Potremmo parlare ampiamente della scelta di Giovanni Leoni, che dopo essere stato inseguito a lungo dal Milan e dall’Inter ed essere passato anche tra le idee di mercato della Juventus, alla fine ha preferito, e presumibilmente a ragione piena, quello che è ormai diventato praticamente il sogno di qualunque giocatore che prima ancora del guadagno facile e del campionato comodo predilige il massimo dei massimi a livello tecnico oltre che economico, vale a dire misurarsi con la Premier League, il campionato che ormai è diventato quello che la NBA rappresenta per ogni ragazzo che tenta l’approccio serio con la pallacanestro: il campionato delle stelle, la lega dei sogni, il massimo dei massimi e via di retorica. E allora succede che arriva il Liverpool e in pochi giorni mette la freccia e soprattutto 30 milioni più altri a futura memoria e porta a casa il ragazzo classe 2006, rimarcando ancora una volta la differenza tra chi su certe cifre può e chi non può… Ma qui basti limitarsi a dire che non c’è nessun ripensamento su quanto detto un mese fa circa: Leoni è un ragazzo che ha giocato poco in Serie A ma le qualità le ha e anche parecchie, e ben venga ogni occasione per poterlo dimostrare in Premier, anche se Ibrahima Konaté e Virgil van Dijk appaiono ancora un po’ duri da scalzare.
Potremmo parlare in modo ampio di quanto avvenuto sabato a Bari, di un’Inter che ha superato in maniera positiva l’ultimo check prima di potersi schierare sulla griglia di partenza della prossima stagione. Contro un Olympiacos che non è venuto meno alla sua nomea di squadra più abile a metterla sul piano fisico e nervoso (chiedere ad Antonio Conte per conferma), il gruppo di Cristian Chivu ha mostrato di avere la gamba giusta e di avere rispolverato le proprie idee di gioco. Bravura del nuovo tecnico nerazzurro è stata quella di mettere in mostra sul campo, prima ancora che con le parole, la volontà malgrado tutto di non voler dimenticare quell’impostazione di gioco che ha fatto le fortune della squadra nerazzurra in questi ultimi, in attesa di capire quella che sarà la rosa a sua effettiva disposizione al 2 di settembre. Bene tutti, nel complesso, dalla ThuLa a Luis Henrique che però per alcuni, non solo tra i tifosi, ha già l’etichetta di ‘bidone’ a prescindere e quindi non vale un giudizio positivo anche quando ha fatto capire che, nella sua comfort zone, cose da dire ne ha eccome. Bene soprattutto i tifosi, baresi e non, che hanno affollato il San Nicola per incitare l’Inter: fame di grande calcio che nel capoluogo pugliese non si vede da troppo tempo, certo, ma anche bella risposta a chi vede, o si augura, un ambiente depresso dalle vicissitudini estive. E ci fermiamo qui.
Si potrebbe anche rivolgere un lungo pensiero alle parole del presidente della UEFA Aleksandar Ceferin alla vigilia della finale di Supercoppa di Udine tra Paris Saint-Germain e Tottenham, quando ha parlato di un’Italia ancora alle prese con degli impianti da lui definiti ‘terribili’. Ma qui possiamo semplicemente prendere atto delle parole del presidente federale Gabriele Gravina che ritiene basti una partita organizzata bene per potersi dire sicuro che l’Italia passerà l’esame di un Europeo che andrebbe organizzato tra sette anni ma per il quale si prospetta già da oggi una strada in salita in mezzo al deserto, tra stadi che andrebbero rifatti da zero, che si vorrebbe fare ma che di riffa o di raffa trovano sempre un ostacolo in mezzo al proprio cammino, che già ospitano qualche cantiere dove però i progressi che si vedono sono molto limitati, oppure che restano bellissimi rendering destinati ad invecchiare male. Terribili gli impianti sì, ma terribile anche tutto il contesto.
