Step by step, un passo dopo l'altro, l'Inter sta crescendo e sta trasmettendo sensazioni sempre più incoraggianti a chi la segue con curiosità e un pizzico di legittima apprensione, soprattutto per gli smottamenti degli ultimi due mesi e mezzo. Rispetto alle precedenti uscite contro Monaco e Monza, in cui si sono intravisti aspetti positivi ma anche parecchi contraddittori, ieri sera al San Nicola la squadra ha onorato l'entusiasmo di Bari proponendo un calcio gradevole, rischiando meno del solito in difesa e palesando l'auspicato crescendo della condizione atletica. Ovviamente i giocatori non sono ancora al massimo, pesano i costanti carichi di lavoro ad Appiano Gentile e probabilmente, anzi sicuramente saremo lontani dal 100% il 25 agosto a San Siro contro il Torino. Ma Cristian Chivu può ritenersi soddisfatto per la prestazione contro l'Olympiacos, avversario 'vero' che come previsto non ha accettato di vestire i panni dello sparring partner e se l'è giocata anche sul piano del temperamento. Bene, benissimo, è pur sempre stata una prova generale con vista campionato.
L'Inter è stata più fluida nella manovra, più veloce nelle ripartenze e ha agito più bassa del solito, mantenendo legati i reparti e aggredendo appena possibile gli spazi soprattutto con la libertà concessa agli esterni e con l'ottimo lavoro di raccordo di Lautaro, che ha favorito anche gli sprint di un Thuram mai visto così in forma negli ultimi tempi. Sprazzi di inzaghismo con l'update dei principi di Chivu, che saggiamente ha chiesto ai suoi di non gettarsi all'arrembaggio senza criterio solo per recuperare subito il pallone. Passi avanti, in estrema sintesi, in un percorso che sta rispettando la programmazione e soprattutto, chi più chi meno, sta coinvolgendo tutti nel progetto. Chiaro messaggio dell'allenatore che chiede a ognuno dei suoi ragazzi di essere protagonista, di essere consapevole del fatto che il curriculum conterà fino a un certo punto in questa stagione.
Per quanto concerne il fuori campo, la timida preoccupazione è la stessa di quattro giorni fa, con l'intermezzo della parentesi, per fortuna breve, di Manu Koné. Trattativa, come canterebbe Elodie, appena nata e già finita male (anche se Gasp ieri è stato sibillino). Con la conseguenza di ulteriori strascichi di malumore per i tifosi, che continuano ad attaccare i nostri dirigenti per l'immobilismo sul mercato. Però, francamente, nella trattativa per il centrocampista francese, appurata la cronistoria, non ci sono errori imputabili. Il giocatore è stato offerto da un club che ha bisogno di realizzare plusvalenze; l'Inter ha detto 'Ok, ci piace, ecco la nostra offerta'; poi la stessa Roma si è tirata indietro perché non più convinta, sapranno a Trigoria le vere ragioni, di questa cessione. In questa vicenda non vedo comportamenti contrari all'etichetta da Viale della Liberazione, dove si erano fatti trovare pronti a cogliere un'opportunità salvo ritrovarsi 'vittime' di una marcia indietro inattesa. Amen.
E chi accusa i nostri uomini di mercato di comunicazione fuorviante, forse dovrebbe riavvolgere il nastro e individuare l'esatto momento in cui Ausilio e Marotta (a proposito, da azionista si lega ancora di più al club e allontana una carriera politica all'orizzonte: bene) si sono esposti pubblicamente su Koné. Risposta rapida: mai. Quindi, legittimo essere infastiditi, preoccupati, anche arrabbiati per l'ultimo mese di campagna acquisti dell'Inter, ma perdere il contatto con la realtà non fa il bene di nessuno.
Farebbero il bene dell'Inter invece Lookman, che è ancora un file aperto sul desktop nerazzurro e, magari, un nuovo centrocampista con caratteristiche di equilibratore, che proprio con l'arrivo del nigeriano servirebbe come il pane nonostante l'abnegazione dei pari ruolo vista in campo. Sul difensore la sensazione è che si debba mollare il colpo, a meno di una cessione tutt'altro che scontata di Pavard. Il reparto è full, non ci sono neanche posti in piedi. Se poi al tramonto del sole di questa finestra di mercato non arrivasse più nessuno, c'è solo una cosa da fare: mettere da parte ogni brama di vendetta e sostenere una squadra che, in tutta onestà, non è che sia così scadente.
La piaga del mercato è una goccia nel mare in una stagione a dir poco impegnativa e quello che definisce il lavoro fuori dal campo è esattamente ciò che accade dentro. Se Chivu riuscirà a trovare le chiavi tattiche per far rendere al meglio il suo gruppo, stimolando anche chi apparentemente sembra ancora connesso al finale della scorsa stagione, tutta l'energia negativa di questo agosto (per ora) privo di emozioni diventerà un'onda di entusiasmo e speranza che trascinerà i giocatori verso gli obiettivi stagionali. Non è utopia né ingenuità: è il calcio. E ieri a Bari ne abbiamo visto.
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