Odi et amo. È questo il riassunto del San Valentino 2026 di centinaia di migliaia di tifosi di Inter e Juventus, che nella notte più romantica dell'anno non hanno dubbi sulla direzione da inserire sul navigatore. La destinazione inserita è senza ombra di dubbio San Siro Stadium, dove questa sera è andato di scena il più storico degli incroci, il più sentito, il più bello, in una parola: Inter-Juventus. Primo derby d'Italia casalingo per Cristian Chivu, quantomeno nei panni di allenatore dopo le tante sfide con la Juve giocate da calciatore. Primo derby d'Italia in assoluto da allenatore della Juventus invece per Luciano Spalletti che ritorna al Meazza da 'acerrimo rivale' dopo aver preso le redini di una Vecchia Signora smarritasi lungo il percorso e riportata sul binario della continuità.
PRIMO TEMPO
Inizio un po' a rilento dell'Inter, costretta ad attendere qualche giro d'orologio prima di avere il solito Federico Dimarco, non immediatamente in partita come Bastoni che al nono minuto prende un giallo sul quale il 95 dell'Inter non è d'accordo, specie perché Sucic, finito a terra, aveva subito un calcione al limite dell'area che La Penna non ravvisa, togliendo ai nerazzurri la prima possibilità di grande occasione per la squadra di casa che non riesce a trovare la solita fluidità di manovra e al contrario incappa in qualche sbavatura di troppo. Lo sliding doors arriva poco dopo il quarto d'ora su iniziativa del meno gettonato che trova clamorosamente un gol che entra alle spalle di Di Gregorio più facilmente del previsto e mette il tabellino a favore della sua Beneamata. Sucic recupera palla, serve Thuram che allarga per Luis Henrique che ha il lampo di genio e s'inventa una mezza sterzata e tiro di sinistro che trova la deviazione di Cambiaso che inganna Di Gregorio, rimasto praticamente a sedere mentre la palla scivola in rete. Ma esattamente come nel match d'andata è battaglia d'errori e al goffo movimento di Di Gregorio sul gol dell'Inter risponde un altrettanto goffo e dannoso Yann Sommer che, dopo essersi preso gli applausi del Meazza per un intervento decisivo, si lascia incantare dalla furia bianconera in arrivo dalle sue parti e proprio quando il pallone con velenosa pericolosità arriva a battezzare il palo che sta osservando, lo svizzero rimane impassibile e immobile, continuando a limitarsi a guardare. Se dal lato Juve chi disfa prova ad aggiustare, da lato Inter chi fa disfa poco dopo. Nell'ultimo caso è Luis Henrique che dopo la grande gioia del gol si fa beffare da Cambiaso, che gliela rende e sbuca alle sue spalle infilzando Sommer e l'Inter che dopo il gol del pari va leggermente in affanno. Pochi minuti dopo è la Juventus a insidiare gli avversari con un gran tiro a giro di Yildiz che stavolta trova però un attentissimo Yann Sommer che cala saracinesca e si fa perdonare per il non-intervento dei minuti precedenti. L'attenzione dell'elvetico però non rassicura gli interisti e gli animi si surriscaldano con lo scorrere dei minuti e la lucidità inizia a viaggiare a corrente alternata come attesta l'incredibile carambola che non premia la squadra di Chivu, vicinissima al gol del vantaggio, prima con Thuram fermato da Di Gregorio poi dai due pali e da una traiettoria della palla che non varca mai la linea della porta, grazie all'intervento di Kalulu che sporca il tap-in di Bastoni. L'estremo difensore bianconero rilancia e l'episodio successivo degno di nota è l'espulsione, sulla quale si discuterà parecchio, a Kalulu. L'ex Milan viene ammonito, per la seconda volta, dopo aver colpito Bastoni, ma è un abbaglio del direttore di gara che sbagliando lascia in inferiorità numerica i bianconeri, comprensibilmente polemici. Il VAR, che in questi casi è interdetto all'intervento, non può correggere il fischietto di Roma e il danno è fatto: Juve in dieci uomini. Finisce così la prima frazione di gioco alla quale vengono aggiunti due minuti di gioco addizionale che però non giovano né all'una né all'altra compagine.
