Nell'ultima puntata del podcast "Chapeau" l'ospite è stato il nipote di Massimo Moratti, Angelo Moratti, chiamato così in onore del nonno. Figlio di Gian Marco, fratello del presidente del Triplete, Moratti ha raccontato qualche aneddoto del periodo in cui lo zio era proprietario dell'Inter.

L'acquisto dell'Inter e l'arrivo di Zanetti

Moratti ha iniziato parlando del periodo in cui la sua famiglia acquistò l'Inter da Ernesto Pellegrini, nel febbraio '95. Angelo ha detto: "In quegli anni lavoravo in Saras (l'azienda di famiglia, ndr) e avevo l'ufficio di fianco a lui. Con mio zio mi divertivo come un matto. Invece di parlare del petrolio grezzo che arrivava da Abu Dhabi, noi parlavamo di Cantona". E ancora, sul legame tra l'Inter e Massimo Moratti, ha ricordato: "Lui passava la notte in piedi a guardare le cassette con le partite di calcio, guardava tutti i calciatori. Mi ricordo una notte in cui vide un terzino che si chiamava Zanetti. I suoi collaboratori gli dissero di comprare un altro giocatore ma lui disse: 'No, voglio lui!'. E poi Zanetti ha fatto la storia dell'Inter".

L'operazione Ronaldo

Chiaramente nella storia della proprietà Moratti entra dalla porta principale l'operazione Ronaldo, costato circa 25 milioni di euro. Angelo Moratti ha spiegato: "L'anno dopo c'è stata la possibilità di comprare Ronaldo. Quando abbiamo fatto sapere alla Nike che avremmo comprato Ronaldo, la Nike ci ha mandato via fax il nuovo contratto. Era un contratto talmente grande che pensavamo ci fosse un errore, che ci fosse uno zero in più. Stavamo pensando di richiamare, poi abbiamo detto che andava bene così".

Il Triplete del 2010 e l'antidoping di Pandev

Il punto apicale dell'Inter di Moratti è stato senza dubbio il Triplete del 2010. Angelo ne ha parlato così: "Una cosa incredibile, perché l'ultima Coppa dei Campioni l'aveva vinta mio nonno. Se noi avessimo finito il ciclo con l'Inter senza vincerla comunque sarebbe mancato qualcosa. Quella sera a Madrid eravamo convintissimi di vincere e ce l'abbiamo fatta, ma l'ansia... Quando è finita sono sceso in campo e ho chiamato la moglie di mio padre, Letizia, che era sindaco di Milano. Mi ha detto che aveva aperto San Siro per far tornare la squadra e che si stava già riempendo di tifosi". Sceso nella pancia del Bernabeu per comunicare la notizia, la scena che si presenta a Moratti è curiosa: "Io entro negli spogliatoi e c'era Pandev che stava facendo l'antidoping. Arriva Arnautovic e mette il dito nel campione di Pandev, che quindi ha dovuto rifare tutto. Abbiamo dovuto aspettare un'ora e mezza perché gli scappasse di nuovo".

L'alba del 23 maggio a San Siro

Moratti ricorda quei momenti: "Siamo partiti un'ora e mezzo in ritardo, siamo arrivati alle 4.30 di mattina. C'era lo stadio pieno. Quella notte non abbiamo dormito. E' stato bellissimo. Poi ho trovato mio cugino e, non riuscendo entrambi a dormire, abbiamo deciso di fare un giro in macchina. E nel sedile dietro c'era la Coppa dei Campioni. Siamo andati a casa sua e ci siamo messi lì con la Coppa allo specchio".

La cessione del club

L'epopea Moratti si chiude con la cessione del club: "Siamo usciti nel 2015, era il momento giusto, dopo la Champions era finito un ciclo, c'erano personaggi che ragionavano in maniera diversa, più finanziaria. Non era più il momento delle famiglie, per noi era una passione, non potevamo trattarla come un business. Alcuni lo stanno facendo con successo, come gli americani con l'Arsenal o il Bayern. Però è difficile. Quando è arrivato Thohir noi siamo rimasti con il 30%, poi nel 2017 abbiamo venduto a Suning".

Sezione: Copertina / Data: Mer 17 giugno 2026 alle 18:34
Autore: Alessandro Savoldi
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