Alla fine Moratti ha avuto quel che voleva, un centrocampista; Lotito resta invece con un pugno di mosche in mano e si ritrova ancora con Ledesma separato in casa. Alla fine sono stati loro, diciamo la verità, i veri protagonisti di questo mercato di riparazione, i due presidenti. Tira tira, alla fine la corda si spezza, dice il proverbio popolare, ovvero l’orgoglio che ha voluto mantenere fino alla fine il presidente della Lazio non ha pagato; la signorilità del suo collega nerazzurro sì. Perché Moratti è stato un signore fino alla fine, ha offerto soldi a Lotito già prima che il lodo venisse rigettato, ha continuato a trattare anche quando la giustizia ha deciso che il ricorso del giocatore era infondato, ha riallacciato i rapporti dopo i rifiuti iniziali e i rialzi di prezzo venendo incontro alle richieste di Lotito, ma nulla da fare, il numero uno biancoceleste da questo orecchio proprio non ci voleva sentire. O meglio, ha tentato in tutti i modi di tirare la corda fino al limite, come dicevamo prima, di trarre il massimo da questa trattativa (cercando forse di recuperare anche parte della cessione a titolo gratuito di Pandev, mai andata giù), e alla fine anche Moratti, che ha tentato di mantenere la parola data fino alla fine, si è stufato e ne ha fatta allora lui una questione di principio. Risultando il vincitore morale di questa sfida a distanza: Pandev a zero, Mariga a 5 milioni totali (3 cash più la metà di Biabiany), “abbiamo risparmiato un bel po’ di soldi” ha dichiarato lui stesso a fine giornata; e come dargli torto visto che Lotito ha rifiutato anche l’ultima (buona) offerta di 8,5 milioni più la metà di Tremolada per Ledesma.
Resosi conto dell’errore fatto e che la situazione gli stava sfuggendo di mano, Lotito ha cercato di riacciuffare la trattativa per i capelli negli ultimi minuti, quando ormai l’Inter aveva intavolato una trattativa ben avviata con il Parma per Mariga e fatto arrivare Simplicio da Palermo come possibile alternativa. In extremis il presidente laziale ha fatto anche un tentativo di piazzarlo al Genoa o al Manchester City, ma nel primo caso è stato il calciatore a rifiutare in nome di una parola già data ai nerazzurri, nel secondo caso non c’erano i tempi tecnici per trattare. Lotito e Ghirardi, due atteggiamenti diametralmente opposti: ostruzionista il primo, disponibile subito a trattare il secondo. Un peccato che ad andarci di mezzo sia stato il povero Ledesma (come ha sottolineato anche Moratti), speranzoso fino alla fine di seguire le orme del compagno Pandev e uscire finalmente da una situazione bruttissima per la propria carriera, e che ora si ritrova a dover lottare ancora per far valere le proprie ragioni. Può ancora presentare ricorso davanti al Giudice del Lavoro o liberarsi a giugno attraverso l’articolo 17: in entrambi i casi Lotito avrà perso un’altra occasione di andare incontro alle esigenze del giocatore, ma anche alle proprie, incassando qualcosa invece di perderne un altro a parametro zero.



Tutto sommato, comunque, è stato un mercato ancora una volta oculato e razionale quello dell’Inter, come quello estivo, senza sprechi e con operazioni mirate: si è sfoltita la rosa cedendo due calciatori poco o mai utilizzati come Suazo e Mancini (quest’ultima operazione ha permesso di riallacciare i rapporti con la sponda rossonera dopo i recenti “screzi” se così si possono definire), si è preso un attaccante di valore che serviva (e si è visto) a zero euro come Pandev, si è rinforzato il centrocampo dopo la partenza di Vieira con un giovane di prospettiva e forza fisica come Mariga; manca forse qualcosa solo sulla fascia sinistra di difesa. Ma lo stesso Mourinho ha fatto capire di voler puntare su Santon o su alternative come Zanetti o Muntari. Insomma su quel settore si punterà forte a giugno, quando potrebbe arrivare davvero Kolarov, ma questo è un altro discorso. Non si è quasi parlato di Quaresma, che sembra aver rifiutato qualche offerta dall’estero, e di Arnautovic, che per bocca del suo stesso agente rimarrà fino a giugno all’Inter e poi si vedrà.

Insomma, una squadra che non ha cambiato identità, che si è rinforzata bene dove serviva, e che si ripresenta più forte che mai al campionato e, ci auguriamo tutti, anche alla Champions League.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 02 febbraio 2010 alle 00:12
Autore: Domenico Fabbricini
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