Hervé Renard, oggi c.t. dell’Arabia Saudita, fu l'allenatore che lanciò Achraf Hakimi ai tempi del Marocco. Hakimi non si era ancora imposto, giocava nel Castilla di Santiago Solari, ma il fiuto dell'allenatore francese fece centro. Oggi Renard parla del nuovo arrivo in casa Inter alla Gazzetta dello Sport. "Quarantotto ore prima di prendere la decisione e di dare il sì all’Inter mi ha chiamato per chiedermi un parere", svela.

E lei cosa gli ha detto?
"Di accettare senza pensarci. Perché l’Inter è un grande club che ha voglia di tornare dov’era, ma soprattutto perché c’è Antonio Conte. Un allenatore che lo farà migliorare tantissimo e che gioca con un sistema con 3 centrali e due esterni che è perfetto per Achraf, che sa essere offensivo e può correre tanto".

Cosa la colpì di lui?
"L’approccio rilassato alla vita. Achraf non sente la pressione: un allenamento o una partita del Mondiale, lui affronta tutto allo stesso modo. Un pregio, che però inizialmente quando non lo si conosce può sembrare un difetto".

In che senso?
"Ricordo che prima di prenderlo a Dortmund Lucien Favre mi chiamò per chiedermi un parere su di lui: gli dissi che può giocare ovunque e che se l’avesse preso non si sarebbe pentito. Qualche mese dopo Favre mi chiamò di nuovo, un po’ preoccupato: gli sembrava che il ragazzo fosse poco applicato e interessato. Io gli dissi di non farci caso, che era il modo di essere di Achraf. Se non sai che lui è così puoi farti delle domande, puoi chiederti se sia pronto o meno, però una volta che impari a conoscerlo la cosa si trasforma in una grande qualità apprezzata dagli allenatori, perché il ragazzo è molto forte mentalmente, ama il calcio e giocando si diverte un sacco".

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Sezione: Copertina / Data: Sab 04 luglio 2020 alle 08:49 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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