Eppure, è bastato passare la boa di Ferragosto ed ecco che l’estate dell’Inter, che sembrava finita in mezzo ad un’inquietante bonaccia, prende una svolta clamorosa. Una volta esaurita la festa che, secondo i cinici, è una di quelle che incide sul morale umano perché è uno di quegli appuntamenti dove ci si deve divertire per forza, ed ecco piombare sul pianeta Papalla nerazzurro una notizia fragorosa: l’Atalanta ha chiesto informazioni per Nicola Zalewski, l’esterno che l’Inter ha appena riscattato dalla Roma. Proprio il riscatto avvenuto da poco fa pensare ad una strana boutade, e invece nel giro di poche ore la trattativa taglia il traguardo: all’Inter 16-17 milioni di euro, all’Atalanta il sostituto di Matteo Ruggeri finito all’Atletico Madrid. Non solo: ci sono in mezzo anche i discorsi avanzati per la cessione di Kristjan Asllani, per il quale il Bologna ha preso un po’ di vantaggio sul Torino.
Ma se per il nazionale albanese ci sarà ancora un po’ da aspettare, per Zalewski ormai la cosa è fatta al punto che oggi ci saranno con molta probabilità le visite mediche. E quindi è possibile esternare alcune considerazioni in merito. La prima: l’Inter ha compiuto un’operazione che in gergo potrebbe essere definita da ‘squali di Wall Street’ (fossimo negli anni ’80, parleremmo probabilmente di Hotel Gallia), portando a casa una plusvalenza lampo con un giocatore arrivato in prestito a gennaio e poi riscattato a giugno mantenendo fede alla propria parola, anche nonostante il contesto intorno a lui e all’Inter sia cambiato radicalmente. Un colpo importante, forse inatteso, ma anche un premio per il ragazzo che dopo essere stato rigenerato da Simone Inzaghi che gli ha riconsegnato quella fiducia nei propri mezzi che sembrava smarrita in riva al Tevere, ha guadagnato una vetrina importante per la sua crescita.
Punto secondo, ricollegabile al primo: all’Atalanta, con Ivan Juric, Zalewski potrà godere di quello spazio da giocatore importante qual è che forse Chivu non se la sentiva di potergli garantire all’Inter. Nei suoi sei mesi a Milano, Zalewski è piaciuto molto ai tifosi, che lo hanno subito apprezzato per l’assist a Stefan de Vrij nel derby col Milan che ha fruttato un pareggio in pieno recupero ma soprattutto per aver portato varianti tattiche e abilità individuali che all’Inter non si sono viste poi così tanto in questi anni. Ma Chivu forse ha fatto già le sue scelte sugli esterni e come mezzepunte vuole affidarsi a giocatori con caratteristiche diverse, e il fatto che a Bari il nazionale polacco sia entrato nelle battute finali insieme proprio ad Asllani poteva già essere un indizio.
Terzo e cruciale punto: il calciomercato si nutre di storie, di telenovele, di affari più o meno verosimili e di tanti, troppi nomi dato molto spesso in pasto alla tifoseria che comincia ad illudersi salvo poi avvelenarsi quando le voci si trasformano in una bolla di sapone, agevolando anche il lavoro di certa stampa di pancia che ha vita facile e quasi allegra a parlare di buchi nell’acqua, problemi gestionali, mercato flop e amenità varie. Tutta narrazione che però va a scontrarsi duramente con un aspetto non di poco conto: la realtà. La realtà che parla di un mercato che si fa per necessità e di un altro che si fa per opportunità, di occasioni da prendere se ci sono, di affari che possono palesarsi dall’oggi al domani. I professionisti non sono persone pagate per farsi prendere dall’isteria o per esprimere giudizi sommari affrettati e di pancia, ma per lavorare seguendo un piano. Che può essere più o meno intellegibile alla massa.
Dalle cessioni di Zalewski e Asllani l’Inter potrebbe incassare almeno una trentina di milioni, e ora ci si chiede se accadrà qualcosa; se ci sarà una svolta sulla questione Ademola Lookman nonostante ci si sia affrettati a dare per congelato l’affare, come se Inter e Atalanta cambiassero maschera in base al nome sul tavolo, o se qualche altra occasione verrà fuori. Perlomeno, dopo tanta bonaccia sono venute fuori delle azioni, delle buone azioni. Come quelle dell’Inter che ha rilevato Beppe Marotta, che ha deciso di legare ancora di più il proprio destino a quello del club. Adesso si spera ne arrivino altre, da parte di tutti.
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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