Ormai ci siamo abituati (ma non arresi) a commenti superficiali e banali sulle partite di calcio. Quello a cui assistiamo è sempre più un adattamento del pensiero al risultato del momento e sempre meno un'analisi approfondita, che entri nelle pieghe delle partite e ne svisceri contenuti tecnici e tattici. Ci si lascia guidare nel pensiero dal punteggio, sovente cambiando repentinamente idea anche dopo un gollonzo, un autogol o una svista arbitrale. E così, ad esempio, quella del Milan diventa "grande reazione allo svantaggio" solo perché De Vrij sbaglia porta su un calcio piazzato di Tonali. Va così. Non siamo più la patria dei 50 milioni di allenatori, ma la patria dei 50 milioni di match-analyst: ci riempiamo la bocca di algoritmi, di expected-goals, di percentuale nel possesso palla, di tiri in porta e ci dimentichiamo di guardare le partite. Perché i numeri vanno bene, ma vanno saputi leggere e contestualizzare. È il campo che poi rivela, non la carta.
Quello che stupisce è quando queste letture un po' così arrivano anche da chi di calcio indubbiamente ne sa. È il caso, ad esempio, di Arrigo Sacchi, che sulla Gazzetta dello Sport ha analizzato il derby di Milano in una maniera... naif. "Il canovaccio è stato questo: una squadra, il Milan, ha cercato di promuovere il calcio e l’altra, l'Inter, ha cercato di fregarla - le parole dell'ex c.t. azzurro -. I singoli nerazzurri hanno avuto occasioni importanti, però se vogliono davvero diventare grandi, devono migliorare. Quella nerazzurra è una squadra molto italiana. Il motto è chiaro: primo non prenderle. E poi si va via in contropiede. Ha elementi di ottima tecnica e di buone qualità fisiche, e alla lunga questi risultano decisivi. Però l’Inter dovrebbe avere più coraggio nei propri mezzi. Il Milan è più avanti come costruzione di squadra. L'Inter ha uomini importanti in grado di risolvere le gare".
Anche il più sfegatato dei milanisti, francamente, non può essere d'accordo con questo commento a meno che non sia in malafede. Fa davvero specie leggere una lettura così di un derby che è andato in modo lampante esattamente nel senso opposto a quello descritto da Sacchi. L'Inter, dopo un iniziale periodo di adattamento, ha decisamente preso in mano la partita e non l'ha mollata più fino all'80' circa, quando si è finalmente visto il Milan. Parlare di Inter che ha agito di rimessa e basandosi solo sulle giocate dei singoli è follia: la squadra di Inzaghi ha comandato la manovra, mostrando un gioco armonioso e anche efficace. Le grandi occasioni create, compresa l'azione che ha portato al secondo rigore, sono frutto di idee corali, arrivate con trame riconoscibili e palesemente studiate a tavolino. Il tecnico piacentino è a Milano da pochi mesi, Pioli è sulla panchina dei rossoneri da oltre due anni, eppure la squadra che domenica sera sul terreno di San Siro è apparsa maggiormente coesa è stata proprio quella dell'ex allenatore laziale.
Poi il calcio è anche questo: domini, sbagli gol, ti fai autorete, torni a dominare e poi rischi addirittura la beffa nel finale. Milan-Inter è andata così. Però la domanda resta: ma che derby ha visto Sacchi?
Quello che stupisce è quando queste letture un po' così arrivano anche da chi di calcio indubbiamente ne sa. È il caso, ad esempio, di Arrigo Sacchi, che sulla Gazzetta dello Sport ha analizzato il derby di Milano in una maniera... naif. "Il canovaccio è stato questo: una squadra, il Milan, ha cercato di promuovere il calcio e l’altra, l'Inter, ha cercato di fregarla - le parole dell'ex c.t. azzurro -. I singoli nerazzurri hanno avuto occasioni importanti, però se vogliono davvero diventare grandi, devono migliorare. Quella nerazzurra è una squadra molto italiana. Il motto è chiaro: primo non prenderle. E poi si va via in contropiede. Ha elementi di ottima tecnica e di buone qualità fisiche, e alla lunga questi risultano decisivi. Però l’Inter dovrebbe avere più coraggio nei propri mezzi. Il Milan è più avanti come costruzione di squadra. L'Inter ha uomini importanti in grado di risolvere le gare".
Anche il più sfegatato dei milanisti, francamente, non può essere d'accordo con questo commento a meno che non sia in malafede. Fa davvero specie leggere una lettura così di un derby che è andato in modo lampante esattamente nel senso opposto a quello descritto da Sacchi. L'Inter, dopo un iniziale periodo di adattamento, ha decisamente preso in mano la partita e non l'ha mollata più fino all'80' circa, quando si è finalmente visto il Milan. Parlare di Inter che ha agito di rimessa e basandosi solo sulle giocate dei singoli è follia: la squadra di Inzaghi ha comandato la manovra, mostrando un gioco armonioso e anche efficace. Le grandi occasioni create, compresa l'azione che ha portato al secondo rigore, sono frutto di idee corali, arrivate con trame riconoscibili e palesemente studiate a tavolino. Il tecnico piacentino è a Milano da pochi mesi, Pioli è sulla panchina dei rossoneri da oltre due anni, eppure la squadra che domenica sera sul terreno di San Siro è apparsa maggiormente coesa è stata proprio quella dell'ex allenatore laziale.
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