Lautaro Martinez, Akanji, Nicolò Barella, Federico Dimarco, Benjamin Pavard, ancora Barella, ancora Lautaro, Luis Henrique, ancora Dimarco e Pio Esposito nel primo tempo. Lautaro, Esposito, ancora Lautaro, Marcus Thuram, ancora Thuram, Alessandro Bastoni, ancora Lautaro nella ripresa. E probabilmente non sono elencate neanche tutte. Ieri l'Inter alla Unipol Domus avrebbe potuto segnare tra i 5 e i 7 gol se solo avesse preso la mira nel modo giusto. Invece ha dovuto aspettare il triplice fischio finale di Michael Fabbri al 95' per festeggiare una vittoria risicata, che vale sì 3 punti ma offre anche spunti su cui riflettere. 

Mezzo vuoto

Da una parte c'è il bicchiere mzzo vuoto, che evidenzia una clamorosa tendenza a sbagliare sotto porta, al di là degli evidenti meriti di un Elia Caprile in serata di grazia. Una sterilità che rappresenta una sorta di ossimoro rispetto alla mole prodotta nell'area di rigore dei sardi e che avrebbe potuto costare 2 punti in classifica se, con un rimpallo favorevole o una giocata inattesa, i rossoblu avessero trovato il pareggio. Il salvataggio di testa di Yann Bisseck è emblematico in tal senso, perché pur essendo molto scenografico (Pepo Martinez ci sarebbe potuto arrivare) è stato il culmine di un'azione che ha seminato il panico nell'area ospite. E siccome la palla è rotonda, il sinistro di Michael Adopo avrebbe potuto avere ben altro esito. Un vero e proprio calcione al secchio di latte dopo aver munto la mucca. Per fortuna dell'Inter gli assalti finali del Cagliari non hanno prodotto effetti concreti, ma che serva da monito per il futuro: produrre anche meno davanti, ma sfruttare meglio le occasioni.

Mezzo pieno

In questo contesto c'è anche da valutare il bicchiere mezzo pieno e a evidenziarlo sono i numeri: 3,91 XG, 31 conclusioni verso la porta, 25 conclusioni da dentro l'area di rigore, 7 nello specchio della porta, 44 tocchi nell'area di rigore avversaria e 6 grandi occasioni create. Tradotto: dominio assoluto, una delle prestazioni più a senso unico che si ricordino in Serie A. Significa che al 30 agosto, seconda di campionato, con un cantiere ancora aperto e molti giocatori indietro di condizione, l'Inter è una squadra che sa schiacciare l'avversario quando ha il pallone tra i piedi ed è in grado di sottrarglielo quando lo gestisce nella propria metà campo. Sincronismi quasi perfetti, capacità di coprire bene il campo, rapidi rientri difensivi e prepotenza nell'area di rigore. Nessuna squadra in Italia, finora, ha mostrato questa forza d'urto, su un campo tra l'altro non facile. Coinvolgendo tra l'altro numerosi giocatori, tutti messi nelle condizioni di calciare in porta da posizione favorevole. Una capacità offensiva che verrà molto utile quando il livello si alzerà, a patto che la mira venga messa a fuoco. Benissimo l'atteggiamento e il modo di stare in campo, dunque. Too good to go: il gioco dell'Inter è troppo bello per sprecarlo.

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 31 agosto 2026 alle 17:03
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
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Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.