Ogni favola è un gioco, proprio così. Diciamo anche un progetto, anche tanta fortuna, ma soprattutto un gioco. Lui, il gioco, il più terribile assente dell'Inter post-Triplete. Gioco inteso come idea tattica. Senza di lui non si può andare avanti, come Dante non sarebbe arrivato in Paradiso senza la guida Beatrice. Drammatico, atroce vedere lo sbando dell'Inter di quest'anno, indipendentemente da chi l'abbia allenata. Da Gasperini a Stramaccioni, passando per Ranieri. Chi ha più colpe e chi meno, forse è il caso di rendersi conto che questa squadra è stata costruita male in principio e ritoccata peggio successivamente. Può capitare, certo, un anno simile. Non dovrebbe, ma può capitare. Ma perseverare diabolicum est, insegnavano i latini, dunque ripetere gli stessi errori in fase di iniziazione di un progetto sarebbe estremamente grave.

Insomma, l'Inter non ha un gioco. I moduli cambiano come biancheria, non c'è un criterio di fondo, anche quando si vince è grazie alla giocata dei singoli o ai colpi di fortuna, una squadra consapevole di cosa debba fare sul piano tattico - duole dirlo - quest'anno non c'è mai stata, se non forse nello stoico derby d'andata. L'unico sorriso di una stagione quasi straziante per la Milano nerazzurra. Ogni favola è un gioco, perché ogni favola si costruisce con il gioco. Che non è detto debba essere per forza scintillante e meraviglioso, anzi. Il dogma mourinhano che va colto è proprio quello, più di qualsiasi dichiarazione d'amore o di ritorno: si può vincere con l'organizzazione e con la tattica abbinate a sacrificio e determinazione, non si arriva sul tetto del mondo necessariamente con il calcio champagne.

Per costruire un impianto tattico, però, è necessario consegnare i tasselli giusti al tecnico. Per fare il tavolo ci vuole il legno, in sostanza. E se si punta su un Gasperini che fa il 3-4-3 e non compri un esterno d'attacco di ruolo, poi gli vendi Eto'o, allora è logico che si fallisca. Come Dante non avrebbe raggiunto il Paradiso accompagnato da una bottegaia qualsiasi. E se quindi un Ranieri ritrova l'equilibrio con il 4-4-2 seppur senza laterali di ruolo (un miracolo, in sostanza), chiede un esterno sinistro a dicembre e si ritrova con un Guarin inutilizzabile, una promessa brasiliana in difesa, Palombo e un Thiago Motta - cardine di ogni schema - volato a Parigi, allora non puoi pretendere di fare quel famoso tavolo sopracitato con la sabbia. In sostanza, quel che serve è un progetto ben chiaro, a sostegno di un allenatore scelto con fermezza e convinzione, con un'idea di gioco definita dalla quale partire per imbastire il mercato. Così nasce la tattica, così si orchestra un gioco che sia tale. Non casualità, programmazione. Perché solo con il gioco puoi arrivare davanti agli altri, altrimenti le favole restano leggende del passato e non diventano ambizioni del futuro. Mourinho docet.

Ogni favola è un gioco, che si fa con il tempo, proseguiva Bennato. Perché servono pazienza e sostegno, organizzazione e decisione, con un'idea nella quale credono tutti arriva anche la voglia e la compattezza del gruppo. Il calcio è un meccanismo preciso che solo la fortuna può leggermente influenzare. L'esempio è la Juventus di Antonio Conte, la programmazione e la pazienza ci sono state, il credo tattico anche. La terza stella non avrà alcun senso, chiaro, ma questo è un altro discorso. Credere nel progetto, costruire un'idea e un gioco è fondamentale.

Perché ogni favola è un gioco, ed è vera soltanto a metà. Come le voci su Prandelli e sugli altri centomila allenatori accostati all'Inter. Che di vero hanno praticamente zero. Stramaccioni un'idea tattica e un gioco non ha ancora avuto il diritto di provarli, se è stato scelto è giusto che possa esprimere il suo calcio. Servirà tempo. L'Inter abulica, confusionaria e impulsiva delle ultime settimane non è certo colpa sua. Riuscirà a plasmare qualcosa, o prima dovrà sentire accostati alla panchina come "già scelti", pure loro, il Mago di Oz o Dante? Già, Dante, ancora lui. Quello che con la guida ha raggiunto il Paradiso, come il tecnico dell'Inter che verrà - se ne avrà il tempo - dovrà raggiungere i risultati con il gioco. "Non è mai troppo tardi per andare oltre", diceva il signor Alighieri. Con un'idea tattica, si può ancora fare. Per costruire un'altra favola, e per tornare a vedere immagini come questa accanto...

 

Twitter - @FabRomano21

Sezione: Editoriale / Data: Mar 24 aprile 2012 alle 00:01
Autore: Fabrizio Romano
vedi letture
Print