SECONDO TEMPO
La ripresa ricomincia con Carlos Augusto al posto di Bastoni e l'Inter che torna in campo con meno timore che nell'avvio, più propositiva, aggressiva e col baricentro più alto da tipici dettami chiviani. La pressione della squadra di casa si alza, ma a impegnare il portiere avversario è per prima la Juve: è ancora Cambiaso che fa sussultare i 75.515. Il centrocampista italiano salta tre difensori, poi calcia di potenza ma trova ancora un grandissimo Sommer che respinge alzando un pallone che può tornare buono per McKennie, ma lo statunitense mette in mezzo e dopo una carambola è Miretti a costringere Sommer all'intervento da applausi prima che subito dopo blocca anche su McKennie. Non è giornata per Nicolò Barella che risulta evanescente e poco incisivo, se ne rende conto e si lascia montare dalla rabbia e commette un fallaccio su Locatelli che La Penna segna sul taccuino con tanto di giallo. È questo l'ultimo episodio della partita sottoscritto dal sardo che esce subito dopo lasciando il posto ad Hakan Calhanoglu che si prende la casellina in mezzo al campo e lascia sfilare Zielinski sulla mezzala. Poco dopo lo scoccare dell'ora di gioco cambia anche Spalletti, è il momento di Koopmeiners e Cabal che rilevano Miretti e David, e qualche minuto dopo Chivu lo imita e cambia ancora: spazio a Diouf e Pio Esposito, al posto di Sucic e Luis Henrique. La mossa di Chivu è la più giusta che si potesse sperare ed è proprio Pio Esposito a riportare in vantaggio l'Inter al 79esimo quando Dimarco serve l'ennesimo cross perfetto che ancora una volta si rivela vincente: parabola in area e Pio di testa vola più alto di Locatelli prima di correre a mostrare i muscoli sotto la Curva Nord che esplode. Le gioie per i nerazzurri però hanno i minuti contati e di colpo la serata cambia protagonista: a prendersi le attenzioni e a quanto pare anche lo scettro decisionale del match è La Penna che ammonisce Calhanoglu, giustamente, ma al 79esimo interrompe una corsa bellissima di Thuram sulla fascia sinistra, divertito nel battagliare uomo contruo uomo con Openda che il fischietto di Roma appunto rovina fischiando fallo del francese sul bianconero. Ma non è finita, perché è all'83esimo che fa il danno e dopo l'abbaglio dell'espulsione di Kalulu si lascia folgorare ancora sulla via di Damasco e lascia proseguire un'azione che i bianconeri trasformano a loro favore dopo un fallo a centrocampo su Lautaro in gestione palla che il direttore di gara non reputa falloso: corsa verso la porta di Bremer e gol della Juve. A segnare è Locatelli assistito da McKennie che appoggia per l'italiano che batte Sommer e rimette in pari un risultato che però non ne vuole sapere di restare piatto. Sembrano essere praticamente finiti i minuti di gioco a disposizione e un attimo prima del recupero Piotr Zielinski cambia ancora il risultato segnato sul tabellino e fa esplodere il secondo anello verde che si fa sentire fino a Baggio. Controllo perfetto, sasso potentissimo che sbeffeggia Locatelli e lascia sul posto un pietrificato Di Gregorio che non può far altro che raccogliere il pallone dalla rete. San Siro esplode, ma la Juve tenta l'impossibile e continua a spingere verso Sommer finché La Penna, che lascia scorrere per quasi un minuto in più il cronometro, fischia tre volte e lascia che San Siro, ma anche San Valentino, si tinteggi di nerazzurro.
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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