chiaramente, non è stato il cibo il punto focale della serata (all’essenzialità delle portate, del resto, va anche aggiunto il presumibile divieto a non esagerare con le porzioni visto che sabato si scende in campo per l’ultima giornata di questo 2019 contro il Genoa), serata di sorrisi, lustrini, outfit più o meno ricercati, clima disteso e tanta allegria. Sono intervenuti i prestigiatori che hanno stupito Lautaro Martinez e compagna, al punto tale che il Toro si è lasciato andare ad un’esclamazione che fa capire che bene o male ormai la confidenza con l’italiano l’ha ottenuta; sono intervenuti i cantanti, come Max Pezzali o come Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, salentino come il tecnico interista Antonio Conte con il quale si è reso protagonista di un improvvisato duetto sulle note di ‘Meraviglioso’. Ma soprattutto, sono intervenuti sul palco i grossi calibri, i principali portabandiera in campo e fuori.

È intervenuto Antonio Conte, e le sue parole sono state cariche e ricche di significato. Lui che ‘perché proprio io?’ nell’ormai celeberrimo video di presentazione, l’uomo che è riuscito ad accattivarsi ormai le simpatie magari non dell’intera, ma sicuramente di gran parte della tifoseria nerazzurra, che gli riconosce l’abnegazione massima in questa nuova avventura e vede in lui un nuovo condottiero senza paura; lui, appunto, che chiaramente ha espresso il suo desiderio di lasciare una traccia anche nella storia dell’Inter, in nome di quel fuoco sacro che lo anima nel lavoro e nella vita e che lo porta a vivere la sconfitta come un lutto. Antonio Conte ha troppa fame di vittorie e sente forse che questa Inter è comunque sulla strada giusta, a prescindere dalle difficoltà conclamate che la sua squadra sta attraversando, specie per quel che concerne il fronte dell’infermeria che non accenna minimamente a svuotarsi.

Ed è intervenuto, soprattutto, il presidente Steven Zhang, alla sua terza cena natalizia da presidente dell’Inter, lui che è il più giovane di tutti i tempi ad occupare questo glorioso e oneroso incarico. Un po’ in italiano, un po’ in inglese, il numero uno nerazzurro sottolinea come negli ultimi anni questo club sia cambiato molto, come stia crescendo nei numeri e soprattutto nel fatturato, come questi sforzi compiuti per ristrutturare una società che nemmeno fino a troppo tempo fa pareva navigare a vista stiano iniziando a riverberarsi anche sul campo. Non si nasconde, comunque, il giovane delfino dell’impero Suning: sa bene che ancora ci saranno dei tempi difficili, ma adesso questi scogli all’orizzonte sembrano incutere meno timore che in passato perché Steven crede nel lavoro collettivo, nella forza del suo insieme. A coronamento di questo discorso, una frase importante: “Siamo l’Inter e vogliamo conquistare il mondo”, pronuncia ardimentoso Steven, quasi incurante di incappare in un nuovo terreno scivoloso come fu nella cena dell’anno scorso, con quel: “Schiacceremo tutti in campo e fuori” che diede adito a troppe facili ironie.

Qualche disfattista a tutti i costi, magari già in preda al panico di fronte agli ultimi risultati non particolarmente esaltanti, interpreta le parole come semplici frasi di circostanza, dettate più che altro dal contesto; altri, invece, di fronte all’irrefrenabile ottimismo del presidente probabilmente avranno reagito d’istinto urlando quasi come Lele Adani davanti a Romelu Lukaku lanciato solo davanti alla porta in quel di Praga nell’ultima gioia della Champions nerazzurra. Un ‘calma’ più o meno intenso, frutto del fatto che i proclami ancora non sono stati seguiti dai fatti. Sin qui, sono stati meritati applausi per come il colosso di Nanchino ha saputo risollevare alla grandissima le sorti economiche dell’Inter, anche se meno ne sono arrivati per quel che concerne la bacheca. Ma mai come quest’anno, nell’ambiente nerazzurro si respira quella sensazione particolare, quella che porta a dire che forse il momento buono per spezzare questo maledetto tabù è arrivato, e allora diventa ovvio che il rammarico aumenterebbe in maniera esponenziale qualora anche questa volta i proclami rimanessero lettera morta.

Il tempo, i risultati e anche le contingenze stagionali hanno aumentato le aspettative intorno a questa Inter, che solo fino a qualche giorno fa sembrava davvero l’unica seria rivale accreditata anche solo per provare a scalzare la Juventus dal trono della Serie A, prima che l’exploit della Lazio di Simone Inzaghi portasse una nuova sedia a questo tavolo, in attesa di capire se i biancocelesti avranno la forza fisica e mentale per rimanere fino alla fine seduti a questo banchetto. Nulla di nuovo, sul fronte delle aspettative, per Antonio Conte, uno che ha dichiarato apertamente di essere ben conscio del fatto che le aspettative lo accompagnano in ogni fase della sua carriera. Ma è un Conte che al tempo stesso nutre aspettative lui nei confronti della squadra e della società, lui che più di una volta ha elogiato i suoi uomini per la loro disponibilità al sacrificio e per come stanno spingendo questa macchina al massimo dei giri, finendo però con l’avere ormai la benzina praticamente agli sgoccioli.

Conte sente che si può fare, anche in barba alle dichiarazioni (non) scaramantiche di Beppe Marotta dei giorni scorsi; sente che davvero l’Inter può centrare l’obiettivo che sembrava una chimera nemmeno troppo tempo fa. Ma mai come adesso la squadra ha il fiato cortissimo e sabato, contro il Genoa dell’amatissimo ex Thiago Motta, alla ben nota catena di infortuni si devono aggiungere le squalifiche di Marcelo Brozovic e Lautaro Martinez, due elementi diventati ormai imprescindibili, il che porterà il mister a comporre davvero una formazione che più raffazzonata forse non si può. E quindi, è legittimo che Conte nutra delle aspettative nei confronti della società perché assecondi nel miglior modo possibile quella che è la sua ambizione a partire dal mercato di gennaio. È ormai un tormentone consolidato, quello dei rinforzi, ma mai come questa volta è giusto aspettarsi qualcosa di importante.

“Più difficile è la vittoria, più grande è la felicità nel vincere”, ha chiosato Conte nel suo intervento di martedì citando il leggendario Pelé. Verissimo, però è anche vero che magari per vincere ci vuole anche quel pizzico magico che può rendere il piatto ancora più gustoso. Trovarlo, sta tutto nell’abilità degli chef.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 19 dicembre 2019 alle 00:00
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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