"Se continueremo a lavorare in futuro penso che avremo un po' più di culo". Parole di Yann Bisseck che a fine gara cerca di spiegare l'inspiegabile, un'altra sconfitta per l'Inter arrivata proprio a un centimetro dal traguardo e per questo ancora più dolorosa. Certo, il tedesco ha ragione quando sostiene che ci sta mancando la buona sorte, non ha senso usare espressioni meno dirette perché di questi tempi è preferibile andare diretti al punto, senza effetti speciali linguistici. Esattamente quello che l'Inter non riesce più a fare in campo.
Due sconfitte molto simili, Chivu aveva previsto al Metropolitano una gara simile al derby ma probabilmente non pensava di anticiparne l'andamento e l'esito. Eppure è andata esattamente così: l'Inter gioca, crea e spreca, l'avversario colpisce nelle rare volte in cui entra in area. Se la caduta di domenica scorsa ha fatto male, questa probabilmente sortisce effetti più negativi per il modo in cui arriva, in pieno recupero, su un corner regalato da una svirgolata di Akanji mentre ormai da una decina di minuti l'Atletico attaccava con poca lucidità e poca fiducia.
Ma il vero problema è stato l'atteggiamento dei nerazzurri, che dopo le sostituzioni hanno badato alla gestione del risultato sprecando per scarsa abnegazione e cura dei dettagli diverse opportunità per colpire e provare anche a vincere, che sarebbe stato un epilogo naturale per quanto accaduto sul rettangolo di gioco. Le forze fresche che hanno fatto la differenza sono quelle estrapolate dalla panchina da Simeone, non quelle gettate nella mischia da Chivu.
Che ha le sue responsabilità, al netto di una prova di grande personalità su un campo non facile e con un clima da guerriglia. Riproporre Carlos Augusto a destra dopo la prestazione insufficiente contro il Milan può avere due spoiegazioni: masochismo, a cui tendiamo a non credere; messaggio diretto alla società affinché a gennaio gli prenda un esterno destro affidabile (giocata di manciniana e mourinhana memoria). Non è un caso se su quella corsia l'Inter sia stata praticamente assente dal punto di vista offensivo, una precarietà che alla lunga si paga in termini di gioco ed efficacia.
Eppure i nerazzurri, subito il gol dopo la prima sortita offensiva degli spagnoli, hanno mantenuto a lungo il pallino e nella ripresa hanno legittimato la performance di grande personalità con il bel gol di Zielinski. Poi, però, ecco l'inconscia decisione di non correre rischi, che spesso e mal volentieri si traduce con sberle inattese, come ieri sera.
C'è poi da riflettere sulla condizione del capitano, uscito troppo tardi alla luce di quanto offerto. Paradossalmente, Bonny si era meritato qualche minuto in più rispetto al collega di reparto, che come nel derby è stato più un problema che una soluzione. Nessuno si azzardi a mettere in discussione Lautaro, ci mancherebbe. Però quando non riesce a fornire il contributo nelle sue corde, rimanere a guardare i compagni deve essere una soluzione contemplata. E anche qui l'allenatore romeno dovrebbe fare determinate valutazioni.
Ora la delusione è tanta, per la seconda volta consecutiva i nerazzurri meriterebbero di vincere ma escono dal campo sconfitti. Per la seconda volta consecutiva gli avversari sono più cinici e devono ringraziare il proprio portiere per la serata di grazia. Per la seconda volta consecutiva la buona prestazione non porta punti. Per la seconda volta consecutiva manca palesemente il culo.
Bisseck è convinto che basterà lavorare perché ritorni. E allora aggrappiamoci a questa convinzione.
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